Indizi neurovisivi
Le peripezie dell’immagine, le giravolte della cronaca, una finestra sulle gioie e le magagne della vita. Ogni giovedì il podcast di Filippo Ceccarelli, anteprima della rubrica del Venerdì di Repubblica

La profezia dei Simpson

"Vi sono pratiche e nozioni che in forme varie, per quanto talvolta fra loro apparentate, si ritrovano in molti popoli e nelle epoche più diverse". Così Raymond Bloch apre La divinazione: saggio sul futuro e il suo immaginario (Mondadori, 1994). E per quanto non vi siano leggi chiare e scientifiche, da che mondo è mondo, e da che virus è virus, l'uomo cerca di penetrare il futuro - e a volte ci azzecca pure, o inspiegabilmente acchiappa dei particolari, oppure sembra che giochi con la realtà anticipandone brandelli.

Così, anche al netto dei magnifici tre professionisti dell'avvenire, e cioè dell'inesorabile Nostradamus, dell'ubiquo Ragno Nero e della onnipresente Madonna de la Salette; e anche tralasciando la buonanima di Mussolini e quel suo accenno alle ricadute sanitarie del "pericolo giallo", ecco che l'odierna calamità del Coronavirus puntualmente riaffiora in profezie narrative retrodatate e legate alla cultura di massa. Vedi il thriller-horror di Dean Koontz, The Eyes of Darkness (1981), nel quale il virus "Wuhan-400" scappa di mano a un laboratorio situato proprio nella città cinese da cui quarant'anni dopo sarebbe effettivamente partita l'epidemia. Oppure il romanzo End of Days (2008), nel quale l'autrice e veggente, nonché fondatrice di una chiesa sincretica californiana, Sylvia Browne, colloca proprio nel 2020 l'avvio di un contagio globale e brevemente descrive le caratteristiche di un morbo "simile a una polmonite che attacca i polmoni e i canali bronchiali ed è refrattaria a ogni cura", soffermandosi su un paesaggio umano di mascherine e guanti di gomma.

Si tralasciano qui le ricadute social di ordine mitico, magico e cospirativo per concentrarsi sul disseppellimento di svariati film, a partire da Contagion (2011), nel quale la pandemia globalizzata si genera per un infausto trasferimento virale animale-uomo; per concludere in gloria di intrattenimento con i Simpson: quarta stagione, episodio 21, anno 1993, un magazziniere orientale starnuta su un pacco diretto a Homer, di qui il disastro, accompagnato da un'isteria mediatica entro la quale, come si nota nel fotogramma qui sotto, è anticipato addirittura il nome di Coronavirus.

Sono forse premonizioni, o magari segni dal regno oscuro delle sincronie e coincidenze. E tuttavia, con buona pace di Jung e della fisica dei quanti, l'evento naturale e invisibile sembra fatto apposta per stabilire un prima e un poi. Sulla soglia del tempo, lungo il margine dell'esperienza, in cima allo spartiacque mentale è dunque destino che si formino credenze, misteri e impennate metafisiche. Servono ad addomesticare l'ignoto e a riempire il vuoto dell'attesa. È possibile che uno sciamano o una preghiera rendano tutto meno pauroso e complicato.

Sul Venerdì del 20 marzo 2020

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  • Copiato negli appunti https://puntoitalia.online/rubriche/indizi-neurovisivi/2020/03/18/audio/la_profezia_dei_simpson-422980567/

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