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Le peripezie dell’immagine, le giravolte della cronaca, una finestra sulle gioie e le magagne della vita. Ogni giovedì il podcast di Filippo Ceccarelli, anteprima della rubrica del Venerdì di Repubblica

Baciamo le mani alla baracconata

Dal trasformismo al travestimento, dal travestitismo alla kermesse in costume, tanto va il potere all’autocelebrazione che ci lascia lo zampino - ma non subito, purtroppo. Così, a proposito di stile pubblico, uno si vede allegramente segnalare che il sindaco di Genova (!), Marco Bucci, nella cerimonia augurale del Confeugo ha pensato bene di vestirsi da Doge; e allora frugando nel web, ecco che si trova questa foto di un signore in ginocchio che gli bacia la mano e allora ci si chiede: è normale ridere o bisogna preoccuparsi? Interrogazione posta qui senza ira né scandalo, con sincera e curiosa meraviglia riguardo agli usi dell’odierna classe dirigente di una città che da qualche tempo meriterebbe forse, da parte dei suoi amministratori, qualcosa di più serio cui porre mente e cuore; donde un ulteriore dubbio: dove mai s’è cacciato l’antico decoro dei genovesi?

Per quanto declinato in modo scherzoso, il bacio della mano rientra nei canoni dei rituali di sottomissione – e per smania documentaria s’informa il cortese lettore che già due volte nell’anno appena trascorso, ad Afragola e a Biella, Salvini, ha avuto la mano baciata e subito Di Maio ha precisato che anche a lui era accaduto. Ora, vai a sapere se l’ideona del sindaco en travesti sia venuta a lui stesso o a qualcuno dei suoi spin doctor estenuati dalle pressanti vicissitudini del Ponte Morandi, ma molto lascia pensare che vestirsi da Doge risponda a un elementare quanto astuto ripristino dell’identità municipale. E tuttavia questa vera e propria ricreazione di una tradizione finisce qui per trasmettere un groviglio di spettacolo autopromozionale e regressione democratica all’insegna di una vanitosa coreografia del tutto immune al senso del ridicolo.

Anche troppo si può arzigogolare sul trionfo della sartoria teatrale nella ex città più riservata d’Italia. Con tanto di pelliccetta sul bavero, il sindaco sembra aver sposato, del tutto inaspettatamente e a freddo, lo stile Camp nell’accezione di Susan Sontag: passione per l’eccessivo e lo stravagante, ironica e festosa esaltazione dei propri desideri; e infatti la foto evoca una specie di sogno selvaggio, come pure fa pensare al segreto rapporto del potere con la metamorfosi, ma soprattutto mette in scena la tentazione – tutta nostra, tutta italiana – per la baracconata in maschera.

“Guittismo” la definiva un grande giornalista genovese, Giovanni Ansaldo che non fece in tempo a vedere i garibaldini craxiani, gli elmi cornuti e poi i guerrieri medievali della Lega, la bandana di Berlusconi,i senatores e le matronae di Alemanno, il Salvini prima re magio e poi poliziotto, il Conte operaio con occhialoni e trapano, infine il sindaco-Doge dell’ininterrotto carnevale del comando all’italiana.

Sul Venerdì del 10 gennaio 2020

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  • Copiato negli appunti https://puntoitalia.online/rubriche/indizi-neurovisivi/2020/01/08/audio/baciamo_le_mani_alla_baracconata-422980653/

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