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Foto: Daniele Bianchi 

Giovanni Truppi. Nel nuovo album l'appello del cantautore: "Iscriviamoci tutti al PD"

L’artista napoletano va controcorrente e nell’era della disattenzione propone una cosa d’altri tempi, un 'concept album' sulla necessità d’impegnarsi perché: "Non esistono risposte facili"
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Due figure sul palco. Sullo sfondo si muovono ombre create con le mani, con oggetti e con il corpo e disegni proiettati su carta lucida. A un tratto al posto del cantante ci sono solo delle luci che ne ricreano la sagoma: a poco a poco il profilo sembra allungarsi per poi alzarsi da terra. A ottenere questo "effetto speciale" sono semplici torce elettriche che vengono utilizzate dalle tre artiste del gruppo Unterwasser: accompagnano Giovanni Truppi e il polistrumentista Marco Buccelli con il loro teatro d’ombra per le sette date di presentazione del suo nuovo album, aggiungendo poesia e magia a un lavoro intimo e coinvolgente. La data è sold out, il pubblico concentrato. Del resto non sta guardando il solito concerto, di questi tempi spesso diventato quasi un rito meccanico.

Giovanni Truppi oggi forse può apparire spiazzante ma in realtà non fa altro che riaffermare qualcosa che ormai si vede raramente: opere che richiedono un’attenzione tot…

Due figure sul palco. Sullo sfondo si muovono ombre create con le mani, con oggetti e con il corpo e disegni proiettati su carta lucida. A un tratto al posto del cantante ci sono solo delle luci che ne ricreano la sagoma: a poco a poco il profilo sembra allungarsi per poi alzarsi da terra. A ottenere questo "effetto speciale" sono semplici torce elettriche che vengono utilizzate dalle tre artiste del gruppo Unterwasser: accompagnano Giovanni Truppi e il polistrumentista Marco Buccelli con il loro teatro d’ombra per le sette date di presentazione del suo nuovo album, aggiungendo poesia e magia a un lavoro intimo e coinvolgente. La data è sold out, il pubblico concentrato. Del resto non sta guardando il solito concerto, di questi tempi spesso diventato quasi un rito meccanico.

Giovanni Truppi oggi forse può apparire spiazzante ma in realtà non fa altro che riaffermare qualcosa che ormai si vede raramente: opere che richiedono un’attenzione totalizzante. La gente in sala lo capisce: quello che si stabilisce non è il rapporto con una star costruita in laboratorio ma con una persona che, parlando di sé parla del mondo, di quello che accade a tutti noi e ci riflette sopra. Questo album richiede attenzione. Non potete ascoltare Infinite possibilità per esseri finiti mentre guardate il cellulare. Mettetelo via e trovate un’ora di tempo della vostra giornata per ascoltarlo. Ne vale la pena.

Come mai hai sentito l’esigenza di fare un disco così complesso, in un momento in cui la musica sembra andare sempre di più verso la semplificazione e l’appiattimento?
«Non si tratta di una decisione aprioristica ma di un processo lento: emergono delle cose dentro di me e inizio a buttarle giù. Quanto alla complessità c’è un tema di struttura del disco fatta di diversificazione di forme, di canzoni, di stili e di alternanza tra parlato e cantato. Sapevo dall’inizio però di voler fare una cosa frammentata».

Frammentata nei modi ma coesa nei temi, tanto che è venuto fuori quello che un tempo si chiamava un "concept album".
«Non è nato con quel tipo armatura però sentivo di aver bisogno di un nuovo vestito per il mio passaggio di età. Ho compiuto 40 anni da poco e ho cercato di mettere insieme una serie di considerazioni su quello che mi sta intorno».

L’apertura è il racconto dell’inizio di una tua giornata a Roma.
«Roma è fantastica: lo capisco di più oggi che vivo a Bologna».

Perché sei andato a Bologna?
«Per seguire la mia compagna che ha trovato lavoro lì. Mi sto abituando».
Come nella canzone di Sanremo, Tuo padre, mia madre, Lucia anche qui usi nomi veri: ancora quello di tua figlia Lucia e quello di tua moglie Chiara. Perché?
«Per mantenermi fedele all’idea di fare un disco realistico».

Quella canzone è molto bella, ha un testo inusuale a cui hanno lavorato sia Pacifico che Niccolò Contessa de I Cani. Anche il video che ne avete tratto era molto bello.
«Quel video l'ha fatto Francesco Lettieri e secondo me ha offerto un punto di vista che non era per niente scontato perché quella canzone poteva essere interpretata visivamente in maniera strasentimentale e invece lui è andato in tutt'altra direzione».

Anche in questo disco hai lavorato con Niccolò. Come è nato il vostro incontro?
«Sono andato io a cercarlo. È un artista che stimavo molto ma anche diverso da me e da Marco Buccelli con cui lavoro da sempre: con lui siamo usciti dalla nostra comfort zone e ho dovuto farmi forza perché temevo il suo giudizio».

Avete scritto i testi insieme?
«Doveva essere così ma alla fine molte parole sono mie: la vera co-scrittura è legata al continuo confronto che abbiamo avuto sugli argomenti che si trattavano. Io e Marco abbiamo molte cose in comune mentre con Niccolò no ed è stato da questo shock che sono venute fuori le cose più interessanti».

Anche musicalmente? Ascoltando I Cani non l’avrei detto ma lui ama molto l’hip hop come dimostra il lavoro con Coez…
«In realtà anch’io amo l’hip hop ed era da tempo che desideravo inserire questa matrice dentro la mia musica: scherzavamo con Niccolò dicendo che questo è il mio disco hip hop».

