Indizi neurovisivi
Le peripezie dell’immagine, le giravolte della cronaca, una finestra sulle gioie e le magagne della vita. Ogni giovedì il podcast di Filippo Ceccarelli, anteprima della rubrica del Venerdì di Repubblica

Cattivissimo buongiorno

Era agosto e settembre maturano i fichi, che secondo alcune interpretazioni corrispondono ai frutti dell’albero del bene e del male. Poi verranno i funghi, poi le olive, le castagne e così via. Come nei vecchi almanacchi dell’Italia contadina, per mesi e mesi Salvini e Meloni aprivano le giornate sulle loro pagine social mostrandosi benevoli e sorridenti mentre facevano colazione, cappuccino & cornetto, ma anche esibendo i prodotti stagionali rigogliosamente disposti in cestini e cassette.
Era un modo speciale di augurare il buongiorno ai loro tecno-seguaci, una sorta di fidelizzazione, giusto un po’ ruffiana, che poco aveva a che fare con la politica intesa come soluzione dei problemi, ma molto con il proporsi quali figure vicine, affettuose, disposte a condividere le piccole gioie della vita.
A rivedersi tutti insieme quei buongiorni, a volte così intensi da configurarsi come buongiornissimi, si restava in realtà abbastanza perplessi, come dinanzi a un’ostentazione certo giocosa, ma decisamente infantile e alla lunga perfino regressiva. Ben lungi dal modello espresso nei comizi andalusi, oltre a fragole, ciliegie e pomodorini, Meloni si offriva in visione con gattini, coroncine di fiori, pupazzetti e gadget che a comando restituivano inni e canzoni; Salvini, d’altra parte, insieme al comparto gastronomico aveva trovato la sua strada di esibizione filantropica, per cui donava il sangue o a Natale distribuiva pacchi ai poveri, mentre d’estate si baloccava con pistole ad acqua e piste per le biglie sulla spiaggia, una volta postandosi a braccia aperte sulla battigia davanti a un enorme cuore tracciato sulla sabbia e la scritta: “Vi voglio bene!”.  
Ecco, da qualche tempo tutto questo è di colpo sparito. Meloni ha soppresso la fatina disneyana che era in lei, Salvini non fa più il giuggiolone, ma anche i loro avversari social hanno improvvisamente cambiato estetica, tono, registro, contenuti, format. Niente più intrattenimento ironico da Calenda, fine delle vibrazioni emotive di Renzi, addio trovate goliardico-sentimentali di Letta, perfino le Bimbe di Sugar Daddy Conte latitano.  
Cessato il flusso di bamboleggiamenti, le piattaforme elettroniche dei leader si sono riempite di lucide scrivanie con bandiere, volti accigliati, fredde accuse, solenni oltraggi, continui rinfacci, brandelli di cronaca nera e video brutali. Si dirà: è la campagna elettorale, baby. E certo che lo è, ma quel che colpisce, baby o non baby, è che proprio la svolta arcigna ha scoperto quant’era fasulla, retrattile e strumentale l’affettuosità da Instagram. E va bene pure che c’è un tempo per amare e uno per odiare, ma diamine, dopo tanti buongiorni e buongiornissimi è davvero così facile abbandonarsi ai giorni cattivi e cattivissimi?  

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  • Copiato negli appunti https://puntoitalia.online/rubriche/indizi-neurovisivi/2022/08/31/audio/cattivissimo_buongiorno-422980401/

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