Indizi neurovisivi
Le peripezie dell’immagine, le giravolte della cronaca, una finestra sulle gioie e le magagne della vita. Ogni giovedì il podcast di Filippo Ceccarelli, anteprima della rubrica del Venerdì di Repubblica

La magia nera dello spaparazzo

Io ti fotografo per farti male... Ci sono sempre stati, è vero, i paparazzi professionali, ma nel novero dell'evoluta regressione si segnalano oggi - bel progresso! - gli spaparazzi istituzionali, ovvero quei politici che, telefonino alla mano nelle assemblee elettive, fotografano gli avversari per svergognarli sui social: una forma di delazione visiva e performativa che ha qualcosa in comune con il malocchio, di lotta e di governo, applicato a una vita pubblica sempre più lontana dagli ideali e immiseritasi nel primato della carne e del gossip.

Dieci anni sono passati da quando l'allora ministra di Forza Italia Carfagna e il capogruppo finiano Bocchino furono sorpresi a "parlare in atteggiamento amorevole", Mussolini dixit, e per questo immortalati sui banchi della Camera a riprova di una complicità non solo affettiva ai danni della compagine berlusconiana. Da allora un diffuso lampeggiare di smartphone ha preso a riempire gli schermi di soggetti politici seminudi (le immagini estive delle deputate a "Montecitorio beach"), o assenti (il deserto dell'emiciclo fotografato dall'onorevole Sensi), o violenti (a novembre una zuffa è scoppiata perché un deputato ritraeva un collega esagitato) e anche di corpi intorpiditi.

È il caso della foto che si vede qui sotto, scattata la scorsa settimana nell'aula consiliare capitolina dal consigliere salviniano Bordoni, che secondo i vigenti canoni di stregoneria digitale intendeva catturare, esporre al pubblico e in tal modo punire il presunto "abbiocco" dell'assessore alla Mobilità cinque stelle Pietro Calabrese. Il quale ha però risolutamente respinto l'addebito: non dormiva, è insorto, in realtà stava leggendo.

Ora, il tenutario di questa rubrichetta eviterebbe con tutto il cuore di entrare nel merito della contesa sulla pretesa pennichella, né si avventurerà a inseguire metafore sull'immobile Mobilità - leggi traffico e trasporti - nella Capitale. Solo vorrebbe condividere, in nome della più inaspettata eterogenesi dei fini, l'efficacia estetica e perfino poetica di una foto che, scattata con intenti contundenti, è riuscita meglio di tante altre a evocare la stanchezza e la solitudine del comando, il vuoto della politica, oltre che l'impassibile scorrere del tempo simboleggiato da quella mezza pendola alle spalle dell'assessore.

A beneficio dei più solerti osservatori si può aggiungere che quel trionfo di legno lucido e levigato, così come il dispiego di morbido cuoio rosso pompeiano, si devono a un costosissimo restauro che a suo tempo causò la seconda ondata di arresti nell'inchiesta Mafia capitale. Sennonché sprechi, furti, magheggi e magagne sono molto difficili da fotografare; né sarà la magia nera della spaparazzata a restituire ai cittadini ciò che gli spetta.

Sul Venerdì del 14 febbraio 2020

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  • Copiato negli appunti https://puntoitalia.online/rubriche/indizi-neurovisivi/2020/02/12/audio/la_magia_nera_dello_spaparazzo-422980376/

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