Non c’è niente da fare, qualunque altra notizia è sovrastata. Ogni giorno si prova, io stessa provo. Dai. È successo questo e quell’altro, un caso grave, un dilemma, una storia bella, un tema che appassiona, un filo da tirare per far emergere un racconto sommerso. Invece poi zac, tutti i giorni a una cert’ora — il fuso, dipende dal fuso — arriva il biondo. Guardate. Se non fosse una tragedia per il mondo intero, un pericolo cupo e costante, questo tipo con la boccuccia a cuore e il ciuffo phonato, con il fard che nemmeno più mia nonna, le mossette, i balletti, questo maschilista erotomane d’antan genere dragatore da balera anni Cinquanta (si può dire erotomane senza essere perseguiti dalle Procure? Direi di sì, ne fa lui stesso un vanto esplicito nei biglietti di auguri. E poi comunque pazienza. Tanto il visto l’avranno già sospeso al terzo tweet, in America per qualche tempo non ci andiamo. Le cause legali di chi comanda e non gradisce il tuo pensiero le affronteremo come sempre), ecco dicevo. Questo tipo incredibile, eletto democraticamente da una moltitudine di persone che non percepiscono minimamente né il tragico né il grottesco né il comico, anzi, lo osannano: sarebbe il grande romanzo di questo secolo.
Lui, le folle delle convention parimenti phonate, la povera gente che ci crede. Ieri a un certo punto ha detto “spero di non dover mai usare l’arsenale nucleare”. Non ai bambini di una scuola elementare, come auspicio. L’ha detto ai militari, ai generali riuniti al Pentagono, come ipotesi. Spero, ma vediamo. Poi gli è venuto un pensiero: magari non mi danno il Nobel per la pace se dico così. Ma è stato un attimo, tipo una mosca molesta. Me lo danno, me lo danno. Io stessa mi ritrovo sovente a discutere in tv, qui in Italia, con gente che dice se lo merita, se lo merita. Perché ha risolto sette guerre, no? Anzi otto, anche quest’ultima, solo che Hamas deve ancora accettare. Tipo accetta l’amicizia. Siamo in attesa. Ma quando è successo, che abbiamo perso la ragione?