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Libri per ragazzi, Martin Widmark: “Prepariamoci a un’estate molto gialla”

Lo scrittore svedese Martin Widmark

 

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Arrivano in Italia i mystery per bambini dell’autore svedese bestseller. Che qui ci racconta il suo mondo: “Storie complesse con un linguaggio semplice: è questo il segreto del successo con i più piccoli”
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«È una delle cose a cui faccio più caso quando scrivo: non bisogna mai sottovalutare l’intelligenza di un bambino. Perciò uso un linguaggio semplice, proponendo però storie dalla trama complessa. Cerco di vedere il mondo con gli occhi di un bambino e so che è un lettore lento, quindi devi scrivere la storia in modo ripetitivo, andare avanti e poi tornare indietro per dar modo di recuperare quel che si è perso. Poi si va di nuovo avanti. Ricordate i vecchi telefoni con il filo? È così che scrivo i libri di Jerry e Maya: un po’ avanti, un po’ indietro. Sottolineando sempre i dettagli importanti». Martin Widmark, 64 anni, svedese, è autore della fortunata serie Jerry & Maya Detective Agency, oltre 30 titoli, tradotta in 40 lingue, 30 milioni di copie vendute nel mondo, adattata in film, serie tv, spettacoli teatrali, giochi da tavola e videogame, che arriva ora in Italia per la prima volta.

Lo abbiamo raggiunto, tram…

«È una delle cose a cui faccio più caso quando scrivo: non bisogna mai sottovalutare l’intelligenza di un bambino. Perciò uso un linguaggio semplice, proponendo però storie dalla trama complessa. Cerco di vedere il mondo con gli occhi di un bambino e so che è un lettore lento, quindi devi scrivere la storia in modo ripetitivo, andare avanti e poi tornare indietro per dar modo di recuperare quel che si è perso. Poi si va di nuovo avanti. Ricordate i vecchi telefoni con il filo? È così che scrivo i libri di Jerry e Maya: un po’ avanti, un po’ indietro. Sottolineando sempre i dettagli importanti». Martin Widmark, 64 anni, svedese, è autore della fortunata serie Jerry & Maya Detective Agency, oltre 30 titoli, tradotta in 40 lingue, 30 milioni di copie vendute nel mondo, adattata in film, serie tv, spettacoli teatrali, giochi da tavola e videogame, che arriva ora in Italia per la prima volta.

Lo abbiamo raggiunto, tramite Zoom, nella sua casa nel centro di Stoccolma in una piovosa — a Roma splende il sole — mattinata di giugno. «Ah, che città meravigliosa è Roma», sono le prime parole che ci dedica, «la conosco bene perché la sorella più giovane di mia moglie ci ha vissuto per molti anni. Ora si è trasferita in un paesino nel nord del Lazio, Collevecchio, dove sono stato il mese scorso e dove piacerebbe anche a me comprare una casa. A quel punto non avrei davvero più scuse per non imparare l’italiano! Da vecchio insegnante, apprezzo molto la conoscenza della lingua». In due parole, forse senza essersene nemmeno accorto, Widmark ci ha già detto molto di sé e di cosa c’è dietro al successo di questa sua serie poliziesca per ragazzi.

Cominciamo dall’inizio: come sono nati Jerry e Maya?

«Dalla loro prima apparizione sono passati 24 anni, avevo realizzato il mio primo picture book Come catturare una tigre: era una storia che raccontavo a mio figlio quando aveva pochi anni mentre lo accompagnavo all’asilo. A lui piaceva e piacque anche all’editore che mi chiese di scrivere polizieschi per bambini».

Perché proprio dei mystery?

«Perché in quel periodo in Svezia non c’erano storie per bambini che parlassero di misteri, mancavano i gialli per i più piccoli. Ne avevamo di molto vecchi, dei tempi di Astrid Lindgren. Dissi che ci avrei provato e così sono nati Il mistero dei diamanti e Il mistero nell’albergo. All’epoca lavoravo come insegnante in un sobborgo di Stoccolma con molti immigrati, avevamo un bambino svedese su 350. Quindi eravamo diventati esperti a spiegare cose complesse in un linguaggio semplice. Era la nostra materia migliore (ride). Spiegavamo tutto — la società, la scienza, la lingua — ma con parole chiare. E questa esperienza l’ho portata nella serie Jerry & Maya».

Il motto della serie infatti è: libri semplici da leggere, misteri difficili da risolvere. Perché?

«Mi ha accompagnato dall’inizio e l’ho tenuto a mente dal primo libro. Perché tendiamo a sottovalutare i bambini, che sono invece molto più intelligenti di quanto sembri. Questo perché in genere il loro linguaggio, a una certa età, non è ancora così sviluppato quanto la loro mente. Per questo ho cercato di costruire storie complesse, intriganti, usando però una lingua molto comprensibile».

E qual è il messaggio che vuole dare con queste storie?

«Li definirei dei gialli morbidi, “gentili” se vogliamo, benché ci sia un crimine in ognuno di essi. Per ogni storia provo a dare una spiegazione: perché il ladro ha rubato? Perché il criminale si è comportato così? È un modo per far vedere che c’è sempre una ragione dietro a ciò che le persone fanno. E come un detective devi andare di deduzione in deduzione, pensare in modo logico. Se è successo questo, può essere a causa di questo o forse a causa di quello. Un altro aspetto che mi piace sottolineare è che Jerry e Maya sono le uniche persone normali in questo villaggio. Tutti gli altri sono adulti e sono un po’ troppo arrabbiati, un po’ troppo gelosi, un po’ troppo innamorati, un po’ troppo di tutto insomma... E questo è il modo in cui i bambini guardano gli adulti e giudicano il loro mondo. Jerry e Maya, se vogliamo, sono gli anti Pippi Calzelunghe. Pippi è così forte, con lei tutto è estremo e i bambini leggono di lei, delle sue avventure. Con Jerry e Maya puoi leggere con loro, perché sono ragazzini normali. E il lettore si identifica».

