Le bambine di Erdogan
di Filippo CeccarelliOH gran potenza dei video che vengono storti, della propaganda disfunzionale, del colpo di coda che imbroglia il messaggio, rovina l'effetto e fa sorgere il sospetto. Chissà quanti voti hanno spostato le immagini della tv di Stato sul voto di Recep Tayyp Erdogan al primo turno. Forse nessuno se n'è accorto, forse è un'illusione ottica, una libera interpretazione o addirittura un abbaglio del tenutario di questa rubrichetta, che comunque ha osservato quei 34 secondi una dozzina di volte.
Vi si vede il leader turco nel seggio di Uskudar, sponda asiatica di Istanbul; al suo fianco c'è la moglie Emine, alle spalle un classico codazzo di consiglieri e dietro ancora dei poliziottoni, ma tutto accade davanti. Erdogan sa che ad attenderlo ci saranno dei bambini e quando iniziano le riprese ha già delle banconote in mano per lo show. Ora, pare che in Turchia nei giorni di festa religiosa genitori e nonni allunghino delle mance a figli e nipotini, è nella cultura nazionale, accade da sempre.
Non è chiaro in che modo qui il rito elettorale possa essere equiparato a una festività, ma certo l'intenzione del presidente è presentarsi come un padre e come un nonno. Per questo, con l'espressione naturalmente accigliata che gli è propria, davanti ai flash e alle telecamere si mette a distribuire soldi ai bambini. Una banconota a uno con gli occhiali, un'altra a una bimba che si volta e sorride, un'altra ancora a una bambina e a un bambino, dirige il traffico una signora con giacca bianca e zainetto di un noto marchio. A un certo punto s'intuisce dallo sguardo del presidente e del seguito che all'estrema destra c'è un'ulteriore presenza, schermata da un fotografo e da un omone in nero. E qui viene il bello, perché Erdogan chiama con gli occhi e a voce, niente. Allora fa cenno con la mano sventolando la banconota come a un cagnolino col biscotto, niente. Intimidita, ribelle o capricciosa che sia, l'invisibile creatura non ne vuole sapere. Sono due-tre secondi di imbarazzo interminabile e delizioso. In diversi, compresa la signora con lo zainetto, si chinano per invitare quella piccola e ostinata persona invisibile a prendere i soldi, niente.
E qui si interrompe il video, ed è meglio così perché a suo modo lascia negli occhi e nel cuore un ricordo che assomiglia a una favola. Oltretutto, Erdogan è recidivo. Nel 2018, durante un comizio, chiamò sul palco una bimba di sei anni vestita da soldato, qualcuno la spinse sopra, ma lei si mise a piangere a dirotto. Con grande sensibilità, dopo averla affettuosamente rimproverata per le lacrime, le sfilò di tasca una bandiera turca e disse: "Se diventerà una martire, a Dio piacendo, la avvolgeremo con questa". Anche in quel caso sembrava una fiaba, però nera.