Il podcast di Molinari

di Maurizio Molinari

L’Italia, il mondo. La nostra vita. I commenti di Maurizio Molinari. Anche in versione podcast

Una ripresa verde, giusta, sostenibile

Il governo Draghi nasce grazie all'adesione della grande maggioranza delle forze politiche alla richiesta del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, di unirsi per risollevare il Paese colpito dalla pesante crisi sanitaria ed economica innescata dalla pandemia Covid 19. L'interrogativo dunque è quale direzione intraprendere per ricostruire il sistema produttivo e rafforzare la coesione sociale al fine, come ha detto ieri il presidente del Consiglio riassumendo la propria missione, di "mettere in sicurezza il Paese".

La risposta che ci arriva dall'Ocse - l'Organizzazione dei Paesi più industrializzati - e dall'Unione Europea è univoca: serve una ripresa "verde" perché la sovrapposizione fra misure per la protezione del clima e per lo sviluppo economico genera da un lato forte solidarietà e dall'altro prosperità.

English version

Sono almeno 30 - su un totale di 37 - i Paesi Ocse che hanno già inserito misure di sostegno alla "transizione verso economie più verdi" nei loro programmi di ripresa prevedendo quattro grandi tipologie di interventi: leve fiscali per favorire trasporti verdi, ricerca sull'energia pulita ed economia circolare; sostegni per famiglie e imprese che scelgono di installare impianti verdi; finanziamenti per creare lavoro nei settori verdi; protezione della biodiversità e più in generale della natura.

Le situazioni sono le più diverse: si va dai Paesi che ristrutturano i parcheggi di auto per fare spazio a piste ciclabili, trasporti pubblici e spazi per camminare ad altre nazioni dove invece la preferenza è incentivare le tecnologie non inquinanti nei settori dell'aviazione come dell'industria auto. È una direzione di marcia che coincide con il piano "Next Generation EU" dell'Unione Europea - il Recovery Plan da 750 miliardi di euro varato nel maggio scorso - perché si basa "sull'European Green Deal" che richiede ai 27 Stati membri di intraprendere azioni concrete in tutti i settori dell'economia: dalla riduzione delle emissioni nocive con lo sviluppo di progetti ad energia rinnovabile all'investimento nelle tecnologie verdi, dai nuovi trasporti pubblici e privati eco-compatibili alla costruzione di edifici che sostengano l'economia circolare fino alla richiesta di avere partner internazionali determinati a migliorare gli standard di rispetto dell'ambiente.

Sommando le indicazioni che vengono da Ocse e Ue ci troviamo di fronte ad una vasta gamma di opzioni a cui attingere per far coincidere le specifiche esigenze del nostro sviluppo nazionale con la protezione del clima. Sta ad ogni Paese scegliere quale è la propria strada su questo sentiero comune per le democrazie industriali.

La Sud Corea, ad esempio, si è affidata - lo scorso luglio - ad un dettagliato piano quinquennale per un valore stimato di circa 61 miliardi di dollari nella convinzione che possa creare 659 mila posti di lavoro, aumentando la produzione di energia rinnovabile da 12,7 GW a 42,7 GW, espandendo la flotta di vetture a idrogeno e rimodernando scuole ed edifici pubblici al fine di azzerare le emissioni nocive e trasformare le aree urbane in "green smart cities" ovvero città dove alta tecnologia e tutela dell'ambiente migliorano la qualità della vita degli abitanti.

Se a questo aggiungiamo che una delle prime decisioni del presidente americano Joe Biden e della sua vice Kamala Harris è stata la creazione alla Casa Bianca di una task force di super esperti al fine di "creare lavoro e tagliare le emissioni nocive" non è difficile arrivare alla conclusione che la ricostruzione post pandemia stia assumendo le fattezze di una ridefinizione del sistema economico occidentale attorno alla necessità di proteggere il ceto medio da due pericoli convergenti per la sicurezza collettiva: la perdita del lavoro e i cambiamenti climatici.

È un terreno sul quale si incontrano i tre grandi fenomeni socio-economici che hanno segnato l'inizio del XXI secolo: l'innovazione tecnologica sul mercato del lavoro, il rispetto del clima come valore sempre più condiviso e la lotta alle diseguaglianze innescate dalle ferite della globalizzazione.

Quando il Segretario di Stato americano Antony Blinken afferma che le democrazie occidentali si trovano tutte ad affrontare la stessa tipologia di "sfide interne" fotografa i motivi che portano Ocse e Ue a procedere nella stessa direzione: pandemia, lavoro, clima e diseguaglianze sono aspetti diversi della necessità di ridefinire un modello socio-economico capace di garantire protezione e prosperità ai propri cittadini. E per riuscirci servono nuovi indicatori di ricchezza, nuove politiche di intervento e nuove forme di lavoro ovvero una declinazione aggiornata del concetto di giustizia economica.

Per il governo di Mario Draghi ciò significa poter progettare la ricostruzione del Paese in una cornice, europea e occidentale, capace di moltiplicare risorse ed opportunità. Anche perché l'Italia, in quanto presidente di turno del G20, può avere un ruolo da protagonista sulla scena globale in vista del summit Onu di Glasgow sul clima in autunno. Puntando non solo ad armonizzare le ricette di Bruxelles e Washington sulla "green recovery" ma anche a far condividere agli altri partner del G20 che continuano ad investire nei carburanti fossili - a cominciare da Cina e India - la necessità della svolta verde.

L'ascolto è riservato agli abbonati premium

  • Copiato negli appunti https://puntoitalia.online/rubriche/il-podcast-di-molinari/2021/02/13/audio/una_ripresa_verde_giusta_sostenibile-423102623/

Gli altri contenuti della rubrica - Il podcast di Molinari