E nello stesso tempo le sue storie lanciano una sfida ai ragazzi. È così?

«Esattamente e credo sia una delle ragioni del successo, si sentono messi alla prova. Perché chiedo loro di essere più intelligenti di quanto pensano di essere. Propongo loro di unirsi a me per risolvere il crimine. Così leggendo queste storie si sentono un po’ più grandi di quello che sono in realtà. Se hanno 7, 8, 9 anni, ecco io alzo il livello su un lettore di 10, 11 anni. Così vengono messi alla prova da me, da Jerry e da Maya. Questo è uno dei motivi. Un altro è che questa serie ha così tante storie e dopo aver letto la prima sai che ne hai a disposizione altre 33. È un universo di storie! Sai che puoi rimanere lì con Jerry e Maya se lo vuoi».

Ma esiste un modo per far amare ai bambini i libri gialli? Il suo segreto qual è?

«Una cosa che ho scoperto molto tardi, forse uno o due anni fa, è che esiste davvero un segreto. E vale sia nei gialli per adulti che per ragazzi. Chi legge inizia sempre a fare delle ipotesi dinanzi a un mistero: il colpevole è il dottore, no è l’infermiera, ma no forse il tassista… e finisce il libro perché vuole avere la conferma di aver indovinato, di aver avanzato l’ipotesi giusta. Dipende da questo la forte attrazione per i libri gialli».

Questa serie è stata adattata in film, giochi da tavola, spettacoli teatrali e videogame. Ha partecipato a questi adattamenti?

«Non scrivo i testi degli adattamenti, ma mi consultano sempre. Mi chiedono se quello riproposto è il mondo di Jerry e Maya che ho immaginato io e così via. In alcuni casi mi coinvolgono di più, per esempio ora sono seduto a scrivere una storia per la Stockholm Concert Hall. Sul palco ci saranno 70 musicisti della filarmonica e scriverò per loro una storia di Jerry e Maya intitolata Il mistero della sinfonia. In questo caso sì, sono molto, molto coinvolto».

Il mistero dei diamanti di Martin Widmark (Giunti, illustrazioni Helena Willis, traduzione Sara Rossini, pagg. 96, euro 9,90, età 8+): in libreria dal 9 luglio

 

Ci sono autori che prende a modello?

«Sì, ovviamente. Adoro le storie di Tintin. È il mio grande modello. Sono cresciuto con gli album di Tintin. E ho capito di esserne stato molto influenzato. Ho notato che scrivo le mie storie in sequenze come faceva Hergé con le sue illustrazioni. Ho questo “libro nero” (ce lo mostra), è il mio taccuino degli appunti. È qui che scrivo tutte le mie storie. E metto anche le mie idee, buone e cattive. Alcune diventano un libro, altre no. Ecco (gira le pagine), queste sono le idee per il mio ultimo giallo, Il mistero dello spazio. E questo è il risultato finale (prende il libro, pubblicato lo scorso settembre). Inizio sempre col fare schizzi e abbozzare idee nel mio “libro nero” e dopo mi metto a scrivere al computer».

E a cosa sta lavorando ora?

«Oltre al testo sul mistero della sinfonia per la Stockholm Philharmonic Orchestra, sto lavorando anche a una sceneggiatura teatrale e ci sarà un nuovo caso per Jerry e Maya, Il mistero del contrabbando, che uscirà ad agosto. È il libro numero 35».

Lei è stato insegnante prima di diventare scrittore ed è molto attivo nella promozione della lettura. Frequenta ancora le scuole?

«Oggi non molto, ma per tutta la mia carriera di scrittore sono andato nelle scuole. Credo di aver visitato qualcosa come 1500 classi. Penso che una parte importante del cammino per diventare un bravo scrittore sia incontrare i lettori».

Il mistero nell’albergo di Martin Widmark (Giunti, illustrazioni Helena Willis, traduzione Sara Rossini, pagg. 96, euro 9,90, età 8+): in libreria dal 9 luglio

 

E se dovesse dare un consiglio per far appassionare i più piccoli alla lettura quale sarebbe?

«Passo metà del mio tempo a fare questo. Ho creato persino una fondazione, la Jerry e Maya Foundation, proprio per incoraggiarli a leggere di più. Il trucco è iniziare molto presto. Già all’asilo, prima ancora che sappiano leggere. Bisogna far sì che amino le storie. E poi è importante discutere con loro di ciò che si legge. Leggete una storia insieme e poi parlatene, è fondamentale. Quindi non bisogna leggere ai bambini solo quando vanno a letto, ma quando si ha tempo da dedicare alla discussione. È così che i più piccoli iniziano ad amare le storie. Poi quando sanno riconoscere le lettere e imparano a leggere, sapranno anche come capire la storia. Perché sono stati addestrati a farlo da quando erano piccoli e ora sono diventati lettori. Bisogna supportarli nel contatto con la letteratura, andare insieme in biblioteca, in libreria. Parlategli di ciò che voi genitori state leggendo. Mostratelo ai bambini, fategli vedere che siete una persona che legge. Passate del tempo sul divano a leggere, così il bambino vi prenderà a modello, vedrà quanto siete affascinati da un libro e capirà che c’è qualcosa di magico lì dentro!».

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