INVECE CONCITA

La signora di via Cervi risponde

Cagliari, la provocazione di Casapound
Cagliari, la provocazione di Casapound 

Antifascismo

e nuovi fascismi

dagli Stati Uniti

fino a Cagliari

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La signora di via Cervi. Sono le cose piccole a rischiarare certe giornate cupe. Non c’è niente da ridere e poco da sperare, tutto intorno. Moltissimi di noi non potranno entrare in America giacché l’aspirante premio Nobel ha stabilito che possa accedere a quella che evidentemente considera casa sua solo le persone a lui gradite, che non abbiano espresso critiche nei suoi confronti sui social network. Si immaginano spiegamenti di forze — intelligenze artificiali e deficienze naturali — impegnate nella colossale verifica. Pazienza, non andremo. Per contro, si può sempre risolvere col pagare: anche l’idea del visto per milionari, la goldcard con la sua faccia sopra, non evoca scenari di apertura democratica. Ma questo è. Fascismi maggiori e minori sono sulla soglia della comune tolleranza, già oltre. Ci si abitua a tutto, purtroppo ci si abitua presto.

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Poi però c’è la signora di via Cervi, Cagliari. Che quando i neofascisti di Casapound si radunano sotto le sue finestre. Quando cominciano a gridare, irridenti, “dove sono gli antifascisti?”: una due tre volte, in tono di scherno. La signora apre la finestra, si affaccia al balcone e da sola, con voce ferma, dice: “Sono qui. Io sono antifascista”. C’è il video, postato dal deputato del Pd Marco Furfaro. Loro urlano, per strada, davanti al loro “Spazio non conforme”. Domandano, deridono. Lei si affaccia e risponde.

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D’altra parte è normale, no? Qualcuno chiede, tu rispondi. L’avranno già identificata, immagino. Sono sveltissimi nello schedare gli avversari. Un po’ come Trump, e siamo sempre nel novero delle democrazie — partiti governi e leader eletti dal popolo, dunque tutto ok, giusto? Alla festa di Atreju sono andati in tanti, da sinistra, d’altra parte che fai? Dici no a chi governa? Beh, qualcuno lo ha fatto. Qualcuno non è andato. Ma voglio tornare alla signora, perché sono i gesti quotidiani di ciascuno la sola cosa che conta. Non possiamo cambiare il mondo, da soli. Ma possiamo sempre dire: mi hai chiamata? Eccomi.

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