La nuova Italia alle vongole
di Filippo CeccarelliGiù le mani dagli spaghetti alle vongole ha intimato la ministra del Turismo Daniela Santanché lanciando l'allarme sulla colonizzazione delle spiagge libere da parte delle multinazionali. Una volta installatesi "sul nostro litorale", queste ultime procederebbero a una sostituzione gastronomica dei "nostri valori e della nostra identità", quindi addio spaghetti alle vongole. Posto che ciò sarebbe molto triste, non si riesce mai a capire se certi segnali del nazionalismo pop rientrino nell'ordine delle preoccupazioni, delle provocazioni o delle scemenze, forse tutte e tre le cose. Ma per quanto riguarda Santanché, che di stabilimenti balneari se ne intende (ha appena ceduto le quote del Twiga a Briatore e al suo compagno), la geremiade sovranista pastasciuttara è rinforzata da una personale passione per i fornelli, come sa bene chi la segue sui social allorché, sempre in ghingheri, si dà in pasto esibendosi come cuoca in quella che lei stessa ha battezzato "la Santa Cucina".
E tuttavia, siccome i segni e i simboli dell'immaginario vanno e vengono ritornando a galla nel mare magno della memoria, ecco che gli spaghetti, in particolare alle vongole, costituiscono una pietra miliare e d'inciampo nell'eterna disputa antropologica fra arci-italiani e anti-italiani. Per cui magari la ministra Santanché non lo sa, ma nei primi anni 50 del secolo scorso, nell'ambiente super intellettuale ed elitario del Mondo di Mario Pannunzio al massimo grado del disprezzo entrò in voga un'espressione, "l'Italia alle vongole", coniata dallo studioso di Tocqueville Vittorio De Capraris.
Era una sintesi per indicare il ventre molle, accomodante e approssimativo, sbracato e facilone, volgare e cialtronesco del carattere nazionale che al dunque, dismesso qualsiasi altro obiettivo di facciata, andava a parare sul ventre, forchetta in mano e zampe sotto il tavolo, ripiegando sulla potenza primaria della magnata. Donde successive estensioni tipo "moralista alle vongole", "rivoluzionario alle vongole" e così via, sempre in nome del rigore austero e dell'elegante superbia dei "visi pallidi", come pure quegli aristocratici esponenti di un'Italia minoritaria erano designati dai rubizzi avversari amanti dei molluschi.
Molto tempo è passato, ma forse non è un caso che proprio oggi Santanché, specchiata rappresentante di un certo stile nazional-godereccio giunto al potere, si erga a difesa dell'intoccabile supremazia degli spaghetti alle vongole, minacciati da oscure forze mondialiste e anti-italiane. Per verità e completezza, nella sua perorazione, la ministra aveva menzionato anche la parmigiana di melanzane, ma qui la faccenda dei valori identitari, considerata la rivalità tra l'Emilia, Napoli e la Sicilia, appare assai più problematica.