Al corpo femminile non si perdona il cambiamento, a quello maschile sì. Se un uomo ingrassa o invecchia, è la vita. Una donna che si trasforma e non è più conforme alla fotomodella dei 20, 30 o 40, rischia una discriminazione silenziosa. Lo dice Giovanna Mezzogiorno, attrice simbolo di fascinazione assoluta. La prima dea di Ferzan Ozpetek che ha lasciato le scene per crescere i figli (“lo rifarei”), è tornata con alcuni chili in più e ha, sostanzialmente, smesso di lavorare. Succede a tante, a metà cammino: il corpo cede, si trasforma. Traumi, lutti. Oppure la menopausa, quella a cui un’altra donna amatissima, Alessia Marcuzzi, giorni fa ha dedicato un’energica orazione. Torno a Mezzogiorno e alla disuguaglianza di trattamento. L’uomo che invecchia ha il suo fascino, la donna che cambia in qualche modo delude. Non arrivano copioni, le telefonate dei registi e degli autori. Ci sono passata, quando la malattia mi ha trasformato il corpo. Lavoravo per la tv e iniziò presto a cambiarmi lo sguardo addosso. La dittatura della bellezza canonica in alcuni settori non perdona. Infiltra la produzione di settori come il cinema e la tv, da cui continua a passare la diffusione dei modelli culturali. Accade in silenzio, finché un’intervista sincera accende la luce per qualche ora. Poi può disegnare un ponte tra donne di diverse generazioni alla corda: quelle che subiscono un soft mobbing estetico a bassa intensità per la taglia dei vestiti e la scelta di non ricorrere all’artificio del giovanilismo permanente e le ragazze educate al modello unico della taglia 36 o 38. Ne ho incontrate alcune, a Cuneo, del centro dei disturbi del comportamento alimentare Villa Giulietta e Villa Romeo, insieme alla psichiatra Laura Dalla Ragione che da anni lavora su questo e ne scrive. Dobbiamo fare attenzione a ogni forma di “modello unico” e riduzione di diversità e pluralità. Imporre prototipi inarrivabili può togliere salute e lavoro a molte donne. Accettarlo sollevando le spalle non è la strada.
INVECE CONCITA
Modello unico e chili in più
di Concita De Gregorio
Attrice simbolo
emarginata
da uno stereotipo
di bellezza