Indizi neurovisivi
Le peripezie dell’immagine, le giravolte della cronaca, una finestra sulle gioie e le magagne della vita. Ogni giovedì il podcast di Filippo Ceccarelli, anteprima della rubrica del Venerdì di Repubblica

Fernando Aiuti, l'immunologo del bacio

A proposito di immunologi, virus e disastri di comunicazione: chi si ricorda di Fernando Aiuti e di quello straordinario bacio divenuto icona della lotta all’Aids, ma anche di una stagione italiana tutt’altro che disprezzabile? Era il 2 dicembre del 1991 e il set fu deciso e allestito nella pausa di un convegno sull’Hiv alla fiera campionaria di Cagliari. Invano si è qui cercato l’autore materiale dello scatto. In compenso lei si chiamava Rosaria Iardino, aveva 25 anni, era sieropositiva da 7; oggi sta bene, è sposata con una donna, ha due figlie e seguita a occuparsi di Aids come presidente dell’associazione Bridge. Lui era allora un medico, professore e scienziato; un uomo esile, energico, irrequieto, ma soprattutto in grado di capire lucidamente, ben prima di Internet, che le epidemie non sono solo un evento virale e sanitario, ma rivelano e condizionano la società modellandone pregiudizi e comportamenti; e per questo vanno combattute anche sul piano culturale e mediatico. Dunque si limitò ad avvisare la moglie che avrebbe fatto quel gesto insieme intimo e spettacolare, e lo fece.

Gira in questi giorni su Instagram la parodia di un album di figurine: “Virologi, la raccolta completa”. Nessuno vuole qui screditare il ruolo e l’impegno, anche televisivo, di tanti studiosi; pure Aiuti aveva le sue smanie di protagonismo. Ma diamine: quanto manca oggi un gesto coraggioso e generoso da quel versante lì! Uno pensa al costante e spesso litigioso bla-bla in camice bianco, e cessata la fase terribile dell’emergenza pensa a quanta paura e diffidenza per gli altri ci si porterà ancora dietro. Ecco, in quel bacio sta la grandezza postuma di Aiuti, che in fondo diede in pasto il suo corpo per dimostrare che il male non era una colpa e che una società non guarisce per disciplina, sorveglianza, punizione.

Fin troppo ovvio che con il tipo di contagio del coronavirus l’idea del bacio sarebbe folle. Ma, a parte la retorica melensa del potere, le sonagliere dai balconi e i balletti sui social non è che si sia vista in opera tutta questa creatività. Si calcolano comunque in 44 mila i morti di Aids in Italia, dove pure non mancarono mobilitazioni, raccolte di fondi dal basso e dall’alto, testimonianze e invenzioni. "Ditemi come la vostra comunità sta costruendo la sua sovranità politica" ha scritto Paul B. Preciado sull’Internazionale "e io vi dirò che forme assumeranno le epidemie e come le affronterete". E viceversa. Anche per questo un ricordo e un pensiero di riconoscenza va oggi al professor Aiuti, “quello dell’Aids”. Alla fine, nel gennaio dell’anno scorso, era molto malato, stanco e forse anche così amareggiato da cercare e trovare la morte. Però molto ha fatto per la vita, e per questo suo Paese confuso e inerte.

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  • Copiato negli appunti https://puntoitalia.online/rubriche/indizi-neurovisivi/2020/05/20/audio/fernando_aiuti_limmunologo_del_bacio-422980579/

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