Baciamoli così, senza pudore
Filippo CeccarelliSmack, come nei cartoni animati, o forse più esattamente ormai come in un video elettorale di Matteo Salvini. In qualsiasi modo vada il voto, fra le visioni della recente campagna in Emilia-Romagna rimane impressa quella del leader sovranista che con una cuffietta in testa, scivolando a bordo di un'automobilina nel magazzino di un salumificio, proclama e insieme mugola: «Non so a voi, ma io adoro la coppa e vorrei perdermi qua. Se mi devono condannare alla galera, non mettetemi in carcere: qua, voglio stare 15 anni, qua! Qua! Qua!»; e mentre fuori campo si odono dei risolini femminili, la macchinetta si ferma e Salvini schiocca un bacio all’insaccato appeso.
Fra parentesi, l’Italia è ricca di salumi e a Roma nessuno potrebbe mai pensare di baciare la coppa, che è anche gustosa, ma si presenta come un ammasso bisunto di carne suina impastata con gli scarti degli scarti, compresi i bulbi oculari e scricchiolanti del maiale e talvolta anche qualche peluzzo. Ma non è questo il punto. Fin troppi baci si è sorbito, e appuntato, e classificato negli anni il tenutario di questa rubrichetta in cupa e crescente atmosfera foto-onirica: il bacio di Occhetto nella “dacia” di Capalbio, il bacio ecologico, «un cozzar di dentiere», tra Carlo e Marina Ripa di Meana, il bacio in crociera tra Fini e Daniela, il bacio che a partire dagli anni 90 conclamava la caduta dei confini tra sfera pubblica e privata, poi il trionfo dell’intimità nella Repubblica sbaciucchiona. Ma anche tante altre effusioni premoderne, tipo il bacio del post-comunista Bassolino alla teca di San Gennaro; o il supposto bacio mafioso tra Andreotti e Riina; quindi il bacio a sugello clientelare dispensato da Totò Cuffaro, detto appunto “Vasa-vasa”; come pure il bacio testimoniale del dottor Aiuti alla paziente sieropositiva o quello francescano del Papa a un lebbroso.
Venne dunque Berlusconi, che ci diede dentro nonostante le gote incipriate e la coltre di cerone sconsigliassero contatti di quel tipo nei bagni di folla, ma che ci vuoi fare? «Intrepido bacio/ spavaldo bagliore» poetò Sandro Bondi in un’ode dedicata al suo dentista. Fra UltraCafonal e IperCannibal la scena pubblica incandescente proseguì con il bacio lesbico variamente deprecato in tv e nelle cene eleganti o gare di burlesque, e quello gay nella tribuna del pubblico al Senato. Stavano per dischiudersi le labbra protese dell’estetica Instagram, da Pascale a D’Urso («Carmelina smack»), fino alle goliardiche e grevi chat dei faccendieri cinque stelle al Campidoglio: «Ti bacio tutto». Realismo grottesco, coadiuvanti emotivi, politainment e primato del Bagaglino. Il penultimo bacio, nell’estenuata casistica, era quello di Salvini al crocifisso. Il bacio alla coppa lo oscura, o forse no.
Sul Venerdì del 24 gennaio