Robinson

Kira Shell: "E adesso vi mostro la mia faccia"

Kira Shell: "E adesso vi mostro la mia faccia"
Parla la campionessa del “ dark romance”, amatissima su TikTok. Finora si è nascosta dietro uno pseudonim. In realtà si chiama Valeria e a Torino finalmente si svela ai fan
4 minuti di lettura

«Andrò al Salone del libro e ci metterò la faccia. Ma niente nome, non lo rivelerò. E se qualcuno che vive dalle mie parti mi riconoscerà in foto negherò tutto: quella domenica non ero a Torino, dirò, ma a casa mia a bermi una tisana…». Valeria è una bella trentenne che vive in un capoluogo di provincia pugliese, ha una laurea da 110 e lode in giurisprudenza, ha fatto pratica da avvocato, prepara il concorso di magistratura. E ha un’anima divisa in due: l’alter ego si chiama Kira Shell, campionessa del dark romance a tinte forti (erotismo compreso), autrice bestseller e beniamina del booktok grazie alla serieKiss Me Like You Love Me (Sperling & Kupfer).

L’abbiamo sentita perché alla kermesse piemontese apparirà per la prima volta in pubblico, rompendo il rigoroso anonimato che finora l’ha protetta. E che la accomuna ad altre, arrembanti scrittrici: giovani, di successo e con pseudonimi esotici come A.J. Foster e Carrie Leighton. E come Erin Doom, che diversi giorni dopo l’annuncio di Kira fa sapere di aver preso anche lei la decisione di mostrarsi.

Valeria, parliamo invece di te. Abbiamo già rivelato nome di battesimo, età, provenienza regionale, studi, attuale occupazione. Restano le origini familiari.

«Vengo da un contesto umile del Sud, papà lavoratore in azienda, mamma casalinga. Lo dico perché non sono una che ha avuto tutte le porte aperte, la laurea l’ho ottenuta solo grazie al mio impegno. Mi sono dovuta rimboccare le maniche: del resto sono una secchioncella per natura».

Quando nasce la passione per la scrittura?

«È stato un processo lento, cominciato in tenera età.

Avevo circa dieci anni, un’insegnante notò i miei temi: mi disse che avevo uno stile molto emancipato per la mia età, notò che ero informata sull’attualità (la sera vedevo sempre i tg). Mi disse: da grande farai l’avvocato o la scrittrice. Ha indovinato due volte».

E durante l’adolescenza?

«Scrivevo poesie, avevo un diario segreto. Ero una ragazza molto introversa, con un serio problema a espormi e difficoltà a comunicare con i miei compagni. Gli insegnanti erano preoccupati per me, pensavano avessi problemi familiari ma non era così. Il diario è stato una terapia, una cura per l’anima che ha funzionato: ora sono esattamente il contrario».

Com’è avvenuto il passaggio dai pensieri in libertà alla fiction?

«Verso i sedici, diciassette anni iniziarono a venirmi dei flash, spuntavano dal nulla scene, voci, dialoghi. Così ho cominciato a buttare giù tutto quello che avevo per la testa, finché, uno o due anni più tardi, mi sono detta “perché non cercare di unire questi frammenti in una storia?”. La serie Kiss Me Like You Love Me nacque da lì. Ma solo ancora dopo, verso i ventidue anni, ho pensato di poterla pubblicare».

Lo ha fatto prima su Wattpad, con milioni di visualizzazioni, poi su Amazon, infine su carta per un grande gruppo editoriale.

«Ho saputo dell’esistenza di Wattpad a scuola, tutti ne parlavano a proposito di Anna Todd (autrice della saga strabestseller After, ndr). Così ho scaricato la piattaforma per curiosità, per capire il fenomeno, e più avanti ho cominciato a postare lì i capitoli diKiss Me,per condividere la mia passione».

Anna Todd le piacque?

«Non l’ho mai letta».

Davvero? Almeno ha visto i film?

«No!».

