Indizi neurovisivi
Le peripezie dell’immagine, le giravolte della cronaca, una finestra sulle gioie e le magagne della vita. Ogni giovedì il podcast di Filippo Ceccarelli, anteprima della rubrica del Venerdì di Repubblica

Pipa nazionale

Interrogativi superflui, ma non troppo: riuscirà mai la pipa a riemergere dal dimenticatoio in cui l'ha precipitata la post-modernità tecno-sanitaria della fretta e del caos?
Sempre meno fumatori si vedono per strada e anche nelle case; l'aroma del tabacco è quasi scomparso dalla memoria dei sensi; idem il raccoglimento gestuale dell'accensione: il fumo lento e prolungato è vissuto come un'assurdità; l'oggetto stesso scelto da Matisse per il suo rovesciamento di senso si è ridotto a reperto di nicchia, d'antiquariato, da collezione. E dire che con la pandemia circa un milione di italiani ha cominciato a fumare, ma il numero dei devoti della pipa è diminuito fino al 5 per cento del comparto fumatori, una sparuta minoranza ormai, poco più di una tribù, per giunta di anziani. Le statistiche sanitarie l'ignorano, se non per annunciare il sorpasso da parte delle sigarette elettroniche e dei dispositivi a tabacco riscaldato (7 e rotti per cento). Per quanto riguarda i millennial, il mercato registra sì un incremento di pipe, ma ad acqua, quindi destinate alla cannabis. Tutto questo fa sì che la cara e vecchia radica sia rimasta indissolubilmente incastrata nell'immaginario del Novecento, con i suoi ritmi e i suoi testimonial, Stalin, Simenon, Pavese, Sartre, Gianni Brera, Umberto Eco, Luciano Lama, Nino Andreatta; cui si aggiungono, in un empito di archeo-trasgressione femminista, Virginia Woolf e George Sand. E insomma, addio pipa: roba d'altri tempi non solo più calmi e riflessivi, ma a loro modo animati da virtù come la scelta, la pazienza, la manutenzione, ciò che faceva del fumo non solo un gusto distintivo e fascinoso, ma un'arte, un rito, comunque una pratica ammirevole e tuttavia scalzata dall'istantaneità nevrotica e dall'improvvisazione massificante.
E però. Tra gli anniversari più o meno irrilevanti di questo 2022 ricorrono i 40 anni della vittoria della Nazionale ai Mondiali di Spagna. Fra i trionfatori i due più celebri fumatori di pipa allora in circolazione, Sandro Pertini ed Enzo Bearzot, che nella foto in bianco e nero qui sotto scherzano, si compiacciono e gareggiano, come facevano spesso, sulla qualità delle rispettive e inseparabili radiche. Ebbene, come si vede nell'altra foto a colori, da non molto al Museo del calcio di Coverciano, quelle due pipe sono esposte in croce nella medesima teca fantasticamente kitsch, con tanto di finta erbetta e micro Coppa del mondo. Non di rado nella storia le reliquie custodiscono una memoria e insieme annunciano un possibile ritorno. In tale spirito si osserva oggi il congedo della pipa, ma un po' anche con la previsione che quando arriveranno nuovi tempi meno confusi e precipitosi, riappariranno le celesti nuvolette aromatiche del passato prossimo o remoto. Sul Venerdì del 7 gennaio 2022

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  • Copiato negli appunti https://puntoitalia.online/rubriche/indizi-neurovisivi/2022/01/05/audio/pipa_nazionale-422980204/

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