Indizi neurovisivi
Le peripezie dell’immagine, le giravolte della cronaca, una finestra sulle gioie e le magagne della vita. Ogni giovedì il podcast di Filippo Ceccarelli, anteprima della rubrica del Venerdì di Repubblica

L'abominevole Uomo di Matera

Nella sua Breve storia della risata  (Il Saggiatore, 2021) il critico britannico Terry Eagleton affronta la natura profonda dell’umorismo e individua le tre grandi scuole di pensiero alla base del comico. In buona sostanza, sulla scia di Freud e di Bachtin, si ride dinanzi al rovesciamento delle regole; oppure si ride, con Hobbes e Bergson, per esprimere la propria superiorità rispetto a qualcuno che sta sotto; infine si ride, sulla linea di Sterne e Becket, al cospetto di una rivelazione che manifesta in sé una palese incongruenza. Senza paturnie scioviniste dispiace un pochino che fra i padri teorizzatori del comico manchi qualche italiano, così come fa specie che anche nella lingua del web lo scoppio di risa sia indicato con l’acronimo inglese Lol, Lot of Laughs, dimenticando che dai primordi della civiltà qui da noi si ride e si ride e si ride, forse pure troppo, anche se forse mai troppo.  In compenso due settimane fa e proprio in occasione di un evento internazionale, l’Autore Comico Anonimo e Collettivo che instancabilmente anima l’universo social ha diffuso l’irresistibile foto dell’abominevole Uomo di Matera, in realtà un simpatico professore in pensione, che mentre in gran pompa cerimoniale e sicurezza emergenziale sfilava il corteo dei ministri degli Esteri del G20, si è affacciato a torso nudo e pantaloncini corti sul balconcino, la testa incassata fra le spalle e l’aria di chi si chiede che diavolo fosse tutto quel baccano sotto casa sua. Ed ecco in un’immagine la sublime combinazione: occasionalmente determinata e trionfalmente raffigurata, contiene e trasmette all’unisono in gioioso sincretismo tutti e tre i dettami generati dagli illustri progenitori della risata: rovesciamento carnevalesco, primato anche spaziale del grottesco sul potere e incongruenza pregiudiziale rispetto a qualsiasi convenzione di stile. Non solo, ma nei commenti alla foto si fa strada una quarta sponda del comico, tutta nostra, genuinamente italiana, che ha a che fare con un’auto-denigrazione che a partire dal pensionato sul terrazzino si purifica in straniante auto-ironia. Per cui «hit», «poesia», «idolo», «numero uno», «olio su tela», «il re del mondo», «non tutti gli eroi indossano il mantello» si sbizzarriscono gli utenti. «Finisco la peperonata e scendo» gli fa dire uno; «Ma tu che ne sai dei sogni?» si chiede un altro; «mi voglio tatuare questa scena sulla schiena», un terzo, a parte l’immancabile ambasciatore del basso corporeo: «je poteva cacà in testa». «L’Italia è il paese che amo» riassume un navigatore rilanciando l’esordio della scesa in campo di Berlusconi. Anche quella, a ripensarci, faceva ridere.  Il problema vero, nella storia sociale e civile, resta quello di distinguere la risataccia dall’allegria. Sul Venerdì del 16 luglio 2021  

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  • Copiato negli appunti https://puntoitalia.online/rubriche/indizi-neurovisivi/2021/07/14/audio/labominevole_uomo_di_matera-422980424/

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