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Mark Millar : "I miei eroici antieroi"

Problematici, cinici, deboli, persino tossici. Ma capaci di rialzarsi: l’autore scozzese tratteggia personaggi molto complessi, nati sulla carta, trasformandoli in film e in serie tv. Con incassi milionari. E oggi tocca a “Jupiter’s Legacy”. Su Netflix
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Ultrapotenti certo. Ma eroi? Mark Millar è uno dei cinque autori contemporanei fondamentali nell’aver rinnovato l’immaginario dei supereroi (insieme ad Alan Moore, Frank Miller, Grant Morrison e Garth Ennis), autore di una rivoluzione a vari strati cha parte dall’aver innestato temi fortemente etici e politici in peronaggi storici fino alla creazione del "Millarworld" ovvero un suo universo fumettistico che gli ha permesso di staccarsi dalle due grandi compagnie, Marvel e DC Comics, che, come noto, per lungo tempo hanno sfruttato le idee dei dipendenti senza riconoscergli alcun compenso quando personaggi o serie create da loro sono diventate famose. Basti pensare al caso dei creatori di Superman, Jerry Siegel e Joe Shuster finiti in povertà per DC o a Jack Kirby e Steve Ditko inventori di molti personaggi del mondo Marvel. A Millar è andata meglio: molte delle sue creazioni diventano subito film o serie (per esempio Civil War da cui &eg…

Ultrapotenti certo. Ma eroi? Mark Millar è uno dei cinque autori contemporanei fondamentali nell’aver rinnovato l’immaginario dei supereroi (insieme ad Alan Moore, Frank Miller, Grant Morrison e Garth Ennis), autore di una rivoluzione a vari strati cha parte dall’aver innestato temi fortemente etici e politici in peronaggi storici fino alla creazione del "Millarworld" ovvero un suo universo fumettistico che gli ha permesso di staccarsi dalle due grandi compagnie, Marvel e DC Comics, che, come noto, per lungo tempo hanno sfruttato le idee dei dipendenti senza riconoscergli alcun compenso quando personaggi o serie create da loro sono diventate famose. Basti pensare al caso dei creatori di Superman, Jerry Siegel e Joe Shuster finiti in povertà per DC o a Jack Kirby e Steve Ditko inventori di molti personaggi del mondo Marvel. A Millar è andata meglio: molte delle sue creazioni diventano subito film o serie (per esempio Civil War da cui è stato tratto il fortunatissimo film Capitan America, Civil War ma anche il suo Old Man Logan da cui è stato tratto il film su Wolverine con Hugh Jackman). Il suo graphic novel Civil War infatti è la serie più venduta di sempre in casa Marvel e la sua riattualizzazione dei Vendicatori con Ultimates è alla base del restyling dei personaggi per il cinema (e lo vedremo ancora meglio nei film a venire). Ma nel frattempo Millar si è messo in proprio e le sue opere hanno dato vita a film come Kingsman – Secret Service, uscito nel 2014 che, a fronte di un budget di 94 milioni, ne ha incassati oltre quattrocento. Il sequel, Kingsman  – Il cerchio d’oro, uscito tre anni dopo – nel 2017 –  ne ha incassati altrettanti. Non è finita: il regista Matthew Vaughn avrebbe in mente di girare almeno altri sette film e pare che sia in programma anche una serie tv. Inoltre un’altra sua serie, Wanted, è diventata un blockbuster con Angelina Jolie e James McAwoy così come i film tratti da Kick Ass. Infine: nel 2017 ha venduto "Millarworld" e le sue 17 "properties" a Netflix diventandone presidente e adesso è uno dei personaggi su cui l’azienda conta di più per staccarsi dalla dittatura dei suoi competitor Disney, Marvel e DC. Insomma Millar è davvero un superpersonaggio e il bello è che le sue storie sono diventate popolarissime ma in teoria non sono per niente mainstream perché estremamente politicizzate e capaci di rappresentare varie cruciali contraddizioni della società contemporanea. Ti rendi conto che è una specie di genio anche quando ti parla, alla velocità della luce e con un accento scozzese mai perso nonostante i suoi frequenti contatti con gli Stati Uniti "Ma abbiamo passato l’intero anno in Scozia: stavamo per partire per la California, ma poi è arrivato il Covid e così praticamente me ne sono stato qui, in casa, tutto il tempo".

