Proust odi et amo. «La Recherche? Una palla». Così parlò Valérie Perrin, autrice bestseller di Cambiare l’acqua ai fiori alla platea del Salone del libro di Torino del 2021 scatenando risate complici. Perrin è in buona compagnia. A demolire l’autore francese della monumentale saga in sette volumi sono stati gli autori più disparati. Da Ken Follett al premio Nobel Kazuo Ishiguro e, prima di loro, nomi come Joyce, Céline e persino Sartre. Ma allo stesso tempo il grande francese ha anche schiere di lettori e lettrici appassionati. Dagli insospettabili Jack Kerouac e Philip K. Dick a Virginia Woolf, Haruki Murakami e Anne Carson.
Perdersi in Proust, l'incontro con Melania Mazzucco al Salone del libro
Proust, il re delle subordinate, l’autore probabilmente più citato da chi non lo ha letto, divide. Lo sa bene Daria Galateria, che del padre della Rechercheè una delle più gran…
Proust odi et amo. «La Recherche? Una palla». Così parlò Valérie Perrin, autrice bestseller di Cambiare l’acqua ai fiori alla platea del Salone del libro di Torino del 2021 scatenando risate complici. Perrin è in buona compagnia. A demolire l’autore francese della monumentale saga in sette volumi sono stati gli autori più disparati. Da Ken Follett al premio Nobel Kazuo Ishiguro e, prima di loro, nomi come Joyce, Céline e persino Sartre. Ma allo stesso tempo il grande francese ha anche schiere di lettori e lettrici appassionati. Dagli insospettabili Jack Kerouac e Philip K. Dick a Virginia Woolf, Haruki Murakami e Anne Carson.
Perdersi in Proust, l'incontro con Melania Mazzucco al Salone del libro
Proust, il re delle subordinate, l’autore probabilmente più citato da chi non lo ha letto, divide. Lo sa bene Daria Galateria, che del padre della Rechercheè una delle più grandi studiose avendo curato la prima edizione commentata al mondo. «È incredibile come gli scrittori che a lui dovrebbero essere più vicini per temi, stile, attitudine, se ne discostino e come invece Proust sia un maestro, un riferimento, per altri che apparentemente invece sono lontanissimi da lui», dice Galateria che firma la postfazione della nostra antologia, curata da Paolo Di Paolo, Un amore di Proust che si trova in edicola e nel nostro bookshop online.
Ma cominciamo dai detrattori. Sul fronte dei contemporanei, oltre a Perrin, c’è anche Follett – tra i più venduti al mondo con 200 milioni di copie – che ha dichiarato, pur riconoscendone il genio, «che non fa battere il cuore ai lettori». Lo scrittore del tempo perduto non piace nemmeno alla Candace Bushnell di Sex and City che ha detto candidamente al New York Times «di non poterlo proprio sopportare».
Proust non piace neppure al premio Nobel amatissimo di Non lasciarmi Kazuo Ishiguro: lo scrittore apprezza alcuni passaggi, ma in generale ha dichiarato di trovarlo «tedioso» e troppo intriso di «snobismo francese».
Salone del libro: Proust senza tempo, con Alessandro Piperno
Ishiguro, tra i grandi, è in buona compagnia. Marcel non piaceva per esempio a James Joyce che disse di aver letto qualche pagina e di non aver trovato nulla di interessante. I due, James e Marcel, si incontrarono una volta a una cena, ma neppure vedersi dal vivo scaldò i loro cuori. Lo scontro tra Proust e Céline è notissimo: l’autore di Viaggio al termine della notte demolì, come ricorda Galateria, le sue «minusculisantes analyses (minuscole analisi) da frocio». «Si è espresso anche sul fatto che fosse ebreo – continua Galateria – però, più avanti, nelle sue lettere tarde disse che era stato l’ultimo grandissimo scrittore, intendendo che fosse l’ultimo sommo scrittore francese mentre poi è lui stesso a inaugurare un altro universo letterario».
Jean Paul Sartre accusa Proust di fare «propaganda borghese». E pare che persino Borges avesse un’opinione ambivalente e che ogni tanto lo avrebbe definito troppo prolisso.
A fronte dei grandi detrattori, l’inventore di Combray aveva e ha però anche una schiera di fan. Il padre della beat generation, per esempio. Ancora Galateria: «Jack Kerouac dice di aver scritto tanti romanzi, con personaggi diversi ma che in realtà voleva, come Proust, creare un unico personaggio: se stesso». Lo scrittore di Sulla strada definisce il francese «un genio» capace di lampi forti che aprono squarci su qualcosa di mai visto «eppure ossessivamente familiari». «Ci dice che Proust – continua Galateria – in fondo parla di noi facendoci scoprire il nostro Ioi on the road, a ritmo continuo». Altro fan sorprendente: Philip K. Dick. «Dice che il tempo collassato, il suo tempo di fantascienza, gli è stato assolutamente ispirato da Proust».
Virginia Woolf lo adorava: «Che cos’altro si potrà scrivere dopo?». Tra i contemporanei piace tantissimo a Haruki Murakami che lo cita nelle sue opere attraverso i personaggi – vedi 1Q84 – e lo ritiene un riferimento.
Il creatore di Swann, Albertine, Gilberte, piace moltissimo anche a Hisham Matar. L’autore lo ha definito una delle sue più grandi influenze letterarie. E così anche Ben Lerner: recentemente ha dichiarato che l’unico memoir, il vero memoir, è proprio Alla ricerca del tempo perduto.
Il drammaturgo giapponese Yukio Mishima ha confessato, svela Galateria, di aver letto solo il primo volume che pure lo aveva folgorato. E non è il solo. Basta andare in qualsiasi libreria italiana: il primo dei sette romanzi è spesso esaurito. Gli altri sei sono invece facilmente reperibili. Andare avanti è questione di pazienza.
A Proust bisogna dedicarsi, prendersi un tempo lungo. Come sta facendo il nostro gruppo di lettura L’Isola di Robinson che si è dato un obiettivo: finire il settimo e ultimo volume entro il suo anniversario. Il tempo ritrovato fu pubblicato postumo nel 1927.
Appassionati e detrattori, dicevamo. Proust non era la tazza di tè di un grande inglese, D. H. Lawrence, che considerava la sua letteratura troppo introspettiva e, addirittura, infantile. Non piaceva neppure a Evelyn Waugh che lo demolì definendolo «mentalmente difettoso»: «Sto leggendo Proust per la prima volta. Roba davvero scadente. Penso avesse qualche disordine mentale». Roba forte.
Ammiratori? Ce ne sono altri. Per esempio la grande Anne Carson che a Proust, che ha confessato di aver letto per anni, qualche pagina ogni giorno a colazione, come ha ricordato su queste pagine Maura Gancitano, ha dedicato The Albertine Workout.
Per decidere da che parte stare, non resta che provare a leggere la Recherche come molti gruppi di lettura. Noi siamo tra il secondo e il terzo volume (non c’è giudizio, non è gara). Unitevi a noi. E vedremo poi se dare ragione a Kerouac o a Ishiguro, ad Anne Carson o Céline. Galateria non ha dubbi: «È il romanzo più bello del mondo».