Il vero volto della politica italiana
di Filippo CeccarelliLa fotografia ha un che di prodigioso, divino e diabolico a un tempo, comunque tale da trascendere l’azione umana. L’impegnativo assunto, espresso con quel po’ di trombonesco che si tirano appresso le più approssimative rubrichette, vorrebbe qui più modestamente adattarsi alla recente campagna elettorale: come viene fuori dall’eroico e impressivo lavoro di due fotografi, Luca Santese e Marco P. Valli, che dalle elezioni del 2018, per conto proprio e dell’agenzia Cesura, si sono piazzati alle calcagna della Terza Repubblica dando vita ai sei album del progetto Realpolitik, cui si aggiunge una monografia in bianco e nero, Il corpo del Capitano, interamente dedicata a Matteo Salvini.
L’ultimo fascicolo s’intitola berlusconicamente Tik Tok Tak e meglio di tanti altri documenti illustra da un lato in che modo una classe politica priva di idealità e progetti si presenta in pubblico dopo aver rinunciato a cultura, memoria e verità; così come, da un altro lato, la fotografia, etimologicamente nata come “scrittura di luce”, reagisce giocando con le ombre, catturando immagini a distanza ravvicinatissima e scavando dentro le anime, i sentimenti, i volti, i corpi e gli oggetti dei protagonisti, maschere che ormai nessun altro mezzo riesce più a sollevare.
Ecco dunque la pelle da rinoceronte di Berlusconi, l’estasi smagliante della sua compagna Marta Fascina, i nei che punteggiano l’espressione beffarda di Renzi, le gambe accavallate e la borsa di Boschi, le smorfie di Calenda, la boccuccia di Conte, le occhiaie consumate di Salvini, le gelide lamiere dell’eco-camper Pd, i tifosi perduti dietro alle loro mitologie. In buona sostanza, più i politici si sforzano di normalizzare e addirittura addolcire la loro immagine sui social, e più invece lo sguardo, la scelta dei momenti, la messa a fuoco, l’illuminazione, le inquadrature e la profondità del campo di Santese e Valli li restituiscono lontani dalla vita e dalla realtà, immersi in una dimensione, una gabbia, una bolla che appartiene più all’arte, per giunta d’avanguardia, che al mondo dell’informazione.
Nello scatto in questa pagina, il faccione compiaciuto e gli occhi accesi dell’imminente premier Giorgia Meloni colpiscono per l’obliqua e densa varietà di richiami che si incrociano e si accavallano nella visione: iper realismo, ritratto gotico, cultura cyborg, inserto fotografico del vecchio Borghese di Longanesi, caricature di Sebastian Kruger, e poi il cinema, le fiabe, la grafica dei videogiochi e l’estetica Instagram. Alla fine – che però di solito non è mai la fine – si resta comunque incantati. Quando il presente comincia a correre troppo veloce, l’occhio serve fino a un certo punto, tocca immaginarselo con l’aiuto della testa e ancor più del cuore.