Indizi neurovisivi
Le peripezie dell’immagine, le giravolte della cronaca, una finestra sulle gioie e le magagne della vita. Ogni giovedì il podcast di Filippo Ceccarelli, anteprima della rubrica del Venerdì di Repubblica

L’ultimo valzer

È duro da ammettere, ma la morte è straordinariamente creativa, più la nascondi e più ti sorprende, più la dai per scontata e più riattiva dal profondo qualcosa che si è dimenticato e che appare assurdo, inopportuno. Una di queste inaspettate riemersioni, in forma di odierna fruizione tecnologico-digitale, è la danza macabra. Proprio quando saliva il numero dei morti, sui social si è imposto a mo’ di spasmodico tormentone il video-frammento di un funerale girato dalla Bbc in Ghana nel 2017 .Vi figurano dei becchini elegantissimi: occhiali da sole, abito scuro, camicia bianca, bustina e scarpe bicolori, il mazziere con la tuba e una sciarpa arancione. Dapprima sono ritratti in primo piano immobili e silenziosi; poi, caricata la bara in spalla, ballano con formidabile grazia e ritmo facendola sussultare e oscillare, vi sventolano sopra dei fazzoletti, a un certo punto procedono addirittura a carponi.

Tolto il sonoro originale, i creativi della rete accoppiano tali immagini a un vibrante, irresistibile brano techno-house (Astronomia) intervallandole con sequenze di pericolo o disastro: incidenti domestici, crash automobilistici, sport estremi, bestie feroci, droghe. Nulla che abbia direttamente a che fare con il virus, ma tutto dice a tutti, attraverso i necrofori africani danzanti, che la morte è sempre qui in attesa e comunque arriverà. L’effetto è insieme comico e ansiogeno, minatorio e sarcastico, comunque ludico, come d’uso sul web.

Il senso implicito è quello di un esorcismo, un memento mori che non fa distinzione di età, razza, religione e condizione sociale. Ora non si vorrebbe farla troppo facile, ma è da questo genere di impulsi che nel tardo Medioevo, guarda caso dopo la grande peste nera del 1348, sui muri delle chiese d’Europa iniziarono ad apparire danze di scheletri e viventi. Da allora – ma forse anche prima – il ballo della morte continua a farsi oggetto di tutte le possibili arti, dalla scultura barocca a Baudelaire, da Bergman a Woody Allen, da Liszt agli Iron Maiden passando per Walt Disney.

Tra paura e allegria, rimozione e sarabanda, per una di quelle coincidenze non sai bene se più luminose o terrificanti, ecco che indagando sui becchini neri dei social si scopre che il più bell’affresco di danza macabra è ritenuto quello che il Busca impresse nel 1485 sulle pareti dell’oratorio dei Disciplini di Clusone, in Val Seriana: proprio là dove nelle ultime settimane la Grande Falciatrice del coronavirus ha lavorato di più. C’è anche un’iscrizione: “O ti che serve a Dio del bon core/ non havire pagura a questo ballo venire/ ma alegramente veni e non temire/ poij chi nase elli convene morire”. Libero e temerario adattamento: chi teme Dio non abbia paura e danzi con allegria, tanto si nasce per morire – magari non subito.

 

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  • Copiato negli appunti https://puntoitalia.online/rubriche/indizi-neurovisivi/2020/04/29/audio/lultimo_valzer-422980366/

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