L’autobiografia di Giuseppe Conte, che con una prosa imbarazzante lecca sé stesso come i gatti, è in classifica. Invece il libro di Carlo Calenda, che pure è scritto come un vero libro, arranca, nonostante la straripante pubblicità sui muri e sulle fiancate degli autobus. L’autobiografia di Silvia Salis è pronta ma, con la malizia delle dive, all’ultimo momento la sindaca di Genova l’ha rimandata: uscirà in autunno. Forse. Mattia Feltri, nel suo podcast con Andrea Lucatello e Riccardo Quadrano, in preda al disagio dell’abbondanza, non è riuscito a contare i libri dei politici italiani e si è rifugiato in una cifra iperbolica, 365.458, che non è un numero vero ma, come il milione del signor Bonaventura, è una definizione della potenza, del flusso inesauribile.
Renzi che è smodato, ne ha scritti 19. D’Alema forse 15. Veltroni, che però è Veltroni, un genere a sé, ne ha scritti 64. Anche Dario Franceschini è uno scrittore di romanzi (sei), tradotti in francese da Gallimard. Prodi, che è …
L’autobiografia di Giuseppe Conte, che con una prosa imbarazzante lecca sé stesso come i gatti, è in classifica. Invece il libro di Carlo Calenda, che pure è scritto come un vero libro, arranca, nonostante la straripante pubblicità sui muri e sulle fiancate degli autobus. L’autobiografia di Silvia Salis è pronta ma, con la malizia delle dive, all’ultimo momento la sindaca di Genova l’ha rimandata: uscirà in autunno. Forse. Mattia Feltri, nel suo podcast con Andrea Lucatello e Riccardo Quadrano, in preda al disagio dell’abbondanza, non è riuscito a contare i libri dei politici italiani e si è rifugiato in una cifra iperbolica, 365.458, che non è un numero vero ma, come il milione del signor Bonaventura, è una definizione della potenza, del flusso inesauribile.
Renzi che è smodato, ne ha scritti 19. D’Alema forse 15. Veltroni, che però è Veltroni, un genere a sé, ne ha scritti 64. Anche Dario Franceschini è uno scrittore di romanzi (sei), tradotti in francese da Gallimard. Prodi, che è professore, chiama i libri “pubblicazioni”: una quarantina. E in una delle tante autobiografie confessa: «Se mi chiamano io rispondo. La vanità esiste». Persino Danilo Toninelli, il recordman delle bêtises a 5 stelle, ha raccontato la sua vita (Non mollare). Alla ricerca della vita nova, Luigi Di Maio ha scritto la più struggente delle autobiografie. Maurizio Lupi, essendo moderato, ha scritto un solo libro. E uno ne ha scritto Angelo Bonelli, battendo il suo partner in crime Nicola Fratoianni, che non ne ha scritto nessuno. Anche Tajani, nessuno. Neppure Piantedosi ha scritto libri, ma la sua amica Claudia Conte ne ha scritti 5 e sta completando il sesto, molto atteso nel mondo del gossip.
Ci sono libri che hanno accompagnato un grande successo, come il famoso Io sono Giorgia del 2021. Inseguendo quel primo libro, Meloni ne ha scritti altri 4. Nel 2019, Salvini aveva anticipato Giorgia nel titolo Io sono Matteo Salvini e aveva provato a raccontarsi come l’uomo del secolo: dopo tre mesi si dimise. Il generale Vannacci, in preda alla sindrome one-hit wonder, la meraviglia di una volta sola, disperatamente insegue la chimera del bis del Mondo al contrario, e dondolando i fianchi e roteando gli occhi ha annunciato il quarto libro nel quale coraggiosamente spezzerà le reni… agli immigrati.
Ci sono libri che offrono spunti alla Storia come quello, uscito a febbraio, di Achille Occhetto e ci sono libri che attendono altri libri che forse arriveranno o forse no, come i due che ha scritto Elly Schlein. Il mio amico Enzo Trantino, che era uno spiritoso galantuomo, grande avvocato e per moltissimi anni parlamentare della destra, scrisse un libro che nel titolo riassume benissimo, senza ironia, il rapporto tra il politico e lo scrittore: Lettere a me stesso. La prefazione era mia.