Storiacce da Venerabile
Filippo CeccarelliMa poi: chi è stato veramente Licio Gelli? A 40 anni ormai dalla strage di Bologna viene da chiedersi che cosa dovrebbe pensare chi non c'era del Maestro Venerabile della P2; e per quanti articoli l'attempato tenutario di questa rubrichetta abbia dedicato al soggetto, non può che confessare il proprio smarrimento: imbroglione o assassino stragista? Materassaio all'italiana o figura centrale degli arcana imperii tipo Nato o Cia? E ancora: incantatore alla Cagliostro, "birbante matricolato" come lo designò Montanelli, oppure mandante di bombe? Ora senza pretendere risposta al dilemma, ecco qui sotto, nel tempo di Instagram, una foto tanto sfocata quanto bizzarra, fortunosamente recuperata grazie all'editore Aliberti che la pubblicò nel 2006 in un introvabile volume di Sandro Neri, Parola di Venerabile. Vi si vede Gelli latitante per le vie affollate di Nizza travestito da suonatore di organetto di Barberia, sia pure con un gatto al posto della scimmietta d'ordinanza.
Non si capisce bene il senso dell'auto-raffigurazione: beffa, provocazione, esibizionismo, comunque la prova di un'ambiguità che si proietta come un'ombra su un intero percorso, forse non solo suo. Di sicuro era rimasto fascista; che avesse anche un bernoccolo per gli affari, specie predatori anche se con l'alibi dell'anticomunismo, è pure certo; così come, al netto dell'esoterismo, possedeva una certa fantasia criminogena maturata in un sanguinoso cambio di regime e poi applicata a tutto ciò che sapeva di misteri, tesori, segreti, dossier, debolezze umane e ricatti. Fatto sta che arruolò un bel pezzo di nomenklatura, trafficò con poliziotti e banchieri, si prese il Corriere, sognando un'Italia non così diversa da come è. Ma c'era sempre in lui un tratto grossolano da strapaese e anche un po' da sòla, come quando pavoneggiandosi al telefono con qualche potente copriva la cornetta per pronunciarne il nome facendo l'occhietto all'interlocutore.
Abitava al Grand Hotel di via Veneto, nascondeva lingotti nelle fioriere di Villa Wanda, scriveva poesie collezionando 160 premi di serie B e C, ma ebbe anche rapporti con il consulente economico di Cosa Nostra, Sindona, e con i generali argentini tristemente famosi per le migliaia di omicidi politici. Non senza essersi compiaciuto e poi dispiaciuto di Berlusconi e aver somministrato le sue carte all'archivio di Stato negoziandone il lascito con Linda Giuva D'Alema, negli ultimi anni bazzicò oscuri separatisti e fondò un movimento per la difesa del crocifisso, del quale volle personalmente disegnare l'emblema ispirandosi al colore del manto della Madonna. "E c'era l'uomo dell'organino/ che ci dava un biglietto blu,/ c'era scritto 'ti vuole bene',/ ma non era la verità" (Orietta Berti, Tipitipitì, 1970).
Sul Venerdì del 7 agosto 2020