Indizi neurovisivi
Le peripezie dell’immagine, le giravolte della cronaca, una finestra sulle gioie e le magagne della vita. Ogni giovedì il podcast di Filippo Ceccarelli, anteprima della rubrica del Venerdì di Repubblica

Maschere da talk show

Casting e storia, catastrofi e maschere, rapido e indispensabile avvicendamento nel gran teatro della chiacchiera televisiva: fuori i virologi, dentro gli analisti geopolitici. Fra questi ultimi spicca, per competenza, impazienza, indipendenza di giudizio e presenza scenica – testa pelata, maglione blu e tamburellamento digitale – la giovane stella di Dario Fabbri, 42 anni, che della categoria rappresenta l’evoluzione della specie, col risultato improvviso di far sembrare vecchi e bolliti i soliti approssimativi osservatori di missili, gasdotti e trattati. Altri esperti di casting parabellico si affacciano nei talk con un filo di premuroso sussiego: professori con il libro in uscita, ex diplomatici impomatati, giornalisti animati da ambigui furori. Se in Ucraina va per le lunghe, purtroppo, c’è il rischio che si trasformino in figure famigliari. Erano distanti e preoccupati anche gli scienziati della pandemia, prima che la droga televisiva ne accentuasse i caratteri e la vanità, per cui dopo due o tre mesi già si distinguevano il virologo paterno, quello piacione, quello aggressivo, quello calamitoso, quella sexy, quello di sinistra, quell’altro di destra e così via. Tra affari immobiliari e propositi politici, tre di loro, a Natale, zuccherosissimamente hanno accettato di cantare. Nell’incessante ciclo produzione-consumo che mette in competizione gli spettacoli televisivi, non si può escludere che una sera anche i cultori della geopolitica, disciplina segnata dal più crudo realismo, finiscano per mettere in scena dei balletti. È che l’intrattenimento logora chi lo fa, così dagli e dagli individui rispettabili e perfino sapienti diventano dapprima personaggi, poi prototipi, quindi maschere e infine macchiette. Già accaduto con i sondaggisti sul trespolo, le femministe arrabbiate, i massmediologi gassosi, i no-euro, no-vax e no-pass ottusi e invadenti. In questo senso, nel Paese della commedia, la catastrofe incombente accentua la tentazione carnevalesca.
Se la memoria non inganna, già le guerre balcaniche alimentarono una compagnia di giro con terribili professori serbi, generali ciarlieri, amerikani di cinismo imperiale oltre all’indimenticabile turbo pacifista padre Benjamin. Così come, dopo l’11 settembre, l’infotainment reclamò un forsennato arruolamento di islamici di moderato o incandescente impatto emotivo per tenzoni post-ariostesche che in una tv privata del Veneto portarono l’indomabile Adel Smith a una colluttazione fisica con l’occidentalissimo professor Pelanda (vedi foto). È il sogno inconfessabile di una ipercomunicazione monotematica, assolutista, semplificata e tendenzialmente ossessiva. Un Colosseo ad alta definizione con moine di complemento. L’eterno show dell’umana fragilità.

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  • Copiato negli appunti https://puntoitalia.online/rubriche/indizi-neurovisivi/2022/03/23/audio/maschere_da_talk_show-422980242/

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