Eppure molte lettrici vi accomunano…

«Non siamo così simili. Da quello che sento il suo genere è young adult, il mio è più adulto, visto che affronto temi belli pesanti come il disagio psichico, la pedopornografia, il dark web. Il suo protagonista maschile è un classico bad boy, il mio invece soffre di disturbi mentali dovuti a un abuso subito in età precoce. Una storia che èromance, ma anche dark ».

Perché le storie d’amore, solari od oscure che siano, sono di nuovo così lette?

«La nostra vita quotidiana è fatta di obblighi e ci impegna tanto: cerchiamo l’evasione in avventure adrenaliniche, travagliate».

Il suo romanzo preferito, tra quelli che parlano di sentimenti?

«Lolita di Nabokov, dunque uno che tratta una tematica tosta. L’ho letto per la prima volta a sedici anni, anche per il gusto del proibito. Le love story classiche non mi attirano, preferisco quelle più complicate, più coraggiose. Cerco di scriverle così».

Ma sui suoi libri finora non ci ha messo la faccia, in senso letterale.

«Ho preferito rifugiarmi nell’anonimato per scindere la mia persona da quella dell’autrice. Per farlo ho scelto uno pseudonimo che adoro: significa “padrona delle conchiglie”. Le ho sempre amate, vivo vicino al mare e già da bambina le collezionavo».

Ok, però il motivo profondo della scelta qual è?

«Sono un tipo molto prudente, agisco sempre con cautela. Ho scelto lo pseudonimo per tutelare la mia privacy. Non ho mai cercato la fama: preferisco essere immersa in una realtà più semplice, mantenere un basso profilo. La celebrità ha pro e contro, e i contro mi fanno paura: gli haters di Internet, ad esempio. Di recente ho dovuto affrontare problemi seri, anche di salute, e non volevo espormi».

In passato ha avuto profili social, come privata cittadina?

«Ero su Instagram e Facebook, poi però ho chiesto la cancellazione e dopo un mese l’ho ottenuta».

La scrittrice misteriosa più celebre della letteratura mondiale è Elena Ferrante, le piace?

«Non l’ho letta ma prima o poi vorrei farlo, visto che ne sento parlare da tanto».

Ci sono poi le altre autrici anonime (almeno finora!) simili a lei per età, debutto su Wattpad, genere letterario e capacità di scalare classifiche e booktok.

«Non le conosco. Ma sottolineo che io ho pubblicato prima delle altre. Magari qualcuno ha visto che la cosa piace e ha seguito le orme, non so se mi spiego».

Si spiega benissimo.

«Lo stesso vale per il genere, ildark romance, con la sua oscurità che non è solo erotica. Certo, è spicy, piccante, come piace al booktok. Ma proponendolo io ho rischiato. Ne parlammo anche, all’inizio, con la casa editrice: una scommessa per entrambe».

A oggi chi, nella sua cerchia familiare o cittadina, sa che lei è Kira Shell?

«I miei genitori, mia sorella più piccola e due-tre amici.

Sono poche persone: sono davvero una maniaca del controllo, anche per questo ho scelto l’anonimato».

Ancora per poco: domenica 21 per la prima volta ha un incontro pubblico, in un’arena affollatissima come il Salone. Anche questa è mania del controllo?

Decidere lei quando e come mostrarsi?

«In parte è così. Ma è soprattutto per incontrare finalmente i miei lettori, per soddisfare le richieste eccessive (lo dico in senso positivo) di firmacopie. Su TikTok vedo tante reazioni meravigliose ai miei libri: sorrisi, pianti. Su Wattpad, dove pubblicavo capitolo per capitolo, il feedback era costante, ora no. La seconda serie in due volumi che ho scritto, Meet Efrem Krugher, l’ho buttata giù solitudine: per affrontare la prossima saga, che ho già in mente di scrivere, ho bisogno dell’energia del pubblico. Dunque mi mostrerò non per dovere ma per bisogno di empatia».

Il suo vero cognome resta off limits?

«Sì, un po’ di privacy la conservo: come Valeria negherò sempre di essere stata al Salone. Del resto è credibile: non abbiamo tutti almeno sette sosia nel mondo?».