A Bengasi, in Libia, ci sono dieci attivisti fermi in una caserma. Facevano parte di una flotilla senza barche. Una flotilla via terra, meno mediatica di quella del mare, meno fotogenica.
Qualcuno la chiama “la flotilla nera”: è nata dagli attivisti del Maghreb, poi si è unito un pezzo di movimento internazionale. Una carovana di pullman, con aiuti umanitari, ambulanze, case mobili, medicinali. Diretta verso il valico di Rafah per riaccendere una luce su Gaza. Rompere l’assedio, il silenzio. Nella carovana c’era Nico Centrone, insegnante di Molfetta, videomaker, innamorato della politica e dei diritti umani. Laurea in Scienze della comunicazione, poi master, poi alta specializzazione nell’arte del documentario. Mercoledì compie 34 anni ripete la sorella maggiore, Maria Rosaria, anche lei esperta in cooperazione e diritti dei bambini e degli adolescenti del mondo. Aveva discusso con Nico, aveva chiesto: sei sicuro di voler partire? Aveva vissuto due anni in Egitto, conosceva una certa…
A Bengasi, in Libia, ci sono dieci attivisti fermi in una caserma. Facevano parte di una flotilla senza barche. Una flotilla via terra, meno mediatica di quella del mare, meno fotogenica.
Qualcuno la chiama “la flotilla nera”: è nata dagli attivisti del Maghreb, poi si è unito un pezzo di movimento internazionale. Una carovana di pullman, con aiuti umanitari, ambulanze, case mobili, medicinali. Diretta verso il valico di Rafah per riaccendere una luce su Gaza. Rompere l’assedio, il silenzio. Nella carovana c’era Nico Centrone, insegnante di Molfetta, videomaker, innamorato della politica e dei diritti umani. Laurea in Scienze della comunicazione, poi master, poi alta specializzazione nell’arte del documentario. Mercoledì compie 34 anni ripete la sorella maggiore, Maria Rosaria, anche lei esperta in cooperazione e diritti dei bambini e degli adolescenti del mondo. Aveva discusso con Nico, aveva chiesto: sei sicuro di voler partire? Aveva vissuto due anni in Egitto, conosceva una certa paura.
La famiglia ha parlato con Nico tre volte al telefono. Ha incontrato il ministro Antonio Tajani a Bari, una lunga conversazione. Ha notizie dal console Filippo Colombo. Ma ha paura. A Molfetta Amnesty International ha iniziato da giorni una protesta. Uno striscione giallo col volto di Nico e una bandiera della pace sono stati affissi dal nuovo sindaco, Manuel Minervini, sulla facciata del Comune.
C’è un’altra italiana con Nico, si chiama Dina Alberizia. Nico e Dina si erano staccati con altri otto attivisti per porgere una lettera in cui chiedevano il permesso di passare. Anche nel 1992, a queste latitudini, il coraggio non mancava.
Don Tonino Bello, dicembre 1992: la marcia della Pace a Sarajevo; il vescovo davanti, cinquecento persone al suo fianco. A Molfetta dicono che Nico può stare in silenzio anche giorni a meditare. Noi, invece, dobbiamo prendere voce. Il governo deve, può, trovare una strada. Nico, Dina e tutti gli altri lo hanno fatto anche per noi. E devono tornare a casa.