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Cronenberg. L’amore oltre il lutto

Il regista canadese con il film “The shrouds” elabora la scomparsa della moglie Carolyn. Un thriller su ossessioni, metamorfosi e tecnologia
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C’è qualcosa di straniante nel ragionare con David Cronenberg di sudari elettronici, elaborazione del lutto, sesso e decomposizione seduti in pieno sole nel paesaggio cartolinesco della Costa Azzura. Appena usciti dalla visione del crepuscolare The shrouds, con cui l’81enne maestro canadese elabora con il body horror il lutto per la moglie Carolyn, scomparsa nel 2017. In concorso a Cannes, in Italia in autunno con Europictures, il film racconta dell’uomo d’affari Vincent Cassel, che inventa un sudario high tech per guardare in tempo reale il bel corpo dell’amata — Diane Kruger — mentre si decompone. È l’inizio di un thriller ai cui temi del doppio, delle ossessioni sessuali e della metamorfosi dei corpi, si aggiunge quello di una tecnologia organica, umanistica.

LES LINCEULS THE SHROUDS 2024 de David Cronenberg Vincent Cassel. COLLECTION CHRISTOPHEL © Prospero Pictures - SBS Productions - Saint Laurent (Photo by …

C’è qualcosa di straniante nel ragionare con David Cronenberg di sudari elettronici, elaborazione del lutto, sesso e decomposizione seduti in pieno sole nel paesaggio cartolinesco della Costa Azzura. Appena usciti dalla visione del crepuscolare The shrouds, con cui l’81enne maestro canadese elabora con il body horror il lutto per la moglie Carolyn, scomparsa nel 2017. In concorso a Cannes, in Italia in autunno con Europictures, il film racconta dell’uomo d’affari Vincent Cassel, che inventa un sudario high tech per guardare in tempo reale il bel corpo dell’amata — Diane Kruger — mentre si decompone. È l’inizio di un thriller ai cui temi del doppio, delle ossessioni sessuali e della metamorfosi dei corpi, si aggiunge quello di una tecnologia organica, umanistica.

LES LINCEULS THE SHROUDS 2024 de David Cronenberg Vincent Cassel. COLLECTION CHRISTOPHEL © Prospero Pictures - SBS Productions - Saint Laurent (Photo by Prospero Pictures - SBS Producti / Collection ChristopheL via AFP) 

Un film molto personale.

«Tutti lo sono, alcuni in modo ovvio, altri solo per chi mi conosce bene. Il più personale per me è A dangerous method, per il mio interesse in Freud e la nascita della psicanalisi. Ma senza dubbio The shrouds nasce dalla realtà. Quando mia moglie venne sepolta volevo stare nella bara con lei, non potevo immaginare di lasciarla. Nella realtà non è possibile, ed è nata l’ispirazione del film».

Vincent Cassel è il suo alter ego, anche fisico: stessa pettinatura.

«Ora è rasato. E se fosse venuto sul set con i capelli rasati avrei comunque girato il film. È stata una coincidenza che i suoi capelli somigliassero ai miei. Molte persone mi hanno detto che sono più bello di così. Non abbiamo davvero lo stesso aspetto».

Si sopravvive attraverso l’eredità, anche genetica, ai figli?

«È un pensiero che ci serve per andare avanti. Ma, come i miei figli possono testimoniare, non è come avere ancora tua madre con te. Sì, in loro c’è un po’ del Dna di mia moglie, lo vedo in loro e nei nipoti. Questo ti dà connessione emotiva, ma non così grande conforto, non è come vedere il tuo caro in paradiso. Io sono ateo».

SLASHER, (aka SLASHER: FLESH & BLOOD), back, from left: Alex Ozerov-Meyer, David Cronenberg, Rachael Crawford, 'Thicker Than Water', (Season 4, ep. 401, aired Aug., 2021). photo: Cole Burston / ©Shudder / Courtesy Everett Collection 

L’arte per lei non è terapeutica.

«Affatto. Anche se alcuni mi hanno detto che questo film ha ricordato loro il dolore vissuto e donato conforto. Lo trovo bello. Ma per ciò che mi riguarda, un set è un set, sono solo un regista, un artigiano che pensa all’illuminazione, alle angolazioni. Non è che singhiozzo per tutte le riprese, per ogni scena. Certo, ha un significato per me. Ma non è terapeutico, non ne ho mai sentito il bisogno».

