Libri da leggere, mentre Faulkner moriva
di Mariarosa MancusoSteve McQueen in Boon il saccheggiatore nel 1969
Erano passati quarant’anni dall’impiego all’ufficio postale, terminati con un richiamo. William Faulkner non era mai allo sportello, sempre sul retro a leggere e scrivere (poesie e il primo romanzo pubblicato, i dirigenti lo sapevano). Diede le dimissioni con una lettera: «So di vivere in una società capitalista, e mi devo piegare alle richieste dei ricchi; non a quelle di un ragazzino che vuole un francobollo da due cent». La US Mail non serbò rancore, nel 1987 – a 90 anni dalla nascita – gli dedicò un francobollo.
Erano passati trent’anni da Mentre morivo, scritto su una carriola rovesciata a mo’ di tavolino: Faulkner lavorava come fuochista, alimentando la caldaia di una centrale elettrica a carbone. Finito in sei settimane, sfruttando le ore morte. Ai critici ne sono servite di più per decifrare la frase «mia madre è un pesce» pronunciata dal piccolo della famiglia Bundren, in viaggio con la bara della madre morta da un po’. Il resto del romanzo è un acrobatico e fascinoso accava…
Erano passati quarant’anni dall’impiego all’ufficio postale, terminati con un richiamo. William Faulkner non era mai allo sportello, sempre sul retro a leggere e scrivere (poesie e il primo romanzo pubblicato, i dirigenti lo sapevano). Diede le dimissioni con una lettera: «So di vivere in una società capitalista, e mi devo piegare alle richieste dei ricchi; non a quelle di un ragazzino che vuole un francobollo da due cent». La US Mail non serbò rancore, nel 1987 – a 90 anni dalla nascita – gli dedicò un francobollo.
Erano passati trent’anni da Mentre morivo, scritto su una carriola rovesciata a mo’ di tavolino: Faulkner lavorava come fuochista, alimentando la caldaia di una centrale elettrica a carbone. Finito in sei settimane, sfruttando le ore morte. Ai critici ne sono servite di più per decifrare la frase «mia madre è un pesce» pronunciata dal piccolo della famiglia Bundren, in viaggio con la bara della madre morta da un po’. Il resto del romanzo è un acrobatico e fascinoso accavallarsi di voci e deliri.
Un anno prima, nel 1929, era uscito L’urlo e il furore. Altro bel rompicapo, che Faulkner poi raccontò così: «l’ho riscritto tre volte perché la prima non era venuta bene». I lettori ringraziano, la confessione andrebbe stampata in grande su ogni edizione.
Dopo un premio Pulitzer, alterne esperienze come sceneggiatore a Hollywood – lavorò a 17 copioni, ne firmò 5, tra cui Il grande sonno e Avere e non avere, dal racconto del grande rivale Ernest Hemingway – arrivò il premio Nobel. Singolarmente tempestivo, lo scrittore aveva 53 anni. Cercava di disintossicarsi dall’alcool, dai matrimoni infelici, dal dolore per la morte precoce di una figlia.
Un secondo Pulitzer arriva nel 1963 per I saccheggiatori (che La nave di Teseo pubblica nella traduzione di Giorgio Prosperi, la precedente era firmata Giorgio Monicelli, nel 1963 per la collana Medusa di Mondadori). Premio postumo, William Faulkner era morto l’anno prima, in infelice coincidenza con l’uscita del romanzo. Per nulla somigliante agli altri titoli dello scrittore barocco, generoso e affascinato da Joyce, che inventò per i suoi romanzi la contea di Yoknapatawpha, Mississippi.
Siamo a Jefferson. La voce narrante ora è Nonno, ma all’età dei fatti aveva 11 anni. Stava seduto a guardare i grandi che ogni sabato contavano gli incassi, aspettando i suoi dieci centesimi di paga. Entra Boon, uno dei personaggi che trascineranno il ragazzino Lucius nell’avventura. Fine della cornice – un semplice «disse il nonno» – e il testimone passa all’undicenne.
Boon è un gigante alto un metro e novanta con il cervello di un bambino. Quando non minaccia con la pistola i nemici del Padrone (e pure i suoi) si occupa delle scuderie. Finché il Nonno – che i sottoposti chiamano Padrone – compra un’automobile. Nel 1904, è la seconda vista dalle parti di Jefferson: velocità massima 15 miglia (già quasi da ferma spaventa i cavalli). Boon «trova la sua anima gemella»: la lava, l’asciuga, la contempla. Nel film diretto da Mark Rydell – titolo Boon il saccheggiatore, 1969 – Boon era Steve McQueen con i riccioli biondi. Il cocchiere nero Ned, che parla sgrammaticato, viene messo da parte, e calcola quanti cavalli si sarebbero potuti comprare.
«Non c’è crimine che un ragazzino di undici anni non abbia meditato già da molto tempo», scrive Faulkner, in un gioco di sovrapposizioni tra l’adulto che racconta e l’undicenne che vive l’avventura. Un viaggio sull’automobile guidata da Boon, mentre Nonno e Nonna sono via per un funerale. Lucius è tormentato, gli hanno insegnato a comportarsi bene, pensa alla mamma, ma poi cede. Dopo un po’, scoprono un clandestino a bordo, Ned il cocchiere. Avanzano con fatica per sterrate e pantani verso un bordello di Memphis, non un posto per ragazzini.
Da grande, William Faulkner dichiarerà che la gestione di un bordello è il lavoro ideale per uno scrittore: «hai un tetto e il cibo, nulla da fare se non qualche scartoffia, basta pagare ogni mese la polizia locale». A Reminiscence, dice il sottotitolo voluto da Faulkner nella prima edizione: sospettiamo che Lucius abbia qualcosa in comune con lo scrittore da giovane.
La partenza del racconto, come nelle automobili a manovella, è un po’ complicata – Faulkner non ha mai fatto niente per rendere la vita facile ai suoi lettori. Al bordello, son cotte platoniche per Lucius e tentativi di redenzione a scopo matrimonio per Boon.
Memphis è la civiltà, ogni nuvola di polvere nasconde un’automobile, ci sono i tram con il bigliettaio e il manovratore, un denti d’oro da mettere e togliere. Lucius impara «informazioni e comportamenti che a Jefferson e pure altrove diranno che non sei abbastanza grande per saperli». Al ritorno (temutissimo per la sicura punizione) il Nonno lo istruirà sul comportamento del gentiluomo: «rimane sempre fedele alla propria bugia, che l’abbia detta o no», e beve un rum caldo e speziato al mattino.
Prima però Ned sparisce, e scambia la preziosa automobile del Padrone per un cavallo che finora ha perso tutte le corse. Clandestine, s’intende, siamo in un paese democratico. Con l’inesperto Lucius farà il fantino, con l’idea folle di scommettere e ricomprare l’auto. Ora Faulkner si scatena, tra comico e picaresco. Una bella svolta, per dire addio a Yoknapatawpha.
Il libro
I saccheggiatori di William Faulkner (La nave di Teseo, traduzione di Carlo Prosperi, pagg. 384, euro 20)