Indizi neurovisivi
Le peripezie dell’immagine, le giravolte della cronaca, una finestra sulle gioie e le magagne della vita. Ogni giovedì il podcast di Filippo Ceccarelli, anteprima della rubrica del Venerdì di Repubblica

La lezione della Maestra Irene

Che forse, per come si sono messe le cose, bisognerebbe davvero ricominciare dalla maternità e infanzia. La forza e la dolcezza dell'asilo, l'importanza della didattica, dell'educazione, del rapporto adulto-bambino, del legame tra scuola e famiglia: e famiglie ormai. Ma soprattutto il Maestro, maiuscolo, e la Maestra, ancora di più. Sono tempi amari e difficili nei quali in qualche modo sarebbe utile e sorprendente tornare con il pensiero al valore che per la società italiana hanno avuto il libro Cuore, Maria Montessori e nel dopoguerra i maestri cattolici, Alberto Manzi, don Milani, Mario Lodi; e se non fosse per i Maestri di strada di Napoli, ecco che il grande, variegato e innovativo laboratorio pedagogico italiano avrebbe sbarrato definitivamente le porte alle novità e in fondo a una vita migliore per tutti.
Vero è che in quest'ambito per tenere accese la passione e la memoria, più che i talent show servono la sensibilità civile e il soccorso della microstoria. Con tale premessa è un piacere sfogliare e leggere I granci della marana, a cura di Elio Di Michele (Ed. Il formichiere) che insieme a diversi saggi e vivide illustrazioni offre al malinconico presente l'esperienza umana e il diario di lavoro di Irene Bernasconi: giovanissima maestra svizzera italiana che nel 1916, dopo una delusione famigliare e sentimentale, scende nell'Agro romano, "dove non voleva andare nessuno"; e per un anno insegna nella Casa dei Bambini di Palidoro, avanzatissimo esperimento sociale piantato nella selvatica "Maremmaccia", in pratica l'Africa alle porte di Roma.  
Dietro a Irene c'è il fervore di un gruppo di intellettuali, artisti, medici e scienziati laici e democratici, Sibilla Aleramo, Duilio Cambellotti, Angelo Celli, Giovanni Cena; ma davanti a sé Irene trova piccoli selvaggi, figli dei contadini semi-nomadi che dalla Ciociaria vengono a lavorare in questa terra segnata da estrema povertà, fossi, pantani e acquitrini. Bimbi impauriti, affamati, vestiti di stracci e spesso ammalati, "faccine gialle, piccoli malarici dagli occhi di fuoco". Eppure piano piano, rispettandone la libertà e grazie anche a un metodo che si giova di giochi istruttivi (aste, telai, torri, incastri, cestini che raccolgono lettere e colori) conquista la loro fiducia e riesce a ottenere risultati che nella foto pastellata qui sotto, la copertina di questo libro curato con intelletto d'amore, s'immaginano ancora più preziosi.

Difficile, ma non impossibile capire di quali maestri abbia bisogno oggi la società italiana con il suo Pnrr, le sue ingiustizie, i nuovi diritti, le delusioni, gli spaesamenti, le paure. Certo, la lezione di Irene è una lezione di cuore - ma tutto dice sempre che senza cuore non si va da nessuna parte.

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  • Copiato negli appunti https://puntoitalia.online/rubriche/indizi-neurovisivi/2022/12/22/audio/la_lezione_della_maestra_irene-422980346/

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