Un medico in Paradiso
Filippo CeccarelliPer sintomatica e fiduciosa coincidenza, quest’anno la Pasqua del coronavirus batte il 12 aprile, giorno nel quale si ricorda San Giuseppe Moscati, scienziato di vaglia oltre che medico di enorme amore per i malati, il quale visse quasi sempre a Napoli tra il 1880 e il 1927 lasciando un ricordo che mai come in questi giorni evoca un lampo di struggente e contagiosa bontà.
Come ha raccontato Conchita Sannino e documentato il fotoreporter Riccardo Siano, ogni giorno alcuni cittadini calano da casa loro, lungo i Decumani, un cestino di vimini, o’ panariello, ricolmo di vivande destinate a poveri e senza tetto. Ora, è vero che nella disgrazia Napoli non tradisce mai, come dimostra la tradizione del caffè pagato e “sospeso” - magnifica espressione – per l’ignoto e invisibile avventore squattrinato, gesto di antica, sottile e poetica sapienza. Ma qui la faccenda si fa più esplicita perché sul panariello c’è un avviso: “Chi può metta, chi non può prenda”.
La bonaria esortazione rinvia appunto alla figura e all’insegnamento di Moscati che non lontano da lì, nella sua modesta casa al terzo piano di via Cisterna dell’Olio 10 – modesta per un accademico prestigioso che sarebbe potuto diventare milionario – aveva ricavato una stanza per visitare i bisognosi; e in un angolo, sul tavolino foderato di raso, c’era un cappello-bussolotto e la scritta: “Chi ha metta, chi non ha prenda”. Nel senso che il medico santo non solo non si faceva pagare – cosa che gli costò una denuncia dall’ordine dei medici – ma lasciava che i poveracci se ne andassero anche con qualche spicciolo in tasca. D’altra parte per lui erano tanti Gesù Cristo.
Quanto ai risultati delle sue cure, l’ex voto che "Per Grazia Ricevuta” lo ritrae qui sotto in triplice presenza risanatrice, dice che la devozione popolare non l’ha dimenticato. Grazie a un colpo d’occhio diagnostico praticamente infallibile e una tenuta psico-fisica d’instancabile energia, il dottor “Peppino” esercitava le sue virtù taumaturgiche su fino a 200 malati al giorno; per giunta conciliandoli con i più prestigiosi incarichi accademici, l’attività di ricerca (batteriologica) a livello internazionale e la gestione della Terza Clinica Uomini all’Ospedale degli Incurabili dove era primario. Casto, appassionato e per nulla chiacchierone, sicuro, gioviale ma a volte anche burbero con il potere. Ebbe nemici fra i medici massoni e positivisti sforzandosi di tenere assieme scienza e religione.
Da giovane, durante un’emergenza Vesuvio, smobilitò coraggiosamente un ospedale a Torre del Greco portando in salvo i malati; poco dopo fu in prima linea contro il colera; quindi si diede da fare con i feriti della Grande Guerra. Se c’è oggi un santo in Paradiso, Moscati non si tirerebbe indietro.
Sul Venerdì del 10 aprile 2020