 

Quali sono secondo lei le differenze principali tra realizzare una serie a fumetti e una serie tv?
"Ci sono delle somiglianze: per esempio il fatto che hai un numero più o meno simile di scene. Diciamo che se un film dura due ore, questo si traduce approssimativamente in sei, sette, otto numeri di una serie a fumetti. Ma una serie tv naturalmente è molto più lunga, serve almeno quattro volte di più materiale così quello che abbiamo fatto per Jupiter’s Legacy è stato riempirlo, rimpolparlo. Per qualcosa come, non lo so, Kingsman, sarebbe stato più difficile perché era una serie d'azione frenetica, ma Jupiter's Legacy era perfetto. Stavamo parlando di farne un film già nel 2015, 2016 ma non sembrava giusto. James Gunn, il regista de I guardiani della galassia, ai tempi mi disse: "Guarda, ho letto tutti i volumi della serie a fumetti. C'è troppo materiale per un film. È una serie TV". Quando abbiamo venduto l'azienda a Netflix, la prima cosa che abbiamo detto è stata proprio che volevamo fare di Jupiter’s Legacy una grande serie tv: era semplicemente perfetta, praticamente pronta così com'era".

Infatti sono rimasto molto sorpreso di come la serie tv si sia sviluppata attorno alle pagine del fumetto: intrinsecamente fedele ma dilatata e intersecata tra passato e presente…
"Esatto! I primi due, due numeri e mezzo del fumetto o giù di lì sono la prima stagione della serie tv. Il che ci ha dato la possibilità di andare davvero in profondità. Qualcosa che è solo sei pagine nel numero uno e cinque nel numero quattro è diventato il retroscena dell'intera prima serie e così abbiamo potuto raccontare molto meglio i personaggi, le loro personalità. Amo entrare nei particolari, dilatarli per spiegare senza bisogno di spiegare. Adoro il fatto che abbiamo avuto il tempo di esplorare certi temi, di tirare fuori un sacco di cose in più".

In passato ho avuto modo di incontrare Frank Quitely (lo straordinario disegnatore del fumetto di Jupiter’s Legacy, ndr) e parlare di come metodicamente autori e disegnatori siano stati esclusi dai diritti sui film e le serie da Marvel e DC.
"Con me è andata diversamente ma penso di essere stato solo molto fortunato. La prima cosa che ho fatto quando ero alla Marvel è stata Wanted, che è diventato un enorme film di Angelina Jolie, ha fatto un sacco di soldi e tutto il resto. Ciò ha reso Hollywood piuttosto entusiasta di me, quindi sono stato molto fortunato ad iniziare con qualcosa di grande. Poi questo ha portato ad altre grandi cose. E così sono arrivato a un punto in cui... qualunque cosa mi venisse in mente, Hollywood stava comprando. Poi, una volta che ho sviluppato abbastanza proprietà, Netflix ha acquistato la mia azienda, il che è stato semplicemente fantastico".

Non può essere stata solo fortuna…
"Eppure è andata proprio così: è successo con la Marvel nel 2009 quando la Disney li ha acquistati. È successo con la DC nel 1968 quando la Warner Brothers li ha acquistati, e a quel punto è stato molto lusinghiero avere degli studi in arrivo: io ho lavorato per entrambi. Poi, una volta sviluppato il mio universo narrativo, Millarworld, abbiamo deciso di andare con Netflix. Ho sempre fatto in modo di essere coinvolto e sono stato io il produttore di ogni mia cosa: ho visto i miei amici passare dei momenti difficili a Hollywood e ho imparato dagli errori. Poi, dopo aver venduto la mia società Millarworld a Netflix, ho accettato un lavoro come presidente della divisione, il che mi consente di scegliere chi sono gli scrittori e i registi per tradurre il materiale dei fumetti in serie tv. E lavoro con loro mentre lo fanno".

