Fallo a Venezia
Filippo CeccarelliChe poi l'arte, specie quella licenziosa, è così giocherellona da superare se stessa proiettando la più armonica e caotica densità di orizzonti e significati. "Credevo che fosse di plastica" si sente dire in un video da una turista, o forse era una passante, che la mattina presto si è imbattuta nel pisellone veneziano spuntato come un fungo (in micologia esiste in effetti il Phallus impudicus, anche detto "Satirione") nel bel mezzo di piazza San Marco. Si trattava infatti di abbagliante cemento, con mascherina anti-epidemica e relativi tiranti in acciaio applicata alla sommità dell'opera: 200 chili per un metro d'altezza, diverse scritte a pennarello indelebile, titolo digitale bilingue e testicolare d'anonimo scultore: "#Ciapapaibae", "#grabbedbyballs".
Notevole anche in foto l'impatto visivo, subito annullato dalle forze dell'ordine che pietosamente hanno nascosto il manufatto con una coperta per poi spostarlo a fatica chissà dove, senza lasciare tracce. Del ritrovamento ha dato notizia, con allegro slancio adolescenziale, la pagina Facebook "Venezia NON è Disneyland": "Sai chi c'era oggi in piazza San Marco?"; "No, chi?"; "Sto *****!". Ma forse gli asterischi si potevano evitare nella città che nel 1694 ha dato i natali a Giorgio Baffo, qualificato da Apollinaire come "il più grande poeta priapeo mai esistito", e come tale autore dei versi: "Oh! Caro Cazzo duro / siben, che ti stà al scuro / ti è el corpo più glorioso/ del Mondo universal".
E va bene. Ma Venezia? Ecco, vorrà pur dire qualcosa se ci si attacca a una burla da street art per cogliervi un segno di vita, una lezione, un'epifania, un presagio, un monito d'apocalisse o vai a sapere che altro. L'acqua alta record era appena l'autunno scorso, i disastri dei transatlantici sono quotidiani, l'incendio di Marghera divampato solo quattro giorni prima della birbantesca apparizione, con la nube tossica che aleggiava sulla città perfetta e malata. E allora viene in mente quanto di strambo e disperato è successo e non è successo a favore e contro questo luogo di cui, come scritto da Simone Weil ne La Venezia salvata, "non si ha maggior coscienza che dell'aria che si respira". La città dell'Expo negata a De Michelis, del concertone dei Pink Floyd, del film di Fellini mai realizzato (Berlusconi si comprava tutto), delle ruberie del Mose. Già alla fine degli anni 60 Indro Montanelli propose di sottrarre Venezia all'Italia per cederla all'Onu. Troppi simboli e debitamente contraddittori evoca perciò il lingam di pietra fertile e beffarda: il sesso, la vita, lo scherzo, le restrizioni, le mercificazioni, la risalita, la salvezza. Stai a vedere che per le vie misteriose dell'immaginario osceno qualcosa di buono non possa venire proprio da Venezia.
Sul Venerdì del 5 giugno 2020