Intercettazioni, un romanzo italiano
di Filippo CeccarelliOgni scandalo offre i suoi insegnamenti e ogni inchiesta illumina il lato misero e buffo del potere, dei soldi e in fondo della vita. Nell'indagine sul Mose, coordinata una decina d'anni orsono dall'allora procuratore aggiunto e attuale ministro della Giustizia Nordio, venne fuori che per ingraziarsi un potente del Veneto una società di costruzioni gli aveva regalato un trattorino su cui il ministro si divertiva nel parco della splendida magione, impreziosita addirittura da una maxi gabbia di pappagalli. Sempre in quel caso si scoprì che un generale della Guardia di finanza nascondeva le banconote sotto terra; mentre da un'intercettazione - ahi-ahi! - emerse che la moglie del dominus del Consorzio, naturalmente denominata "Lady Mose", affittò a spese pubbliche un motoscafo per portare la nipotina dal medico.
E sarà per giustizialismo sadico, intento pedagogico o morboso guardonismo; sarà sociologia, commedia, conferma del peccato originale; sarà gusto di sputtanamento o ardore di smascheramento, ma nessun divieto potrà mai negare che le intercettazioni sono il vero grande romanzo italiano in un tempo di apparenze e finzioni.
O almeno: senza di esse nulla avremmo saputo dei genitori che spingevano le figliole tra le braccia del capo del governo, né mai avremmo immaginato costruttori che gongolavano nel loro letto durante il terremoto, leader della sinistra compiaciuti di "avere" finalmente una banca o chirurghi che organizzavano dolorose operazioni quando non ce n'era alcun bisogno. "I furbetti del quartierino", "la patonza deve girare", "la mucca da mungere" sono entrate di forza nel linguaggio. Ci sono intercettazioni degne del miglior cinema, ma più vere del vero: quando muore il Papa e il governo va male alle elezioni ecco che in Rai parlottano su come trattare i risultati, "facciamo più confusione possibile per camuffarli", letteralmente.
I baci sulla fronte del governatore di Bankitalia. L'arruolamento massivo di attrici per accontentare il vecchio presidente smanioso. I magheggi sugli arbitraggi. Le vacanze esotiche del governatore scroccone. Le nomine dei magistrati all'hotel Champagne. Il Gentiluomo di Sua Santità ingolosito da una "situazione cubana". Il super eroe delle emergenze incastrato nottetempo in sala massaggi con una brasiliana.
E d'accordo gli abusi, la privacy, la legge che c'entra poco con la letteratura, ma è quantomeno sospetto che nel dibattito sul bavaglio non entri mai il diritto, per non dire la necessità di sapere che i ricchi e i potenti sono in realtà dei poveracci, come tutti. E seppure l'Italia è "un Paese di merda", come captato a un ex premier con i cinque minuti, resta pur sempre il nostro, certo non migliore né peggiore senza questi squarci di veritiera umanità.