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Pokémon Day, Peter Murphy: “Siamo una grande community”

Credit: Felix Choo / Alamy Stock Photo 

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Intervista al dirigente che da Londra gestisce il marketing del marchio. Qui svela i segreti di un successo globale: dai cartoon alle nuove app
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La parola d’ordine, quasi un mantra, è “community”. Ascoltare i fan, vezzeggiarli, offrire loro esperienze sempre più coinvolgenti. Agganciarli da piccoli, e non mollarli più. Peter Murphy – senior director del marketing a The Pokémon Company International – lo conferma a Robinson, rispondendo alle nostre domande dalla centrale di Londra: «Nel corso di quasi trent’anni, abbiamo creato tante porte di accesso a questo universo. E i genitori che lo hanno scoperto da bambini ora lo condividono con i figli».

Peter Murphy è senior director del marketing a The Pokémon Company International, che ha sede a Londra, e che gestisce tutte le articolazioni del mondo Pokémon a livello globale (esclusa l’Asia) 

Dalla nascita a oggi Pokémon ha cambiato l’immaginario collettivo. Come se lo spiega?

«Uno dei motivi per cui il marchio è riuscito a resistere nel tempo e a conquistare un pubblico così affezio…

La parola d’ordine, quasi un mantra, è “community”. Ascoltare i fan, vezzeggiarli, offrire loro esperienze sempre più coinvolgenti. Agganciarli da piccoli, e non mollarli più. Peter Murphy – senior director del marketing a The Pokémon Company International – lo conferma a Robinson, rispondendo alle nostre domande dalla centrale di Londra: «Nel corso di quasi trent’anni, abbiamo creato tante porte di accesso a questo universo. E i genitori che lo hanno scoperto da bambini ora lo condividono con i figli».

Peter Murphy è senior director del marketing a The Pokémon Company International, che ha sede a Londra, e che gestisce tutte le articolazioni del mondo Pokémon a livello globale (esclusa l’Asia) 

Dalla nascita a oggi Pokémon ha cambiato l’immaginario collettivo. Come se lo spiega?

«Uno dei motivi per cui il marchio è riuscito a resistere nel tempo e a conquistare un pubblico così affezionato è la sua capacità di far sentire le persone parte della community. Che si tratti di giocare ai videogiochi o con le app, di guardare la serie animata o sfidarsi con le carte collezionabili, chiunque può trovare il proprio modo di vivere questa passione».

Ci dice un altro segreto del successo?

«L’unicità dei suoi personaggi, ciascuno dei quali ha caratteristiche e personalità distinte: ciò permette ai bambini di identificarsi con i loro Pokémon preferiti, creando un legame emotivo profondo. Avere un Pokémon dona loro un senso di individualità, pur facendoli sentire parte di una comunità tanto vasta».

Passiamo allora al terzo motivo di tanta longevità.

«La capacità di reinventarsi costantemente, attraverso nuovi prodotti ed esperienze. Pokémon GO, ad esempio (il gioco digitale nato nel 2016 e diventato una mania in mezzo mondo, ndr) è stato un pioniere nel mercato della realtà aumentata. Mentre, più di recente, Pokémon TCG Pocket ha introdotto un’app centrata sulla collezione di carte, ottenendo un successo straordinario. E poi le collaborazioni con altre società o istituzioni di rilievo hanno permesso di raggiungere nuovo pubblico: ne sono un esempio la recente partnership con lo studio di animazione Aardman (il frutto della collaborazione arriverà nel 2027, ndr); e quella precedente con il Museo Van Gogh. Una grande varietà di esperienze che contribuisce a garantire questa incredibile longevità».

Sono esempi che mostrano quanto il vostro universo sia espanso: come gestite insieme carte, videogame, libri, merchandising, film e serie tv?

«Ogni aspetto del mondo Pokémon viene sviluppato con una visione comune, garantendo coerenza e autenticità. I vari team Pokémon lavorano a stretto contatto e i creatori originali continuano a essere coinvolti. In particolare Game Freak (la software house giapponese dove sono nati i videogiochi della saga nel 1996, ndr) è un’eccellenza nella creazione di Pokémon unici e coinvolgenti, in cui ogni dettaglio del loro design viene curato. Queste creature diventano poi il fulcro di tutti i prodotti e fanno da filo conduttore alle tante esperienze offerte ai fan».