Non lo è in maniera letterale ma nello spirito non c’è dubbio che lo sia, visto che come nell’hip hop, racconta una realtà, che è la tua: molto diversa per fortuna dai cosiddetti pezzi "egotrip" che secondo me ormai sono diventati veramente noiosi in cui ci si autoesalta… E poi c'è quel pezzo che dice "Non ci sono soldi neanche per i saldi" che in effetti ha un andamento hip hop ma va in direzione contraria rispetto a un certo tipo di consumismo legato al denaro.
«Sì in effetti lì gioco a provare a fare quella cosa e anche dopo c'è una strofa nella quale parlo in maniera abbastanza ritmica e serrata».

Nel disco parli molto di Centocelle, il quartiere in cui vivevi a Roma: cosa ti piaceva?
«Mi piaceva tutto. Negli ultimi anni è molto cambiato ed è un posto molto confortevole, molto lontano dal turbocapitalismo e io mi sentivo a casa. Per essere un quartiere periferico, popolare, operaio non ha i palazzoni ma case basse, le strade sono larghe e ti sembra che il cielo sia molto vicino. Io ero abituato più al centro della città che però ti offre una narrazione univoca mentre lì vedi molte più cose, ti ricorda che il mondo è variegato».

E a Bologna come vivi?
«Vivo bene anche se io ci metto molto ad abituarmi ai cambiamenti. All’inizio a Roma era lo stesso: mi mancava Napoli tantissimo e poi invece mi sono innamorato di Roma».

Come nasce il titolo, Infinite possibilità per esseri finiti?
«Era il titolo di un seminario tenuto da Marco Buccelli sulle infinite possibilità che dà oggi a noi musicisti la tecnologia. Mi sembrava molto metaforico di quello che è la vita: le nostre possibilità non sono infinite e ci sono persone che ne hanno molte meno di altre, ma comunque, quello che tutti noi facciamo è scegliere. In continuazione».

Questo lavoro ha anche una parte visiva molto interattiva che parte dalla copertina fino a un sito molto particolare dove la gente può partecipare a vari livelli.
«Tutto ciò che è immagine è stato realizzato da Aldo Giannotti che è un artista visivo. Ci siamo conosciuto al Mambo di Bologna e ci siamo trovati molto in sintonia: abbiamo condiviso l’idea di far fare la copertina del disco dal pubblico e così anche il pezzo Le persone e le cose di cui forniamo la base per dare a chiunque la possibilità di fare il suo elenco».

Di cosa si tratta?
«È un elenco di cose di cui è piena la mia vita. Quando ho letto la lista mi sono reso conto che in molti casi si tratta di rapporti mediati dal denaro che sottraggono tempo alle parti della vita che invece dovrebbero essere più importanti».

Poi c’è il nuovo singolo "Moondrone": un titolo strano.
«Avevo una traccia strumentale che mi aveva mandato Niccolò e che era un drone, un unico accordo che è quello con cui il brano inizia: io stavo scrivendo una canzone e il mio riferimento iniziale era Paolo Conte. Mi sembrava che fosse una canzone lunare e così quello che era il titolo di lavoro è rimasto tale».

Paolo Conte è uno dei tuoi riferimenti?
«Sì, anche se l’ho scoperto in tarda età. È difficile che lo si ascolti da giovane ma è stata una vera epifania trovo potentissimo il fatto che lui riesca ad essere emozionante senza essere sentimentale».

Altri amori?
«I classici: Fabrizio De André, Lucio Dalla, Franco Battiato. Nel rap Kendrick Lamar e Kanye West».

Questo disco concettualmente mi ha riportato a "Storia di un impiegato" di De André: lì si trattava di un processo di maturazione di tipo politico, qui più esistenziale. Non a caso a Sanremo avevi cantato "Nella mia ora di libertà" insieme a Vinicio Capossela, un pezzo tratto appunto da quell'album di De André, che ai tempi tra l'altro venne molto criticato.
«Non posso che esserne onorato. Diciamo che c’è un invito a non restare fuori dalla politica, a tornare a impegnarsi. Non si può più stare solamente a guardare».

Quando in Infinite possibilità dici "iscriviamoci tutti al Pd": fai una forte provocazione: effetto Schlein?
«L’ho scritto prima ma in effetti è quello che sta succedendo, come mi hanno fatto notare alcuni amici quando hanno sentito la canzone».

Il disco è anche attraversato da un senso di colpa costante.
«Perché io lo provo. Verso chi sta peggio di me e per come trattiamo loro e l’ambiente e quindi abbiamo deciso che andava bene raccontarlo. Ma l’ altro macrotema, come dicevo, è farne qualcosa di questo senso di colpa: bisogna diventare attivi».

C’è anche La felicità. Che non si trova, soprattutto oggi.

«Questo album è pieno di soundscape, di riprese di quello che avviene fuori, intorno a me. In alcuni casi però anche di quello che stava succedendo dentro di me».

E Infinite possibilità?
«È la canzone più delicata del disco e ne prende parte del titolo perché per me è più facile fotografare le emozioni che un’ideologia, ma provo anche a ipotizzare dei modi in cui si possa stare meglio insieme».

Poi c’è il sesso di Amarsi come i cani: un testo inusuale.
«Mi intriga molto il parallelismo tra noi e gli animali e il fatto che certe cose possano essere belle ma anche perturbanti. Volevo raccontare le contraddizioni. Mi intrigano le persone che hanno una complessità mentre mi interessano molto meno quelle che non si pongono mai domande. Il mondo è complicato e non esistono risposte facili».

Il nuovo album Infinite possibilità per esseri finiti è in uscita il 28 aprile