L’idea del sudario elettronico?

«Ho inventato questa tecnologia, ma sarebbe già realizzabile. Una sorta di telecamera 3D in una bara, l’illuminazione al Led che dura dieci anni. Ho scelto il sudario per il rimando alla Sindone, che è un falso, ma interessante. L’avvolgere le salme è uno dei tanti modi, non è l’unico, ma mi è sembrato evocativo, possibile, riconoscibile. E sembra bello...».

A Dangerous Method Year : 2011 UK / Germany / Canada Director : David Cronenberg David Cronenberg, Viggo Mortensen Shooting picture Restricted to editorial use. (Photo by 7e Art/Recorded Picture Company / Photo12 via AFP)

 

Potrebbe esistere nella realtà un business di cimiteri elettronici?

«Non sono sicuro. Ma penso che potrebbero esserci persone interessate: nel mondo è pieno di riti di sepoltura strani, in vari luoghi, basta fare una ricerca. Se la cosa fosse disponibile e pubblicizzata, sono sicuro che ci sarebbero tanti clienti».

Sembra bizzarro.

«Per alcuni la sepoltura non è la fine, sentono che vedranno il caro nell’aldilà. Non sono interessati più al corpo. Quando si crema qualcuno ci si sbarazza della salma, che diventa una manciata di cenere, perché l’appuntamento è in paradiso. Ma per chi non crede, il corpo che eri è tutto quel che rimane. E se lo hai seppellito durerà: dissotterriamo scheletri di diecimila anni fa. Lo scheletro continua a esistere: è meglio di una manciata di cenere? Ogni persona dovrebbe decidere».

Nella seconda parte c’è una svolta paranoica, l’uomo ha una storia con la gemella della moglie scomparsa, il cognato è un informatico traditore, dietro la profanazione delle tombe c’è un complotto russo cinese…

«Nel film racconto che la paranoia e la cospirazione possono essere una strategia del lutto. Tutti abbiamo bisogno di trovare un senso nella morte di chi ci è caro. Ci siamo evoluti in modo da aver bisogno di un significato delle cose che ci dia coesione sociale, conflitto filosofico, ogni genere di cose. Ma cosa succede se non c’è alcun significato, se sei in un teatro esistenziale dell’assurdo, e non c’è significato nella vita umana, perché la vivi e finisce. E allora trovi un significato, te lo inventi. Quindi questa donna non è morta senza motivo, magari stava per rivelare la cospirazione dei medici che stavano facendo esperimenti su di lei. E così l’hanno uccisa. Io so la verità, nessun altro, e forse posso smascherarli. Questo ti dà un senso di potere, da cui arriva anche l’eccitazione sessuale nel condividerlo con la cognata».

Ci sono molte scene di sesso. Avete usato l’intimacy coordinator?

«No, non l’ho mai usato. Cassel e Kruger hanno grande esperienza, hanno letto la sceneggiatura, che era dettagliata e non ci sono stati problemi. L’unica volta che ho sperimentato l’intimacy coordinator è stato da attore nella serie tv Slasher, ero il patriarca anziano di una piccola famiglia, sedotto da una donna interessata ai suoi soldi. Nella scena di sesso il coordinatore ci diceva “ecco, ora lei toccherà questa parte del suo corpo. Siete d’accordo?”. E noi: “Sì”, ma la mia collega era esperta e non le importava. Capisco possa mettere a proprio agio attori giovani, o che non si fidano del regista. E se un attore me lo chiedesse, direi di sì».

Si sente ancora l’esponente massimo del body horror?

«Al di là di qualsiasi considerazione sul body horror, un termine tra l’altro non mio, quello che conta è l’estetica. Il mio protagonista quando sogna dice a sua moglie: “Sei ancora sessualmente attraente, ti voglio ancora, sei ancora bella. Posso adattare la mia estetica a qualsiasi cosa sia diventato il tuo corpo perché ti amo e saremo legati per sempre”. Questo era quello che volevo dire».

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