E parliamo proprio di fan, delle affollatissime community - locali, nazionali, globali - in cui persone di ogni età fruiscono dei prodotti e ne dibattono. Quanto influenzano le strategie della casa madre?

«Sono loro il cuore pulsante di Pokémon, il motore che ha reso il brand un vero e proprio fenomeno intergenerazionale. Nel 2026 si celebrerà il trentesimo anniversario, e oggi stiamo assistendo a un passaggio di testimone straordinario: i fan di prima generazione, quelli che giocavano a Pokémon Rosso e Pokémon Blu su Game Boy, sono diventati genitori e stanno trasmettendo la magia Pokémon ai loro figli».

Anche gli eventi dal vivo sono intergenerazionali?

«Ho avuto modo di incontrare molti genitori e leggere numerose testimonianze online di persone che raccontano come Pokémon abbia rafforzato il loro legame con i figli, i nipoti o persino aiutato i più piccoli a stringere nuove amicizie. Partecipo spesso a tornei ed eventi ufficiali ed è sempre emozionante vedere persone di tutte le età condividere la stessa passione».

Dal mondo intero all’Italia. Nel 2000, con l’arrivo dei cartoni, il mondo Pokémon entrava per la prima volta nelle nostre case. Le serie tv per voi hanno ancora centralità?

«La più recente, Orizzonti Pokémon, rappresenta un punto di accesso ideale per i bambini che si avvicinano per la prima volta al mondo di Pokémon. Grazie alla collaborazione con Boing, milioni di persone in tutta Italia possono seguirla gratuitamente: l’animazione resta uno dei mezzi più immediati e accessibili per esplorare l’universo Pokémon».

Ci sono altri “ganci” efficaci?

«Giochi come Pokémon GO, Pokémon Sleep e Pokémon TCG Pocket sono diventati parte della quotidianità di molte persone: spesso vediamo intere famiglie giocare a Pokémon GO mentre accompagnano i figli a scuola o passeggiano».

Si apre una porta, si spalanca un portone...

«Accade spesso che un primo contatto con il brand ne porti un altro. Per esempio, chi gioca a Pokémon TCG Pocket potrebbe appassionarsi alla versione fisica del gioco di carte collezionabili e iniziare a partecipare a tornei nei negozi specializzati».

Ma il settore dei videogame è quello prioritario?
«Siamo un brand sfaccettato, in cui ogni elemento contribuisce al successo. Anche se i videogiochi rappresentano uno dei pilastri principali dell’esperienza Pokémon, le altre aree hanno un ruolo fondamentale. Il nostro approccio è sempre olistico: invece di concentrarci su un singolo aspetto, cerchiamo di capire come ogni componente possa integrarsi con tutti gli altri».

Restando sui videogiochi, su cosa vi state concentrando?

«Riguardo a Pokémon Scarlatto e Pokémon Violetto, Game Freak è costantemente alla ricerca di nuove soluzioni per innovare l’esperienza dei giocatori, pur restando fedele all’essenza di Pokémon. Il passaggio a un open world (in cui l’utente può muoversi liberamente, ndr) su Nintendo Switch rappresenta un’evoluzione entusiasmante: il team continuerà a spingersi oltre i confini di ciò che un gioco Pokémon può essere. E poi speriamo che i fan siano impazienti di scoprire il prossimo grande capitolo della serie videoludica con Leggende Pokémon: Z-A, in arrivo entro la fine dell’anno».

E guardando ancora più avanti? Punterete soprattutto sulle app stile Pokémon Pocket?

«È stato fantastico vedere come i fan in Italia lo abbiano accolto: abbiamo ricevuto tantissimi riscontri positivi, sia dai neofiti che dai fan storici. Usciranno regolarmente nuove espansioni, come la recente Scontro Spaziotemporale. Ma ciò che accadrà nei prossimi anni dipenderà dall’evoluzione del panorama e dalle esigenze della nostra community».

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