Gli attori protagonisti della serie tv di Netflix Da sinistra a destra: Ben Daniels è Walter Sampson (Brainwave), Leslie Bibb è Grace Sampson (Lady Liberty), Josh Duhamel è Sheldon Sampson (The Utopian) e Tenika Davis è Petra Small (The Flare). A partire dal7 maggio    

 

Adesso dunque è pienamente soddisfatto? Lei in passato è stato anche sindacalista…
"Come una volta ho spiegato a qualcuno è come se avessi venduto una casa a Netflix, poi loro mi hanno dato le chiavi e posso ancora viverci. È perfetto no (ride)?".

Alan Moore oggi dice che i supereroi sono spazzatura. Lei che cosa ne pensa? Lo conosce?
"Oh, lui è il mio eroe. Io assolutamente adoro Alan Moore (leggete qui una delle rarissime interviste ad Alan Moore). Penso che ci siano un paio di ragioni per cui è arrabbiato. Penso che Alan abbia semplicemente avuto un'esperienza orribile. È il più grande scrittore che l'industria abbia mai avuto ed è stato trattato davvero male da tutte le società per cui ha lavorato, quindi posso immaginare che sia disilluso da tutto, al contrario, come ho già detto, io invece sono stato molto fortunato. Quanto ai supereroi, credo siano gli stessi che sono sempre stati (qui la discussione sui supereroi seguita alle dichiarazioni di Alan Moore a Repubblica). A volte hai periodi buoni, a volte meno. Penso che in termini di film di supereroi e programmi televisivi in realtà non ci sia mai stato un momento migliore di oggi. I fumetti che escono a volte sono belli, altre meno, ma abbiamo avuto almeno vent’anni non solo di cose buone, ma di cose incredibili! Se guardi agli ultimi vent’anni, ci ne sono state all’incirca un centinaio di serie quasi tutte molto buone. Quelle pessime sono molto meno. Penso che per le persone come me, che amano questa roba, sia un periodo glorioso!".

Ma chi sono i supereroi per lei? Jupiter’s Legacy introduce un livello molto raffinato di complessità nell’analisi dei concetti di “bene” e “male” che rimettono molte cose in discussione.
"Penso che la mia idea di un supereroe sia molto semplice. È qualcuno che farà sempre la cosa giusta. È qualcuno che può fare cose che le persone normali non possono fare. Superman è stato l'ultimo esempio di questo. In Jupiter's Legacy, ho solo pensato: "Non sarebbe divertente iniziare dove tutti gli altri tracciano la linea che non può essere oltrepassata?". Ovvero fare tutte quelle cose che Marvel, DC e tutte queste altre società non possono realizzare solo perché hanno a che fare con così tanti grandi franchise e centinaia di famosissimi personaggi. Ecco. Io ho solo pensato che sarebbe stato divertente fare il passo successivo".

E quindi chi sono i suoi supereroi?
"Non si tratta di supercriminali che rapinano banche o fanno qualsiasi altra cosa che abbiamo visto per anni. Nelle mie storie anzi sono anche gli stessi supereroi che iniziano a chiedersi: "Cosa diavolo stiamo facendo qui?". Abbiamo il potere di cambiare il mondo e stiamo solo seduti a guardare mentre le persone muoiono di fame, muoiono in guerra o nei campi di concentramento. Non abbiamo forse l'obbligo morale di cambiare effettivamente il mondo? Non solo salvare il mondo, ma cambiare il mondo".

 

Credo che una delle cose che rende così attraenti i suoi personaggi sia il fatto che sono “super” ma al tempo stessi depressi, devastati, pieni di problemi psicologici, esattamente come le persone normali…
"Proprio così: quello che è veramente interessante per me è andare oltre il concetto di supereroe e supercriminale e averli solo come superpersone. Le persone sono complesse. Non esiste un bravo ragazzo che sia completamente bravo e un cattivo ragazzo che sia completamente cattivo. Le persone non sono lineari ma complesse, stratificate. E a volte possono fare qualcosa di terribile ma magari per le giuste ragioni. O il contrario. Per esempio i giovani supereroi vogliono conquistare il mondo perché vorrebbero salvarlo. A loro non piace come sta andando. Sono pronti a fare qualsiasi cosa contro i vecchi supereroi. Al tempo stesso, i vecchi supereroi sono in qualche modo ostacolati dal progresso. I giovani supereroi capiscono di più le urgenze del loro tempo: per esempio vogliono fermare il cambiamento climatico. I vecchi invece dicono che cose così non sono affari loro ma della politica. I vecchi supereroi sono cattivi perché non stanno permettendo al mondo di raggiungere il suo pieno potenziale sconfiggendo i dittatori o riequilibrando le società più ingiuste? Tutto questo per me è molto, molto interessante. Penso che non sia mai stato esplorato prima nei film e in televisione. Quindi sono molto contento di aver fatto sviluppato questa serie per la tv arrivando a un pubblico ancora più ampio".

