È come se il discorso fosse cominciato altrove, come se l’orecchio del lettore si sintonizzasse su una certa e speciale frequenza a programma già iniziato. È però il bello di una scrittura che somiglia a una voce, di un progetto letterario connotato da un peregrinare che non produce trame ma senso. O quantomeno lo cerca: l’uomo che dice io è appena uscito dalla clinica berlinese dove è andato a t…