Non ci resta che imitare
Filippo CeccarelliQuando la scorsa primavera Lucia Azzolina divenne ministra dell'Istruzione, da più parti si notò come avesse una spiccata somiglianza con Sabina Guzzanti, il che spinse quest'ultima a pubblicare sui social due foto a confronto commentando: "Mi è stato riferito che la ministra va in giro facendo la mia imitazione". Bene, a sei mesi di distanza si rende grazie a Guzzanti per essersi astenuta. Perché in coincidenza con la riapertura delle scuole, su La7 l'attrice Gabriella Germani fa l'imitazione di Azzolina; a Striscia la notizia Angelica Massera fa l'imitazione di Azzolina; e da un po' anche sulla Nove Maurizio Crozza si è messo a fare l'imitazione di Azzolina.
Ora, al netto dell'originalità delle parodie, ma anzi prendendo le mosse proprio dal loro inflazionato e uniforme affollarsi sugli schermi, si porrebbe qui l'interrogativo: in quale altro Paese del mondo possono darsi tre distinte imitazioni di un personaggio di governo in contemporanea? E senza che suoni altezzoso o smargiasso, la prima cosa che viene in mente è quel brano del Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl'italiani (1824) in cui Giacomo Leopardi osserva: "Gli italiani ridono della vita: ne ridono assai più, e con più verità e persuasione intima di disprezzo e freddezza che non fa niun'altra nazione...".
E d'accordo, lo scherno come elemento fondante dell'identità nazionale, tanto più indistinguibile dall'"arte" - è sempre il tristissimo Leopardi - "di perseguitarsi scambievolmente" tramite lazzi, canzonature, sberleffi, satire, derisioni, buffonate e quant'altro variamente, abbondantemente e sintomaticamente offre la lingua italiana. Di tale permanente carnevaletto le imitazioni paiono il sottogenere più accettabile e frequentato sul piano storico, da Noschese in poi passando per Sabani e l'accademia del Bagaglino durante la Prima Repubblica, per poi tracimare nella Seconda con Fiorello, i fratelli Guzzanti, Ballantini, Cortellesi, Max Tortora, Fabio De Luigi, Marcorè, Andro Merkù, Virginia Raffaele e i summenzionati imitatori di Azzolina.
E tuttavia, dopo aver convenientemente riso e misurato la densità culturale del fenomeno, si resta lo stesso un po' sconcertati dinanzi all'orgia proliferante dei gemelli maligni, dei duplicati e triplicati spettrali, dei perturbanti cloni insieme plausibili e grotteschi: che ci sia, per caso, dell'altro? E per vie traverse, con qualche timore, ci si chiede se oltre al regime degli spettacoli non c'entri il contesto, il paesaggio politico, il trasformismo e il narcisismo degli odierni governanti, il collasso della parola politica, la Grande Menzogna della vita pubblica che ha sgretolato definitivamente la quarta parete fra attori e pubblico, in attesa di una possibile catarsi.
Sul Venerdì del 16 ottobre 2020