Un personaggio come "The Utopian" infatti è molto sfaccettato: potrebbe sembrare un reazionario per certi aspetti (vedi l'obbligo alla preghiera tutti insieme, mal tollerato dai figli) ma al tempo stesso porta avanti importanti principi etici, quello che definisce il “Codice” che come norma base ha quella di non interferire con la politica. Lui alla fine è un buono o un cattivo?
"Mi piace molto l'idea che Utopian abbia le migliori intenzioni del mondo. Parla di come vorrebbe aver fatto di più nella Seconda guerra mondiale (gli eroi hanno una vita molto più lunga dei normali esseri umani, ndr). Se avesse potuto fermare l'Olocausto, l'avrebbe fatto, ma invece in quel caso fu suo fratello lo trattenne. Quello è strano. La coerenza nei comportamenti, come nella realtà, non è sempre presente. Non ci pensiamo mai veramente in questi termini, ma Superman e Spider-Man e tutti questi ragazzi, esistono in un mondo in cui accadono cose terribili, ma tutto quello che fanno alla fine è catturare rapinatori di banche. A me invece piaceva l'idea di provare a uscire da tutto questo e dargli una prospettiva completamente nuova. Siamo in un posto molto interessante ora perché culturalmente tutti hanno familiarità con i cliché dei supereroi. Ed è davvero affascinante oltrepassarli e portare il pubblico in un viaggio che non ha mai fatto prima".

 

Un altro tema importante è quello dell’uso della forza. Questo aspetto è stato ispirato in qualche modo dai fatti che hanno coinvolto la polizia negli Stati Uniti?
"Sì. Esattamente. America e supereroi sono sinonimi per me. Da ragazzo cresciuto in Scozia, ho sempre associato i supereroi agli americani. I personaggi dei fumetti francesi o europei non sono supereroi e lo stesso nel Regno Unito. Noi avevamo Dennis the Menace, Judge Dredd e cose del genere… Mi piace l'idea di fare un commento sul ruolo di poliziotto globale dell'America usando i supereroi come modello per farlo. La domanda di base è questa: poiché l'America è la più grande potenza del mondo ha l'obbligo morale di intervenire in altri paesi e interferire con le elezioni di altri luoghi perché considerati non democratici? La risposta è molto complicata. Anche se a volte lo fanno per le giuste ragioni, inevitabilmente gli Stati Uniti provocano un incredibile turbamento ogni volta che entrano in gioco. È la stessa cosa anche con i supereroi. In Juppiter’s Legacy c’è una contrapposizione sui due fronti: quello degli eroi che vogliono conquistare il mondo per salvarlo, i il fatto che alla fine invece potrebbero solamente incasinarlo di più".

Ma la sua visione alla fine qual è?
"Io penso che la cosa più corretta sia tenere in considerazione i valori tradizionali, ma temperati dal cinismo e dalla irriverenza dei giovani. Credo che questa sia una buona miscela. Ed è proprio ciò di cui parla la storia: i vecchi e i giovani hanno entrambi sia un po' ragione che un po’ torto".

Mark Millar, 52 anni, è nato a Coatbridge, in Scozia  

Mark Millar, Frank Quitely
Jupiter’s Legacy Vol. 1
Millarworld- Panini Comics
pagg. 136, euro 18

La prima stagione della serie tv di Jupiter's Legacy sarà disponibile su Netflix a partire dal 7 maggio. È composta di 8 episodi.