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Nostalgia per la perfidia di D’Alema

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Il Kosovo, Berlusconi e la polemica con Tajani
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Sono una fan della perfidia di Massimo D’Alema. Una spettatrice entusiasta, in italiano. Posso permettermelo non tanto in virtù dell’età, che è notevole ma non ancora tale da consentirmi ogni libertà — non vedo l’ora di avere novant’anni, ammesso di arrivarci — ma per averla, quella perfidia, a lungo frequentata nella giovinezza e nella vita adulta.

Credo persino di esserne stata vittima, quando per le avventure della vita mi accadde di dirigere l’Unità: senza aver avuto l’ambizione di farlo, sarebbe una storia lunga da raccontare ma successe incredibilmente fuori dall’influenza dei partiti. Avevo l’unica intenzione di farne un giornale, mi chiedevano di farlo, andai. D’Alema disapprovava con evidenza. Ma non è questo, non è interessante questo. È prima. Ricordo un giorno in cui lo incontrai camminando per strada, mi disse pensi: io leggevo Marx, mia figlia legge il suo libro sul G8 di Genova, che segno del declino dei saperi.

Aveva ragione e non era — 25 anni fa — che l’inizio. And…

Sono una fan della perfidia di Massimo D’Alema. Una spettatrice entusiasta, in italiano. Posso permettermelo non tanto in virtù dell’età, che è notevole ma non ancora tale da consentirmi ogni libertà — non vedo l’ora di avere novant’anni, ammesso di arrivarci — ma per averla, quella perfidia, a lungo frequentata nella giovinezza e nella vita adulta.

Credo persino di esserne stata vittima, quando per le avventure della vita mi accadde di dirigere l’Unità: senza aver avuto l’ambizione di farlo, sarebbe una storia lunga da raccontare ma successe incredibilmente fuori dall’influenza dei partiti. Avevo l’unica intenzione di farne un giornale, mi chiedevano di farlo, andai. D’Alema disapprovava con evidenza. Ma non è questo, non è interessante questo. È prima. Ricordo un giorno in cui lo incontrai camminando per strada, mi disse pensi: io leggevo Marx, mia figlia legge il suo libro sul G8 di Genova, che segno del declino dei saperi.

Aveva ragione e non era — 25 anni fa — che l’inizio. Andavo in conferenza stampa, ventenne, e chiedevo: posso farle una domanda? Rispondeva: l’ha già fatta, le concedo la seconda. Sa chi mi ha parlato benissimo di lei? Chi, presidente? Nessuno.

Dunque ieri, quando ho sentito la sua risposta al ministro Tajani, ho sorriso di nostalgia. Ha detto, D’Alema, in risposta all’accusa di aver bombardato i Balcani senza “rispetto del Parlamento”. “Non vorrei infierire sul ministro Tajani, già impegnato ad infierire su se stesso con dichiarazioni e apparizioni televisive che spero non danneggino la credibilità della Farnesina”.

“Sul Kosovo, lo rimando al discorso con il quale il presidente Berlusconi espresse, il 26 marzo 1999, il suo sostegno all’azione del mio governo, rivendicando che fosse decisivo. Chissà se Berlusconi sarebbe lieto di ciò che afferma chi oggi porta i colori di Forza Italia». Spesso si rimpiange la politica di prima. Anche quando erano Craxi, Berlusconi, D’Alema. Discutibili, certo, diversamente avversi tutti. Ma, almeno, non erano Tajani.

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