Francesco Vezzoli: “Enea è il vero eroe del presente”
di Dario PappalardoFrancesco Vezzoli: Il viaggio di Enea (sunt lacrimae rerum), il mosaico che sarà presentato a Palermo (qui un particolare) (courtesy the artist e Fondazione Ghenie Chapels)
Ulisse non abita più qui. Questo è il momento di Enea, il migrante della classicità, l’esule non per sua volontà, ma a causa di una guerra. Il protagonista del poema virgiliano si prende la sua triste rivincita sull’eroe dal multiforme ingegno perché è più vicino al tempo che stiamo vivendo. E così Francesco Vezzoli presenterà il 2 ottobre all’Università di Palermo un mosaico inedito dedicato a questa figura mitologica poco frequentata dall’iconografia. Si tratta della nuova tappa del progetto Crossing Borders, Popoli in Movimento, promosso dalla Fondazione Ghenie Chapels – Mecenatismo per l’Arte, a cura di Alessandra Borghese.
Francesco Vezzoli
Vezzoli, partecipa per la prima volta a un progetto collettivo esplicitamente politico.
«Considero il mio lavoro politico, forse in un’accezione più vicina alla sociologia e all’antropologia: la Sharon Stone di Democrazy, la videoinstallazione pres…
Ulisse non abita più qui. Questo è il momento di Enea, il migrante della classicità, l’esule non per sua volontà, ma a causa di una guerra. Il protagonista del poema virgiliano si prende la sua triste rivincita sull’eroe dal multiforme ingegno perché è più vicino al tempo che stiamo vivendo. E così Francesco Vezzoli presenterà il 2 ottobre all’Università di Palermo un mosaico inedito dedicato a questa figura mitologica poco frequentata dall’iconografia. Si tratta della nuova tappa del progetto Crossing Borders, Popoli in Movimento, promosso dalla Fondazione Ghenie Chapels – Mecenatismo per l’Arte, a cura di Alessandra Borghese.
Francesco Vezzoli
Vezzoli, partecipa per la prima volta a un progetto collettivo esplicitamente politico.
«Considero il mio lavoro politico, forse in un’accezione più vicina alla sociologia e all’antropologia: la Sharon Stone di Democrazy, la videoinstallazione presentata alla Biennale di Venezia quindici anni fa, parlava come il Trump di oggi. Ma, poiché quello che faccio è associato al glamour o quanto meno al suo studio, ho sempre rifiutato di accostarmi a progetti esplicitamente legati alla denuncia della sofferenza. Non volevo offendere nessuno. In questo caso, la spinta è arrivata dall’idea di poter lavorare su Enea. Mi ha dato la possibilità di intervenire sul tema delle migrazioni, entrando da una porta di servizio».
Le raffigurazioni di Enea nella storia dell’arte sono scarse.
«Rispetto alla centralità narrativa del personaggio, c’è uno scompenso incredibile. Insomma, l’Eneide è un pilastro della cultura occidentale. Dante prende Virgilio e ne fa la sua guida. Eppure l’immagine di Enea latita. O comunque è sempre e solo raffigurato con il padre Anchise sulle spalle. E io, che amo lavorare sull’iconografia del passato, non lo cercavo scultoreo o “pio”: lo volevo isolato, disperato. Ma non trovavo nulla che facesse al caso. Finché un ragazzo che ha un profilo Instagram come Young Agamben non mi ha sfoderato un’incisione del 1200 che si trova in una biblioteca di Nantes».
Paolo Pellegrin: La pietà di Gaza (courtesy the artist e Fondazione Ghenie Chapels)
Qui Enea è solo su una barca.
«Si tratta di un’iconografia abbastanza unica. Raffigura il personaggio in una solitudine completa e soprattutto nella sua totale antieroicità. Tutti sanno che Enea è definito come l’antieroe per eccellenza. Ma nel Duecento non c’erano ancora stati Roland Barthes, Umberto Eco e la semiotica e quindi questa intuizione iconografica risulta ancora più sorprendente. Mi sono innamorato dell’immagine e a quel punto ho operato una scelta tecnica: il mosaico, che è un po’ l’antenato del ricamo a mezzo punto su cui ho lavorato in passato. Così mi sono rivolto ai maestri di Ravenna per la realizzazione».
Christopher Nolan porterà al cinema un’ennesima Odissea. Anche l’Iliade ha avuto la sua fortuna sullo schermo. L’Eneide no, resta ferma al palo. Perché?
«Perché da duemila anni il sangue tira e la bontà molto meno. Anche se l’Eneide è derivativa rispetto ai testi di Omero, ha una sfumatura di sentimenti, una sua complessità inarrivabile. Oggi come presidente degli Stati Uniti vorremmo Enea, non Ulisse. M a nell’Iliade ci sono una drammaticità, un’ipermuscolarità e a volte anche una semplificazione che la fanno apprezzare di più. Pensiamo persino a come si affronta l’omosessualità: Achille e Patroclo sono due maschi alfa che lottano, uccidono. Nell’Eneide, un intero libro è dedicato a Eurialo e Niso: una storia d’amore, di dolore, tragedia, altruismo e malinconia che rappresenta un unicum nella letteratura antica. E vogliamo parlare di Enea e Didone? Le scene tra loro sembrano uscite da C’era una volta in America o dal cinema di Fassbinder. L’Eneide è un testo profondamente europeo; dovremmo rileggerlo, lavorare su quelle passioni per alimentare l’etica contemporanea»
Claire Fontaine: I sommersi e i salvati (foto Maghweb)
I giovani incroceranno il suo Enea, che entra non in un museo, ma all’università, dove resterà per anni.
«L’arte contemporanea oggi è prigioniera dei suoi riti e dei suoi mercati. In questo caso si tratta di fare qualcosa di diverso. Le opere del progetto non sono in vendita, ma per gli studenti. L’Università di Palermo vanta una delle facoltà di legge più stimate. Quando ci sono entrato la prima volta, l’impatto è stato molto forte. Le targhe con i nomi degli ex allievi, vittime di mafia, rappresentano la storia del nostro Paese. Quelli sono i veri eroi che nessuno può mettere in discussione. E poi diciamolo…».
Cosa?
«Un progetto così, dedicato alle migrazioni, adesso nelle università americane non si potrebbe fare. E i musei statunitensi sono paralizzati».
Nel mondo in fiamme, un artista non può che schierarsi?
«Come privato cittadino sicuramente. Come artisti, dobbiamo scegliere i contesti giusti, liberi da qualsiasi implicazione. Magari meno impattanti sul piano globale, ma realmente indipendenti. E poi non puoi mettere tutto nella tua arte. Ora è più importante ascoltare la testimonianza diretta di chi vive il dramma, di chi ha più diritto a parlare».