Gli scheletri della geopolitica
di Filippo CeccarelliOgni tanto ci si ricorda dei bambini scheletrici dello Yemen. L'altra settimana una previsione: 2 milioni e 300 mila creature di età inferiore ai 5 anni (il 16 per cento in più rispetto al 2020) soffriranno di malnutrizione; di questi circa 400 mila (più 22 per cento) rischiano di morire. Per la bimba che si vede qui sotto, Amal, 7 anni, il problema non si pone proprio essendo già morta. Fu il fotografo del New York Times Tyler Hicks a raffigurarla; l'immagine venne pubblicata il 26 ottobre del 2018 e subito divenne virale, una settimana dopo la piccola yemenita fu dimessa dalla clinica di al Sabee, a Sana'a, per fare spazio ad altri bambini, con ragionevole probabilità si sarebbe salvata nell'ospedale di un'altra città, ma la famiglia era troppo povera, per cui Amal se ne andò tre giorni dopo aver catturato l'attenzione globale.
La generazione degli odierni 60/70enni è cresciuta con le foto delle grandi crisi umanitarie, India, Biafra, Bangladesh, ma forse se n'è dimenticata. La terribile carestia dello Yemen riattiva visioni che assomigliano a quelle: scheletrini collocati sulle bilance, oppure che dondolano dentro culle di fortuna, bimbi che assomigliano a dei vecchietti infreddoliti, alcuni sembra che facciano ciao ciao con le mani, oppure rintronati nel peggior sonno con le mosche sulla faccia. Sono note le ragioni geopolitiche di questo disastro. Si combatte laggiù una sorta di guerra per procura, grosso modo sauditi ed emirati si allenano contro l'Iran e viceversa, ma chi ne paga le conseguenze è fin troppo chiaro. Piuttosto, o forse, a proposito dello Yemen e della fame che uccide i bambini, vale la pena ricordare un paio di italiani che qualcosa di buono e di se stessi hanno speso.
Uno è Pier Paolo Pasolini che all'inizio degli anni 70 s'innamorò di quel martoriato Paese tanto da dedicargli, "in nome della grazia dei secoli oscuri", un piccolo documentario in forma di appello all'Unesco: Le mura di Sana'a, una "Venezia selvaggia sulla polvere" minacciata dallo sviluppo senza progresso - ma senza immaginarla distrutta com'è oggi da mortai, bombe e missili. L'altro italiano, anche lui a suo modo un poeta, è Marco Pannella, che nel 1979, come toccato da una rivelazione, si caricò sulle spalle una intensa e lunga campagna contro lo sterminio per fame, utopia di salvezza culminata con un appello di 80 Premi Nobel, il sostegno di Pertini e la benedizione di papa Wojtyla.
Ecco, prostrati dinanzi al ritratto di Amal, è quasi tutto. Manca solo ricordare che di recente l'Italia ha revocato la commessa di armi all'Arabia Saudita, ma che in questi giorni l'associazione dei produttori specializzati, Aiad, è comunque presente ad Abu Dhabi per la gran fiera della guerra in Yemen e non solo.
Sul Venerdì del 5 marzo 2021