Indizi neurovisivi
Le peripezie dell’immagine, le giravolte della cronaca, una finestra sulle gioie e le magagne della vita. Ogni giovedì il podcast di Filippo Ceccarelli, anteprima della rubrica del Venerdì di Repubblica

Da che pulpito, governatori

Quando troppo e quando niente. Da un lato il pieno di apparizioni, interviste, intemerate e ordinanze; dall'altro, il vuoto della sala qui sotto che in tempi più tranquilli ospitava  le sonnacchiose riunioni della Conferenza Stato-Regioni alla presenza dei governatori. Che poi "governatori" non sta scritto da nessuna parte, solo che da una ventina d'anni i giornalisti hanno smesso di usare le virgolette e i governatori, come succede, ci hanno preso così gustoda comportarsi ormai come capi di Stato, viceré, piccoli Cesari, tribuni della plebe, cacicchi, caudillini e satrapetti - e con il coronavirus ancora di più.

L'altro giorno il governatore pugliese Emiliano (che nel 2018 è comparso anche in un fumetto destinato agli studenti) ha bloccato delle apparecchiature sanitarie destinate alla regione Veneto, al che il governatore Zaia ha reagito: "Me le vengo a prendere di persona". Sempre la scorsa settimana il governatore siciliano Musumeci ha chiesto di poter disporre, come da statuto, ma mai accaduto, di polizia ed esercito. Intanto il governatore lombardo Fontana seguita a piantare a Conte e alla Protezione civile cinque grane alla settimana, poi fa e dispone da solo; mentre dal lanciafiamme alla pastiera, il governatore De Luca si è votato con tale successo alla drammaturgia da varcare i confini della Campania meritandosi sottotitoli in giapponese.

Ora, si capisce che sono sotto stress; né per favore si offendano se si prova a delineare per sommissimi capi l'archeologia di questo loro potere nato dall'impasto fra cultura maggioritaria e federalismo leghista con l'aggiunta della lezione di Berlusconi e dei giovani sindaci progressisti per quanto riguarda le politiche simboliche, la comunicazione, il marketing dell'identità locale, donde i vani giuramenti, i brutti stemmi, gli inni, le sedi di rappresentanza, i viaggi, le comitive, la pubblicità istituzionale, i fotografi personali e altre fuffe per lo più spendi & spandi, non di rado finalizzate al comfort e alla visibilità governatoriale (poi da taluni pagata cara).

Così il Celeste Formigoni pretese l'eliporto sul grattacielo; Ghigo portò la giunta al relais benessere; a Roma Storace divenne "Wonder Storax"; Totò Cuffaro pose la Sicilia sotto la protezione di Maria e a Napoli Bassolino mise all'asta un suo paio di scarpe per beneficenza. Nel 2014 venne fuori che le Regioni erano il brodo di coltura degli sprechi e dei privilegi, come da variopinte Rimborsopoli. Di sicuro la Sanità non rifiorì. Come sempre molto torna. Dai Promessi sposi: "Il governatore salutò con un inchino la moltitudine, come da un pulpito, e messa la mano sinistra sul petto gridò: 'Pane e giustizia!'". Per poi prendere posto nella sala deserta della Conferenza Stato-Regioni.

Sul Venerdì del 17 aprile 2020

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  • Copiato negli appunti https://puntoitalia.online/rubriche/indizi-neurovisivi/2020/04/15/audio/da_che_pulpito_governatori-422980585/

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