Messa d’artista
Filippo CeccarelliQuestioni impegnative (forse troppo): quanti secoli hanno segnato il rapporto fra liturgia e arte? E quali immagini accompagnano meglio la celebrazione della messa? Posto che un buon fedele non deve essere schizzinoso, in molte chiese la domenica si trova un foglietto – il titolo è appunto La Domenica , Edizioni San Paolo – che in apertura reca un disegno a colori tratto per lo più dal Vangelo del giorno e sulla cui qualità estetica non si vorrebbe qui essere troppo severi, ma neanche ipocriti. Si tratta di un’iconografia tradizionale e a presa popolare. Abbondano cappucci e fazzolettoni, Gesù è biondo e sempre vestito di chiaro, con aureola, tutti i suoi interlocutori hanno immancabilmente la barba. Ogni quadro appare dominato dalla più immota fissità e, se è consentita una notazione che può suonare irrispettosa, nel mix di fumetti, filatelia, tavole di Molino e film “sandaloni”, l’illustrazione dà il meglio di sé nel raffigurare gli animali, specie gli asini.
Tali valutazioni rimarrebbero appese nel nulla se alla fine di agosto il presidente della Cei cardinal Bassetti non avesse presentato a papa Francesco la prima copia della nuova edizione italiana del Messale Romano, e cioè del librone che sta sull’altare e che il celebrante non perde di vista per quanto riguarda i periodi liturgici, le orazioni (novità nel Padre nostro e nel Gloria), le letture, i canti, insomma la messa nelle sue varie tipologie. Ma il motivo di interesse è che a illustrare il Messalone è stato chiamato un artista che rispetto alle immagini del foglietto sembra agli antipodi: Mimmo Paladino, pittore emerso con la Transavanguardia e apprezzato all’estero, infaticabile nella sua ricerca, pure spirituale, che l’ha portato a ispirarsi a Ceronetti, Brian Eno, Martone, Dalla e De Gregori.
In leggerezza, eclettismo ed essenzialità cromatica, senza che alcuno gli abbia giustamente chiesto conto della sua fede nel cattolicesimo, Paladino ha rincorso l'IIiade, l'Odissea, Don Chischiotte e Pinocchio; ha rivestito con un telone-torrone il restauro della Ghirlandina a Modena, impiantato una montagna di sale a piazza del Plebiscito (Napoli) e sotto il Duomo di Milano, piazzato un enorme cavallo blu al Vittoriale, lasciato il segno delle sue installazioni a Piazza Santa Croce e alla Notte della Taranta, pure ricordando Falcone e Borsellino e i migranti naufragati con una porta spalancata su uno scoglio di Lampedusa. Nel Messale – grazie al sito Aleteia – si vedono ombre sfumate, esili ramoscelli e spine, una quaresima violacea, un Golgota con goccioline di blu, sepolcri con strisce di fuoco, palazzine con finestre accese, suoni come fili dorati. Qui sopra: Venite a me, preludio all’Ordo Missae, quasi una danza o un incontro, o tutti e due.