Indizi neurovisivi
Le peripezie dell’immagine, le giravolte della cronaca, una finestra sulle gioie e le magagne della vita. Ogni giovedì il podcast di Filippo Ceccarelli, anteprima della rubrica del Venerdì di Repubblica

Body shaming all’italiana

Spensieratino il servizio di Striscia la notizia sulla giornalista presunta scarmigliata; dignitosa, ma forse un tantinello spropositata l'iniziale replica di Giovanna Botteri dall'Estremo Oriente; curioso, per degli apprezzati professionisti della punzecchiatura, il successivo appello di Michelle Hunziker per chiarire che il siparietto sarebbe stato "a favore"; edificante la seconda reazione di Botteri. Così si è chiuso il tempestoso equivoco sulla messa in piega che nel frattempo i cattivacci dei social avevano selvaggiamente esteso ai rispettivi nuclei famigliari.

Ma siamo sicuri che sia il caso di aprire, qui e ora, una disputa sul body shaming? Già il fatto che si dica in altra lingua indica che si tratta di un prodotto d'importazione; o meglio, da sempre mamme e nonne sostengono che non è buono deridere l'aspetto e i tratti fisici altrui. Sennonché da astratta che era, nell'era degli schermi e delle visioni a distanza la polemica è tornata figurativa, e dunque se ne vedono, se ne sentono, se ne dicono e se ne strillano della peggior specie, per l'oscuro divertimento del gentile pubblico non pagante.

Per anni il presidente Berlusconi, cui pure si deve un decisivo apporto al fenomeno dell'auto-degradazione dei corpi, è stato ribattezzato il Nano Pelato, e in fase declinante si è addirittura preso a chiamarlo "il Cavalier Pompetta", con allusione a pretese disfunzioni erettili. Nel frattempo è parso generalmente accettabile accanirsi contro le persone basse (chiedere all'onorevole Brunetta, designato da D'Alema "energumeno tascabile") e grasse, come dimostrano tristi storie di candidate scartate dal proprio partito in quanto "brutte e obese" (M5S a Milano) o di rabbiosi improperi per cui Asia Argento indicò la "schiena lardosa" di Meloni, il governatore De Luca chiamò "chiattona" un'avversaria, il vicepresidente del Senato Gasparri intimò a una fan quindicenne di Fedez di mettersi a dieta.

Fisiologia berlusconiana, beceraggine padanista, rottamazione selvatica, populismo grillino, cascami di satira, relitti di talk, reality e trash: tutto ha contribuito al costante censimento anatomico del dileggio. Le orecchie a sventola di Raggi, la cellulite di Boschi, le misure dei piedi di Luxuria, che dal canto suo giudicò il volto di Alfano simile a quello del pupazzo di Profondo rosso (ad Alessandra Mussolini ricordava quello di un geco). Nell'oltraggioso vilipendio della vecchiaia, con il dovuto complemento di stampelle al Senato e pannoloni nei titoloni, da anni e anni l'Italia post-ideologica misura se stessa ben al di là delle zuffe social. Quando si dice la degenerazione di una società, il corpo, il body, si rivela l'indicatore infallibile, il soggetto ma anche l'oggetto principale, il sovrano assoluto della scena oscena.
 

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