Patrioti all'italiana
Filippo CeccarelliTrascorsi ormai dieci giorni dal 2 giugno, si porrebbe qui un quesito: gli italiani hanno scoperto un nuovo patriottismo o è quello solito, ma un tantinello bombato? E d’accordo, dopo una crisi occorre ritrovare il senso di se stessi. Ma certo colpiscono performance instagrammate come questa qui sotto del sindaco Sala: solitario, anzi unico, in posa spettrale, gotica e pervicacemente elevata essendo pochi giorni prima già asceso in cima al Duomo per invocare la Madunina, mentre in questa occasione l’iconografia piega verso il futurismo. Per via delle Frecce tricolore, che tutto il mondo ci invidia, tanto che nel 2009 vennero date in prestito addirittura a Gheddafi. Ma al netto dell’emozione e del controsenso di commemorare i morti del Covid-19 facendo ammassare gli spettatori, ecco l’eterna e dannata tentazione tutta italiana di compensare i guai, i disastri e i lutti con gli spettacoli – e per il resto poi si vedrà.
Opportunamente ottimizzato, per giorni il tricolore si è esteso e moltiplicato sulle mascherine, nelle edicole, sugli edifici in notturna tipo Son et lumière, a far da fondale photoshop alla stretta di mano tra Di Maio e la sindaca Raggi; fino al consueto, interminabile striscione bianco rosso e verde apparso nel 1996 quando gli odierni sbandieratori sovranisti fondavano la Padania e Bossi voleva usare la bandiera come carta igienica. Nastrini, coccarde, stellette, richiami cromatici in tv, scudetti emoticon e video filtrini sui social, una tale abbondanza da oscurare il ricordo delle pennette tricolori servite dal Cavaliere nelle cene eleganti. Ma con che spirito? Boh. Il dolore, il narcisismo, la paura, il mercato. Una compagnia d’assicurazioni ha fatto un doveroso sconto presentandosi al plurale: “Orgogliosamente italiani”. E davvero uno si eviterebbe il ruolo di guastafeste, per cui la fatica, semmai, di essere italiani, la gioia e il divertimento a volte, comunque la complicazione, mentre questa inesorabile moda dell’orgoglio sa di vuota enfasi promozionale, se non di conformismo, o peggio.
Nel frattempo il premier Conte ha riscoperto il “genio italico”, nientemeno; come la lira “italica” del generale Pappalardo e gli “italici” del ministro Tremaglia cui si deve l’elezione dei deputati all’estero - te li raccomando. Per dirla in modo un po’ contorto: l’impressione è che gli italiani, sempre gli stessi, siano diventati più bravi a far finta di amare la Patria, e prova ne sia che continuano a perseguitarsi a vicenda proprio in nome della medesima Patria. Di qui l’ombra di un patriottismo contraddittorio, tanto acceso quanto occasionale, anche autentico ma retrattile, in ogni caso capriccioso e dispettoso. La scimmia stufarella del patriottismo – sia detto con affetto e perfino con rispetto.
Sul Venerdì del 12 giugno 2020