Un palloncino per Sua Eminenza
di Filippo CeccarelliSe l'è vista davvero brutta don Corrado allorché, penetrato in zona di battaglia dalle parti di Zaporizhzhia, è finito sotto il fuoco russo dentro il suo furgone colmo di viveri e rosari. Una volta scampato, a caldo, ha detto ai giornalisti due cose. Che per la prima volta in vita sua non sapeva dove scappare; e poi, non sai bene se in umiltà o per auto-ironia, ha ricordato il proverbio: "Sa com'è, l'erba cattiva...".
Lunga vita in ogni caso a Sua Eminenza Konrad Krajewski, elemosiniere apostolico e cardinale di prima linea che per conto di papa Francesco in Ucraina è già andato quattro volte in sei mesi: e di sicuro non sarà qualche raffica di mitra a impedirgli di ritornare.
Per uno di quei misteri che le immagini illustrano senza spiegarli, nel dare la notizia giornali e siti hanno pubblicato la curiosa foto che si vede qui sotto e che lo ritrae al fianco di un palloncino rosso in tinta con lo zucchetto cardinalizio. Ora, lungi dall'inerpicarsi sul terreno teologico, il fatto strano è che quel palloncino rosso non gli appare così estraneo, evocando l'innocenza dei bambini, la poesia negli adulti e la speranza di qualcosa che in qualche modo spinge gli esseri umani a guardare verso il cielo. Per cui viene da pensare che forse il cuore segreto della foto stia nello slancio che don Corrado compie ogni giorno andandosi a cercare i sofferenti per ritrovarsi insieme con loro "davanti alla croce".
Ed ecco che in un tempo di narcisi esibizionisti prosegue la schiva epopea di questo ardente uomo di chiesa proveniente da Lodz, Polonia, appassionato liturgista che ha assistito Papa Wojtyla allo stremo della malattia, ha intonato il Te Deum quando stava per morire e ne ha rivestito il cadavere; per mettersi poi al servizio totale della carità. Non avendo mai concesso un'intervista, ci si accontenta di ricostruire il film krajewskiano su YouTube: mentre guida il suo furgone bianco, a cavallo di una Vespa, in maniche di camicia che scarica pacchi, con mazzette di tessere telefoniche e scarpe sporche a Lampedusa, Moira, Lesbo, nelle baracche dei neri sfruttati a San Severo, di notte fra i senzatetto alla stazione Termini, a Tiburtina, al Baobab. Sorriso timido, poche parole, impressionante capacità di ascolto. Ha aperto bagni, docce, barberia e lavanderia per i poveri sotto il colonnato di Bernini, li ha portati al mare e a mangiare nella Cappella Sistina, ha ceduto il suo letto a una famiglia di esuli siriani e personalmente riattaccato la luce a uno stabile occupato lasciando sul contatore il suo biglietto da visita; durante il lockdown ha aiutato un gruppo di transessuali latinoamericane rimaste senza clienti.
Se il palloncino rosso dovesse sfuggire di mano, pace: basta guardare lassù per sentirsi meglio.