Indizi neurovisivi
Le peripezie dell’immagine, le giravolte della cronaca, una finestra sulle gioie e le magagne della vita. Ogni giovedì il podcast di Filippo Ceccarelli, anteprima della rubrica del Venerdì di Repubblica

Gli archivi sono archiviati

Come foglie morte si accartocciano nel cyber-spazio gli archivi elettronici dei giornali, col rischio che un altro colpo di vento se li porti nell'oblio degli spettri e infine nel nulla. C'era l'archivione formidabile della Stampa di cui si potevano consultare liberamente e gratuitamente tutti gli articoli a partire dal 1867, quando ancora si chiamava La Gazzetta Piemontese. Fu messo online grazie a un accordo tra l'Editoriale del quotidiano, la Regione Piemonte, cui fu concessa la nuda proprietà della banca dati, la Compagnia San Paolo e la Cassa di risparmio di Torino. Nel 2011 fu organizzato un convegno per celebrare l'iniziativa, ma siccome il diavolo ci mette sempre la zampetta, venne intitolato: A prova di futuro. Ecco, appunto.

Da metà dicembre il servizio si è interrotto. Le magnifiche sorti e progressive della tecnologia si arrendono dinanzi alla rapida arteriosclerosi del digitale; per cui un dispositivo che si chiamava Flash, e sul quale giravano i 12 milioni di articoli, si è estinto. Era noto da tempo e sarebbe stato ragionevole provvedere, ma nella compagine dei promotori quasi tutto è cambiato, l'organismo di gestione si è sciolto, la Regione ha pochi soldi, si vive immersi nel presente e allora buonanotte, si vedrà dopo il 15 febbraio. Speriamo. Ancora più dispiace che questo accada proprio quando con gli smartphone la ricerca in rete è entrata a far parte della vita quotidiana e nel momento in cui ai giornali è stata finalmente riconosciuta dignità di fonti storiche.

Nel frattempo il ministro che ha annunciato a breve "una Netflix della cultura", può rendersi conto - su change.org - di quanto fosse utile quella conoscenza: chi stava facendo la tesi, chi se n'è accorto con le biblioteche chiuse per il lockdown, chi insorge contro la cancellazione della "sua" vita, a parte la mortificazione dinanzi alle proteste degli storici di altri Paesi. All'inedito conflitto tra memoria e tecnologia si sommano altri impicci, tutti a scapito del bene pubblico: sciatteria, improntitudine, vana speranza di miseri guadagni. L'archivio Ansa (dispacci dai primi anni 80) si paga; quelli di troppi quotidiani sono malmessi; la banca dati della rassegna stampa della Camera (articoli dal 1998) se la sono ripresa i deputati, i funzionari e i giornalisti accreditati - e poi dici la casta.

Il caso dell'archivio dell'Unità (dal 1924 con straordinaria documentazione fotografica) è perfino misterioso: l'ultima improbabile proprietà l'ha tolto di mezzo relegandolo nel deep web, insieme a droga, armi e porno estremo. Ma da lì qualcuno l'ha lodevolmente ritirato fuori e rimesso a disposizione, però incompleto e senza filtri. Quando si trascura il passato, in genere il presente è un disastro, ma il futuro pure peggio.

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  • Copiato negli appunti https://puntoitalia.online/rubriche/indizi-neurovisivi/2020/12/30/audio/gli_archivi_sono_archiviati-422980500/

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