Niccolò Contessa de I Cani, avere trent'anni: "Canto la rabbia per l'ipocrisia radical chic"
Luca Valtorta
L'artista ha raccontato a 'Repubblica delle Idee', la festa per i 40 anni de 'la Repubblica', amori, paure, sogni di una generazione: "Prima la gente aveva la chiesa o il partito, oggi c'è il vuoto che genera ansia. L'individualismo? Non è una soluzione", dice
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I Cani hanno raccontato il mondo dei giovani di venti, trent’anni, attraverso le loro canzoni, tanto che alcune - come I pariolini di diciott’anni, Velleità, Lexotan, Baby soldato o Questo nostro grande amore - sono diventate vere e proprie hit generazionali. Sono stati i primi a cantare un malessere ma anche un modo di vivere: rabbia, apatia, sogni; forse velleità di persone che faticano a trovare un senso nel vivere in una società che a un plurilaureato offre un call center. Puntualmente ci si stupisce del loro disimpegno, lo si stigmatizza, non lo si capisce o si fa finta di non capirlo. Ma è un nodo da cui non si può prescindere. Lo ha spiegato molto bene Niccolò Contessa, romano di 30 anni creatore de I Cani, ieri sera a La Repubblica delle Idee in un incontro intitolato Non è solo hipsteria ma un mondo nuovo.
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Quella dei venti-trentenni è una generazione spesso fatta di persone anche molto preparate ma che non riesce a trovare un lavoro. Questo genera rabbia?
"Questa generazione stranamente non mostra istanze politicamente ribelli o contestatorie, nonostante abbia motivi molto forti e concreti per provare rabbia, molto di più di quella cresciuta negli anni Sessanta-Settanta, che poi si è decisamente inquadrata. Penso, per esempio, a tutti coloro che ai tempi hanno militato in varie formazioni politiche per poi ritrovarsi sistemati in varie situazioni di potere, magari di destra. Anch’io faccio fatica a trovare questa rabbia dentro di me, anche se sono perfettamente consapevole del paradosso: siamo una generazione sfortunata rispetto a quella dei nostri genitori ma a questo non corrisponde la formulazione di una critica sul piano politico. È una generazione molto sfortunata e molto disimpegnata".
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Dalle elezioni comunali si è evidenziato abbastanza chiaramente che i giovani hanno votato Movimento 5 Stelle...
"Ecco sì, sembra l'unica idea politica ad avere successo. Probabilmente perché è post-ideologica o almeno così cerca di presentarsi e questo la dice lunga. Io poi vorrei vedere dei dati più dettagliati perché ho l'impressione che presso i ventenni persino i 5 Stelle facciano fatica. Mi sembra che si stia toccando una zona di apoliticità totale, a cui nemmeno loro arrivano. Io stesso comunque mi sono ricordato che dovevo votare solo alle 22.30. E io sono una persona che cerca di informarsi e di interessarsi, ma mi rendo conto di quanto poco la politica faccia parte del mio orizzonte".
E alla fine hai votato 5 Stelle?
"Alla fine no. Non dico per chi ho votato anche perché non ne sono nemmeno io troppo convinto e preferisco tenerlo per me. Diciamo che mi sono veramente trovato in crisi".
Tu hai scritto un brano molto famoso intitolato I pariolini di diciott'anni descrivendoli perfettamente. Cosa hanno votato, secondo te, i ragazzi dei Parioli?
"C'è stato un periodo in cui a Roma sembrava che entità come Casa Pound avessero un grande potere di seduzione per i più giovani, oggi invece non vedo neanche questo. I 5 Stelle sono più una sorta di segnale, un 'no' a qualcosa, funzionano perché fino a ora non si è capito bene cosa vogliono".
Un altro aspetto interessante a proposito dei Parioli è che adesso, a Roma, sono il baluardo della sinistra.
"In realtà anche i pariolini della canzone venivano da lì. Nel quartiere Trieste, che è quello in cui abitavo, il 'generico quanto autentico fascismo' che citavo era - quello sì - una forma di ribellione a genitori radical chic del PD. Quindi in realtà il fatto che Roberto Giachetti vinca nel secondo municipio è perfettamente in linea con la mia esperienza".
I radical chic sono insopportabili?
"Sono un altro nodo di conflitto generazionale. Cosa vuol dire essere radical chic? Fare una vita spesso molto agiata con idee di sinistra più o meno estreme. Senza però essere toccati dai problemi reali che chi sta in periferia si trova ad affrontare. Questo fa incazzare perché ci rendiamo conto che non avremo sicuramente quel tipo di vita e quindi sembra ipocrita. Credo che, proprio a causa di questo, siano una razza in via d'estinzione".
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In un altro pezzo, Velleità, parli delle aspirazioni dei venti-trentenni.
"Uno dei miti della mia generazione, più che il denaro, è l'affermazione sociale ma in un particolare ambito, che è quello culturale, forse perché appunto, molti hanno avuto la possibilità di studiare e hanno investito davvero tutto in questo. Il lavoro creativo, più che il posto fisso, è il vero mito di questa generazione. Oppure, per altri, nei talent o comunque genericamente nello spettacolo".
Una via molto individualistica.
"Credo che 'individualismo' sia la parola chiave. Mi sembra che anche le nuove tecnologie, i social, Internet, gli smartphone, portino alla voglia di affermazione personale e non al lavoro di squadra. Questo sta cambiando radicalmente la società".
E genera ansia.
"Sì. Una vita in cui non c'è niente a cui appoggiarti nei momenti difficili, quando le velleità si scontrano con la realtà, genera ansia, paura e aggressività che si sfoga magari come si diceva, non in piazza come un tempo, ma sui social network. Una forte ideologia qualunque dei tempi passati ti dava una forza, essere abbandonati a se stessi invece porta anche la persona più sicura di sé ad avere dei momenti di crollo".
E quindi Lexotan (un altro brano de I Cani, ndr), o il crollo della ragazza aspirante modella di Baby soldato.
"Lexotan, analista, momenti di crollo, crisi di panico. Anche l'analista è una via individualista, lo dico senza dare giudizi, a molti amici ha fatto molto bene, quindi lungi da me. Prima la gente aveva il partito, andava in chiesa, era comunque un'esperienza più collettiva in cui trovava conforto".
Tu però sei riuscito a trasformare le velleità in successo. L'individualismo può portare alla felicità?
"Puoi avere il più grande successo ma non si può vivere solo di quello. Io sono convinto che l'individualismo fallisca, non puoi vivere solo di ambizione, di risultati. Quindi penso che ci sia in noi tutti un desiderio di qualcos'altro. Il problema è che non l'abbiamo ancora trovato".