Roma nun fa' la stupida
di Filippo CeccarelliÈ molto bella nel suo genere - avventure elettorali, casting di acclarata e presciolosa improvvisazione, personaggi minori gettati nella bolgia - la storia del candidato sindaco della destra a Roma, Enrico Michetti, che starebbe deludendo chi l'ha scelto perché al dunque parla troppo, sempre e soltanto degli antichi romani, della Roma dei Cesari e un po' anche di quella dei Papi, ma con meno trasporto. Dopo aver esordito compiacendosi per l'utilità anti-Covid del saluto romano, il povero Michetti ha continuato a prodursi in approssimativi, ma intensi slanci antichisti, come quando ha spiegato al suo pubblico che i romani "quando inventavano le cose rasentavano la perfezione" e "non avrebbero mai costruito le piramidi perché non erano di pubblica utilità", concentrandosi "sul benessere dei cittadini" con ponti, strade e acquedotti, le cui arcate, ha rilevato in altri comizi, sono tuttora maestose e anzi, come dice lui: "meravijose". Sia pure arronzata, questa foga non è nuova. "Roma rivendica l'Impero - si cantava tanti anni or sono - l'ora dell'Aquile sonò/ Squilli di trombe salutano il vol " dal Quirinale al Campidoglio, dove appunto il sogno di Michetti vorrebbe atterrare. Ma attenzione. Non si sa quale spin doctor gli abbiano affibbiato i Fratelli d'Italia, o se l'insistenza di Michetti sia dovuta alla sua genuina fantasia. Ma la sensazione è che la retorica di Roma abbia colpito ancora, come al solito a tradimento, forse in mancanza di meglio, comunque in forma ormai così sgangherata da lambire la macchietta o la parodia. Vai a sapere poi quale Roma ha in testa l'aspirante sindaco, se repubblicana, augustea, cristiana o magari neroniana. Tantomeno si vorrebbe ritornare a quel tempo, brutto e cattivo, nel quale con troppa facilità si dava del fascista a chiunque. Solo si spera che Michetti - il quale alla radio ha ripristinato l'antico format del dotto e dell'ignorante in dialogo con una svampita signora che si chiama "Pulce" - si renda conto che l'immaginario della romanità è doppiamente rischioso. Perché il fascio littorio, il saluto e il passo romano, i colli fatali, le quadrate legioni, i seniori della milizia e i figli della lupa del regime mussoliniano già facevano ridere allora, figurarsi oggi. In tempi più recenti Storace (detto Storax, er guardiano der Pretorio) e Alemannus rex, che una volta si cinse il capo di una corona d'alloro, vogliosi di una Disneyland imperiale fuori dal Gra si accontentarono delle mascherate kitsch con gladiatori, senatores e matronae, mentre l'assessore alla Cultura Croppi, che era assediato da profittatori ma aveva il senso del ridicolo, fu costretto ad appendere nel suo ufficio un cartello con su scritto: "Qui NON si organizzano corse delle bighe". Sul Venerdì del 13 agosto 2021