Indizi neurovisivi
Le peripezie dell’immagine, le giravolte della cronaca, una finestra sulle gioie e le magagne della vita. Ogni giovedì il podcast di Filippo Ceccarelli, anteprima della rubrica del Venerdì di Repubblica

Che YouTube sia con voi

Forse non tutti sanno che sui social vanno molto i preti. E siccome il mezzo è il messaggio, cantano, ballano, sorprendono, seducono, fanno ridere ben immersi nel flusso perpetuo dell’intrattenimento apostolico elettronico. Nascono così piccole grandi stelle del web ecclesiale, sacerdoti influencer il più impressivo dei quali è Alberto Ravagnani, al secolo Rava, che è di Busto Arsizio, ha meno di trent’anni e un bel ciuffo distintivo: «Sono un prete. Vivo in oratorio. Insegno a scuola. Ogni tanto faccio cose sui social» si presenta nella sua bio. Mentre nella clip di esordio su Tik Tok, in primissimo piano e con la dovuta espressività, è più esplicito: «Non è che tutti i preti sono vecchi, noiosi, barbosi. Ci sono anche quelli fighi, eh. Anzi, credere in Dio è figo! Non ci credi? Davvero? Vabbè, lo scopriamo insieme, oh yeah! Ciao» - e per il pescatore di uomini (Mt 4,19) l’opera della pastura prima di gettare la rete è compiuta.

Rava, che di un certo cattolicesimo lombardo sembra incarnare la tradizione d’instancabile concretezza e controversa fantasia, da Carlo Borromeo a Frate Eligio Gelmini, è un interessante modello di evangelizzazione digitale. Posto che i giovani vivono appiccicati al telefonino e si nutrono di visioni istantanee, linguaggi emotivi, proiezioni oniriche, impulsi ludici, vibrazioni ironiche e anche selvagge, ecco che lui li anticipa, li intercetta, gli viene incontro e addosso per una manciata di secondi sul medesimo terreno, ma tenendo fermo il suo messaggio, kerygma in greco antico. Come spesso accade a chi ha fatto in tempo a invecchiare in ambiente analogico, è difficile spiegare cosa significa “fare cose sui social”. Ma certo non è tempo sprecato osservare Rava che parla dello Spirito Santo o della messa («Posso dirlo? Che palle, certe messe!»), così come del rosario (e mostra modelli “da tamarri” o “da Teletubbies”), della Maddalena («Un caso di bullismo storico che era una prostituta e se la faceva con Gesù»), del clergymen («Lo metto così le tipe non ci provano con me») o delle bestemmie dei rapper.

Dopo di che, ciò che più colpisce in questa Insta-predicazione sono le antiche accortezze sceniche che rivivono nel cyber spazio, quindi le smorfie, gli sdoppiamenti, le tirate, i ritmi, le accelerazioni, gli stacchi, le grafiche, i colori, le musiche e un po’ anche i commenti. Molti si scandalizzano, altrettanti o forse più si fidelizzano; là dove la Fede se la batte con la Tecnica e la Forma con il contenuto come sempre successo, basti pensare all’oratorio di Filippo Neri, che in gioventù fu una specie di punk, o a don Bosco, che al servizio della sua parola metteva la lezione di prestigiatori, clown e acrobati. «Il video è finito» si congeda Rava «andate in pace».

Sul Venerdì del 26 giugno 2020

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  • Copiato negli appunti https://puntoitalia.online/rubriche/indizi-neurovisivi/2020/06/24/audio/che_youtube_sia_con_voi-422980285/

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