E se mettessimo un Croce sul Trash?
Filippo CeccarelliL'dentità di un popolo risiede nella sua storia – ha scritto Benedetto Croce – in tutta la sua storia, in nient’altro che la sua storia». Il punto cruciale è se non sia il caso, o meglio non sia arrivato il momento di considerare nel divenire degli italiani tutto ciò – ed è moltissimo – che negli ultimi 40 anni è stato prodotto, consumato e assorbito anche in termini di mitologie fasulle, simboli scombinati, scherzi infiniti, oggetti inutili e scemenze, parodie, volgarità, invenzioni demenziali, ossessioni collettive, isterie di massa. Chissà come il filosofo dell’Estetica si sarebbe acconciato al concetto di immaginario pop nel regime degli spettacoli diffusi; chissà se avrebbe accettato di comprendere a qualche titolo nella storia d’Italia l’uso massivo del Game Boy e del pezzotto, cioè l’aggeggio truffaldino per vedersi le partite gratis, o la marcia dei 15 mila a favore della “cura” Di Bella, i cinepanettoni scureggioni e la tv del dolore, la leggenda del Merolone e l’intervento di monsignor Milingo a Sanremo, l’asta dei cimeli di Mike Bongiorno, il programma politico e la reclame dei carciofini dell’ultimo Savoia, la telezuffa primigenia Zequila-Pappalardo alla presenza di Carmen Di Pietro, don Mazzi e Rocco Casalino.
Con temeraria curiosità sulle possibili riflessioni di don Benedetto, peraltro studioso di Pulcinella, in ogni caso si saluta con allegra riconoscenza il volume Mad in Italy di Gabriele Ferraresi (Il Saggiatore, pp. 432, euro 20), meticoloso catalogo quarantennale del Trash, anche se la definizione di questa “spazzatura” al dunque supera e integra quella canonica di Tommaso Labranca, che lo vuole fallimentare imitazione di un modello originale, intrecciandosi piuttosto con l’attitudine, tutta italiana, di sfigurare, corrompere e alterare la realtà per tenerla a bada – e magari farci qualche quattrino. Il mago vudù di Vanna Marchi, l’ordinanza Sirchia anti-Pitbull, le fiction agiografiche su Padre Pio, la discesa di Di Pietro su “Second life”, il severo pm di Vallettopoli che impalma una delle vittime, i plastici sui delittacci a Porta a porta, il baby costume di carnevale da Capo dei capi di Cosa nostra...
Al netto della politica, che nel Trash appare immersa fino al gargarozzo, non c’è vicenda o personaggio, dalla P2 all’arbitro Moreno, che fra brevi sghignazzi e giustificato oblio non continui a riverberarsi in qualche film, o programma tv, o canzonetta, o tormentone, o gadget celebrativo. Ben oltre la mutazione antropologica delineata da Pasolini, l’Italia di oggi misura al meglio la sua decadenza nella pattumiera. Un’umile, consapevole raccolta differenziata può aiutarla – e forse erano un po’ trash anche le statuine in primo piano sulla scrivania del suo più grande filosofo.
Sul Venerdì del 14 agosto