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Michele Tadini:“Il nostro omaggio al Battiato (quasi) sconosciuto”

Michele Tadini:“Il nostro omaggio al Battiato (quasi) sconosciuto”

Il compositore porta alla Biennale di Venezia un concerto che presenta il lato più sperimentale dell’artista siciliano. Con scene e suoni che evocano lo stile dei dervisci

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Il luogo è magico e quindi perfetto per catturare lo spirito dell’artista più incasellabile della storia musicale non solo italiana: dalla psichedelia di Fetus, Pollution e Sulle corde di Aries dei primi anni ’70 alle sperimentazioni “colte” che vanno dal ’74, l’anno di Clic a L’Egitto prima delle sabbie con i maestri Antonio Ballista e Bruno Canino (1978) con cui vinse il Premio Stockhausen. Dal 1979 con L’era del cinghiale bianco, Patriots e il successivo, trionfale La voce del padrone inizia invece la fase più straordinaria: riferimenti spirituali ed esoterici coltissimi su costrutti musicali pop irresistibili che vedono il pubblico di massa ballare cantando a squarciagola cose come «Le tue strane inibizioni/ non fanno parte del sesso/ I desideri mitici di prostitute libiche/ il senso del possesso che fu prealessandrino». Uno “shocking in my town”, per parafrasarlo, che è diventato storia del nostro Paese.

Dagli spazi cinquecenteschi del Teatro alle Tese presso l’Arsenale di Venezia, grandi capannoni dove si tendevano le vele, il maestro Michele Tadini spiega che «ci sono progetti che nascono da un’intuizione: in questo caso in un dialogo tra il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco e Caterina Caselli. Poi crescono seguendo una logica quasi autonoma, come se le cose trovassero da sole il loro posto». Arcipelago Battiato, l’omaggio che la Biennale Musica dedica a Franco Battiato il 17 e 18 novembre, è uno di questi. Crossover per vocazione e per formazione — dall’elettronica alla musica da camera, dal teatro alla danza — Tadini ha sempre abitato territori di confine, proprio come Battiato: è lui, non a caso, l’artefice di questa navigazione sonora in questo arcipelago musicale inquieto.

Cosa ci aspetta?

«Stiamo allestendo palcoscenici diversi, varie pedane, raffinando tracce audio. È una macchina complessa ma bellissima».

Questo luogo consente di creare spazi particolari, immagino…

«L’allestimento pensato da Antonino Viola ha ridato luogo e tempo a questo cerchio di musica con le isole intorno. Data l’enormità dello spazio, i musicisti saranno vicini al pubblico. È stato trattato acusticamente per abbattere al massimo i riverberi».

Mi parli dell’impianto sonoro.

«Sarà imponente: forma un cerchio. Io e Thierry Coduys avevamo già lavorato insieme per un’opera di Luciano Berio. La spazializzazione è una cosa su cui lavoriamo da molto tempo. Nel finale questa corona creerà una danza rotante di suoni intorno al pubblico. Fin dalla prima chiacchierata con Buttafuoco, era chiaro che non doveva essere una cosa sul tipo Alice canta Battiato, perché c’è già ed è molto bella. Io volevo prendere non solo i pezzi dichiaratamente sperimentali ma tutto quello che fa parte della produzione di Battiato, cercando di legarla con un filo rosso. Quindi tre palcoscenici: uno legato alla Sicilia, uno classico con pianoforte, violino, violoncello e uno con le percussioni».

Perché Arcipelago Battiato?

«Doveva essere un omaggio al Battiato compositore. Io e Leonardo Marino abbiamo passato un’estate intera io ad ascoltare pezzi, decidere quali rappresentare. Gli spazi diversi, il suono avvolgente ci ha portato a pensare ai brani come a isole dentro un arcipelago. Un viaggio in un mare di musica in cui spuntano le isole delle canzoni. Ma è stato quando Antonino Viola ha mostrato il rendering con i palchi circolari, che è scattata la scintilla. Certo, è un arcipelago, ma è anche un cerchio: la danza dei dervisci!».

Che brani proporrete?

«All’inizio Sequenze e frequenze, che stupirà chi non lo conosce perché sembra musica contemporanea per nastro magnetico. Poi arriva la parte cantata che esplode nello spazio. Questo è uno degli esempi della magia: solo dopo averci lavorato a lungo campionando suoni di mare e sirene ci siamo resi conto che è come se il brano fosse stato pensato per questo posto. Una strofa dice: “Io stavo sempre seduto/ sopra un muretto/ a guardare il mare/ Ogni tanto passava una nave”. È proprio ciò che vediamo da qui. Incredibile! Poi ci sarà una citazione di Pollution e una rielaborazione di Le voci si fanno presenze. L’ombra della luce, che penso sia il pezzo più bello di Battiato — la facciamo due volte, in italiano e in arabo: una è molto intima, l’altra ha un enorme coro. Ci saranno pezzi meno noti come Cern ma anche Povera patria che sembra parli di oggi. Chiudiamo con U cuntu in siciliano, tornando alle origini».

Battiato era un tipo particolare di mistico, il trickster: capace di prendere in giro gli incauti senza che se ne accorgessero.

«Sì! C’è un’intervista in cui gli chiedono quale fosse il senso di “centro di gravità permanente” e lui risponde: “Beh ero in un centro e c’era una mia amica che voleva farsi la permanente…”. Giocava con qualsiasi cosa in un modo assolutamente non prevedibile».

Si percepisce nella sua storia una vicinanza artistica: la poliedricità.

«Sono fortunato. L’editore SZ Sugar ha deciso che questo mio essere fuori dai ruoli specifici è una ricchezza: pubblica le mie opere e non a caso è patrocinatore di questo evento. Tra l’altro il suo catalogo è inestimabile con autori da Maderna a Berio».

Lei attraverso suo padre, l’artista Emilio Tadini, Berio l’ha conosciuto bene.

«Quando ero piccolino, veniva a casa nostra. In seguito ho lavorato con lui curando la parte elettronica con Thierry Coduys. Berio era una persona fantastica, gentilissima. Amava raccontare di quando alla prima della sua Sinfonia a New York, andò in camerino a trovarlo Miles Davis e gli disse: “Berio, give me some chords”, “Dammi degli accordi” (imita una voce cavernosa). Questa cosa lo rendeva così felice! Perché Davis aveva capito la cifra vera di Berio: l’armonia, la capacità di costruire armonie che non sono tonali ma sono straordinarie».

Alla fine qual è il suo pezzo preferito di Battiato?

«Non saprei. Però L’ombra della luce mi colpì con grande forza quando l’ascoltai. E oggi sono lieto di poterla rielaborare per cercare di darle un’altra dimensione: la stessa cosa, ma in un altro modo».

L’EVENTO

Al Teatro alle Tese dell’Arsenale il 17 e il 18 novembre (ore 21), va in scena “Arcipelago Battiato”, omaggio live al maestro siciliano, costruito in un percorso circolare diviso in “isole”. Lo firmano i compositori Michele Tadini e Leonardo Marino, con la regia di Antonello Pocetti, il sound design di Thierry Coduys, la scenografia di Antonino Viola. In scena Malika Ayane e un ensemble di musicisti straordinari: Flavio Virzi (chitarra), Simone Beneventi (percussioni), Silvia Mandolini (violino) ed Elide Sulsenti (violoncello), Diego Ronzio (multistrumentista). L’evento è parte dei Progetti speciali dell’archivio storico della Biennale di Venezia

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