Indizi neurovisivi
Le peripezie dell’immagine, le giravolte della cronaca, una finestra sulle gioie e le magagne della vita. Ogni giovedì il podcast di Filippo Ceccarelli, anteprima della rubrica del Venerdì di Repubblica

Coccinella romana insanguinata

Ha scritto a proposito del caso Montesi Hans Magnus Enzensberger che in Italia si è abituati - lui dice "preparati" - ad aspettarsi dal potere tutto il male possibile e anche qualcosa di più: un tocco di orrore fiabesco, un'attitudine che lo porta a spargere sangue non solo per il proprio tornaconto, ma per innata crudeltà. C'è da dire che a tanti anni da quello scritto (Politica e gangsterismo, Ed. Savelli, 1979) questa rinforzata diffidenza si è diffusa anche in altre società, vedi le infuocate menti dei complottisti americani di Qanon, secondo cui parte dell'establishment progressista - i coniugi Clinton, Barak Obama, Bill Gates, George Soros più alcuni artisti come Lady Gaga e Tom Hanks - nascondono la loro adesione a un'invisibile rete di pedofili satanisti perennemente a caccia di una sostanza, l'adenocromo, una specie di elisir di lunga vita ricavato dal sangue dei bambini, sottoposti perciò a stupri, torture e sevizie.  
Con tali fantasmagoriche favolacce è chiaro che la fiorente letteratura noir vada a nozze. Eppure mai, o molto raramente, questo sfondo di assoluta malvagità era riuscito a contenere e a smuovere un campionario di delitti e atmosfere così vario e tempestoso come nel romanzone di quasi 600 pagine, Come si uccide una coccinella (Ed. Marsilio), che un uomo di cinema, il produttore Roberto Cimpanelli, ha posto al centro della trilogia del Grande Buio, per giunta ambientandola nella Città eterna, che sarà buona e cara, ma quando le gira il chiccherone, ossia i cinque minuti, da tempo immemorabile risulta feroce assai, altro che l'adenocromo.
Ora, riguardo alla coccinella l'anziano osservatore neurovisivo vagamente ricorda che per breve tempo Gianfranco Fini la pose invano a simbolo del suo partito; ma qui l'insettino portafortuna funge da fermacapelli e altro, per non rivelare più del dovuto di una trama che contiene momenti leziosi e atroci, ingenuità e divagazioni filosofiche, cospirazioni, agnizioni (riconoscimenti parentali a sorpresa), psichiatria, santeria, gastronomia, Gladio, gadget sessuali, altari sacrificali e grand guignol. Per cui si dirà che i potenti sono finti buoni in realtà cattivissimi, ma i veri buoni pure non scherzano. Il protagonista, anti-eroe iperbolico e schizoide, fa il libraio e officia il culto di Moby Dick, a partire da affilatissimi arpioni. Ma soprattutto il giallo si connota per la sua ambientazione autenticamente capitolina, con deviazioni barcarole a Fiumicino e avventure nella campagna. Tra le une e le altre, bombe e tenerezza, i locali di Testaccio, i burattini di Villa Borghese, la pizza di Campo de fiori, le canzoni di Califano e Gabriella Ferri, microspie, strozzini e famolo strano. Anche in nero, Roma tradisce sempre - e dunque non tradisce mai. Pubblicato sul Venerdì del 17 febbraio 2023

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  • Copiato negli appunti https://puntoitalia.online/rubriche/indizi-neurovisivi/2023/02/16/audio/coccinella_romana_insanguinata-422980612/

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