✕

Libri da leggere, “Gli uccelli” che volarono per primi

Tippi Hedren nel cult Gli uccelli (1963) di Hitchcock

 

Ascolta l'audio

L’horror di Frank Baker arriva in Italia soltanto ora, ma fu pubblicato negli anni Trenta. Anticipa il racconto di Daphne du Maurier che ispirò il film di Alfred Hitchcock. Anche in questo caso ci sono pericolosi pennuti all’attacco che non lasciano scampo. Con qualche sprazzo di umorismo molto british
3 minuti di lettura

In questa storia si muovono almeno tre scrittori. Il primo si chiamava Frank Baker (1908-1983), ex assicuratore ed ex organista londinese. Nel 1936 pubblicò un suggestivo romanzo dal titolo Gli uccelli, protagonista un giovane assicuratore che si occupa di polizze marittime; stufo del suo lavoro e disgustato dalla noia metropolitana, sentimentalmente inappagato e incerto (è bisessuale), è tentato di lasciare l’impiego e la casa, dove vive con mamma e cameriera, quando assiste a un curioso incidente nel cuore della City, dove un’anziana donna viene colpita e uccisa da uno strano uccello; è l’inizio di un’apocalisse aviaria dai contorni metafisici, che avrà il suo zenith in un sanguinoso assedio alla cattedrale di Saint Paul. Il romanzo alterna momenti appassionanti da thriller a considerazioni sardoniche sulla cosiddetta civiltà, in cui l’autore non risparmia niente della società capitalistica dell’epoca (che è poi sostanzialmente la stessa di oggi): lo schiacciamento dell’individuo, l…

In questa storia si muovono almeno tre scrittori. Il primo si chiamava Frank Baker (1908-1983), ex assicuratore ed ex organista londinese. Nel 1936 pubblicò un suggestivo romanzo dal titolo Gli uccelli, protagonista un giovane assicuratore che si occupa di polizze marittime; stufo del suo lavoro e disgustato dalla noia metropolitana, sentimentalmente inappagato e incerto (è bisessuale), è tentato di lasciare l’impiego e la casa, dove vive con mamma e cameriera, quando assiste a un curioso incidente nel cuore della City, dove un’anziana donna viene colpita e uccisa da uno strano uccello; è l’inizio di un’apocalisse aviaria dai contorni metafisici, che avrà il suo zenith in un sanguinoso assedio alla cattedrale di Saint Paul. Il romanzo alterna momenti appassionanti da thriller a considerazioni sardoniche sulla cosiddetta civiltà, in cui l’autore non risparmia niente della società capitalistica dell’epoca (che è poi sostanzialmente la stessa di oggi): lo schiacciamento dell’individuo, l’inconcludenza di molto terziario, la repressione sessuale, le arti utilizzate per stordire le masse. Ce n’è anche per il grande schermo: «Credo che il cinema», riflette tra sé il protagonista narratore, «con le sue emozioni fasulle, la sua parodia della vita, il suo sentimentalismo artificioso, abbia costituito la peggiore forma d’arte con cui il nostro popolo abbia cercato di combattere la realtà».

E il cinema si vendicò. Nel 1963 esce in sala Gli uccelli di Alfred Hitchcock, che racconta un inspiegabile attacco di pennuti all’umanità. Baker sobbalza; gli spiegano che all’origine della pellicola c’è un secondo Gli uccelli, un racconto di Daphne du Maurier del 1952, basato sulla stessa trovata, anche se assai più smilzo e con finale aperto: lì il protagonista è un virile fattore della Cornovaglia che per due giorni difende la casa e la famiglia dal violento assedio di diverse specie di uccelli. Fedele a ciò che il suo protagonista pensa del cinema, Baker non va a vedere il film di Hitchcock, ma legge il racconto di du Maurier e minaccia di adire le vie legali. Il suo editore – per inciso, cugino di primo grado della scrittrice – gli sconsiglia di mettere in mezzo gli avvocati, e Baker si risolve a scrivere privatamente alla collega e al regista. Sir Alfred non gli risponde neanche; Daphne du Maurier, dopo aver negato di aver mai letto il suo libro, inizia un affettuoso scambio epistolare in cui gli concede almeno una cosa: che «la vostra opera è di gran lunga più profonda della mia».

A complicare la questione – e a scagionare in buona misura almeno il regista di Psycho– c’è un terzo scrittore, Salvatore Albert Lombino, più conosciuto come Evan Hunter e ancora di più con lo pseudonimo di Ed McBain, con cui firmava i polizieschi sull’87º distretto. Nel chiedergli di trarre una sceneggiatura dal racconto di Daphne du Maurier, Hitchcock gli aveva detto che non avrebbe ambientato il film in Cornovaglia, e che non voleva come protagonisti un agricoltore incapace di esprimersi e la sua scialba moglie: «Dimentichi completamente la storia. Il solo elemento che sarà preso da questa storia saranno il titolo e l’idea degli uccelli che attaccano esseri umani». E così il terzo Gli uccelli, quello di Hunter/Hitchcock, è diventato la storia della bionda Melanie (Tippi Hedren), testimone e vittima di misteriosi attacchi di uccelli nella cittadina marina di Bodega Bay, California, infine salvata dal bell’avvocato Mitch (Rod Taylor).

Dei tre,Gli uccelli in versione cinematografica è l’unico incontestabile capolavoro: è l’opera più arcana di Hitchcock, la prima in cui il regista, fanatico della preparazione scritta, si permise qualche improvvisazione sul set, e con un finale (accorciato rispetto a quello scritto da Hunter) ancora oggi meravigliosamente suggestivo. Il racconto di Daphne du Maurier è un intrigante entertainment che sarebbe potuto finire anche nei telefilm Ai confini della realtà. Il romanzo di Baker, al di là delle diatribe filologiche, è un recupero piacevole: all’epoca della sua prima edizione ebbe riscontri scarsissimi (si parla di trecento copie vendute), e una più fortunata riedizione in occasione del film, ma ora esce finalmente in Italia, edito da Cliquot con traduzione di Federico Cenci e Lucrezia Pei, più un’illuminante prefazione di Riccardo Nuziale.

Occhio a pag. 75, dove c’è uno dei pochi momenti umoristici, protagonista un cancelliere tedesco, «noto persecutore degli ebrei e oracolo dell’antico grido di guerra imperiale del suo Paese», aduso ai convegni di popolo: «Durante uno di questi raduni di folla, un uccellino volò sopra la sua testa e defecò con un delicato plop sui suoi capelli neri accuratamente pettinati all’indietro». Forse l’ispirazione per quell’apocalisse di uccelli era il nazismo che si profilava già all’orizzonte.

Il libro

Gli uccelli di Frank Baker (Cliquot, traduzione Federico Cenci e Lucrezia Pei, pagg. 288, euro 22)

Leggi i commenti